I dati statistici relativi l’andamento demografico della città di Paola, pur non rappresentando un valore assoluto capace di spiegare le motivazioni che hanno indotto una discreta percentuale di cittadini a lasciare i confini paolani, costituiscono senz’altro una cifra con la quale i politici dovrebbero iniziare a fare i conti. Se non altro perché ad ogni flessione della popolazione corrisponde una speculare discesa dell’elettorato. Pertanto, leggendo fra le pieghe dei numeri risultanti dai censimenti, alla luce di una cernita nella popolazione maggiorenne, emergerebbe un preoccupante abbassamento dei vari quorum cui candidati e liste dovranno riferirsi per anelare allo scranno più prestigioso del Sant’Agostino. Da una verifica sommaria, pare che il numero dei tesserati capaci di rilasciare una scheda nell’urna sia sceso di quasi dieci punti percentuali, passando da circa 11mila aventi diritto a poco più di 9mila e novecento. Ciò, traducendo la statistica in strategia, dovrebbe costituire un pungolo importante per tutti coloro che sono in predicato d’aggiudicarsi la contesa del 2017. Andando per gradi e proseguendo per logica, se si partisse in uno scenario dove sia il Movimento 5 Stelle che le fazioni della sinistra extraconsiliare presentassero un nome a testa da far concorrere, e se a questi due eventuali fossero sommati i quattro da tempo indicati come papabili primi cittadini (Pino Falbo, Graziano Di Natale, Basilio Ferrari e Roberto Perrotta), Paola si troverebbe a dover dividere quei 9mila e novecento cittadini per una gamma comprendente sei tipi di scelta. Come se ciò non bastasse, considerando persistente la possibilità che un 10% di aventi diritto non si rechi alle urne, il numero sarebbe ulteriormente ridotto, arrivando a rappresentare una cifra di poco superiore alle 8.900 persone.

A questo punto le operazioni matematiche potrebbero lasciare il campo a quelle alchemiche, perché la quantità di variabili che entrerebbero in gioco sarebbe tale da mettere in seria difficoltà anche la mente più scientifica. Nel tentativo di abbozzare un’ipotesi ,si potrebbe attribuire (in maniera arbitraria) un conto di 500 voti a testa per gli outsider del M5S e della sinistra extraconsiliare, togliendo dal computo altre mille schede per i restanti quattro “big” in lizza. Ciò vorrebbe dire che Falbo, Di Natale, Ferrari e Perrotta rimarrebbero a contendersi poco più di 7.900 voti. Considerando la possibilità che ognuno di loro corra con più liste alle spalle, e immaginando uno scenario condizionato dalla possibilità del voto “disgiunto”, la matriosca risultante potrebbe premiare il consenso scevro da collegamenti col vertice solo per pochissimi candidati alla carica di consigliere. Una situazione che enfatizzerebbe l’emotività e il sentimentalismo.

Paola – Se la Città si svuota, la politica che farà? ultima modifica: 2016-04-11T19:23:01+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.