Il fronte che attualmente impegna il Partito Democratico calabrese è senz’altro quello scaturito dall’operazione “Frontiera”, inchiesta nella quale pare ormai consolidata la consapevolezza riguardo un “Onorevole” cosentino del PD, passeggero di una macchina imbottita di cimici degli investigatori.
Probabilmente sarà per questa ragione che, nonostante l’aspro confronto che vede opposti un capogruppo “locale” del partito ed un sindaco di altra fede politica – primo cittadino dell’imponente comune di Cosenza – nessun intervento “superiore” è giunto in soccorso del giovane portacolori democratico.
Perché pare sempre più evidente la solitudine del paolano Graziano Di Natale – voce solista di un’epopea provinciale da “facente funzioni” – lasciato sul campo a confrontarsi con un calibro “pesante” come Mario Occhiuto (il quale, come fosse un’altra “vita” di un videogame, recrimina la sua “resurrezione” amministrativa sull’ente sovracomunale).
Non un Magorno, una Bruno Bossio, una Covello o un Aiello capaci di dire la loro al di fuori dell’aula del parlamento (dove, comunque, un’interrogazione è stata posta), con l’aggravante di un Matteo Renzi premier, che proprio un po’ di giorni fa si è fatto addirittura fotografare in compagnia di Occhiuto sul viadotto “Italia” (parte “cosentina” dell’autostrada A3). Solo il sottosegretario Bressa è intervenuto, e s’è preso pure una denuncia per averlo fatto.
Se così non fosse, l’unica motivazione plausibile che resta riguarda una discesa “verticale” dell’ascendente “pirilliano” sul Partito che, in vista della campagna elettorale per le amministrative paolane, non sarebbe di buon auspicio per Di Natale.
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