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Tirreno: La morte del piccolo Carmine Ricco è stata una fatalità?

Per chi non lo avesse ancora fatto, sarebbe opportuno leggere la lettera del nonno di Carmine Ricco – bimbo rimasto vittima di una tragica fatalità a Guardia Piemontese nei giorni scorsi – perché nel testo disponibile sul quotidiano on-line “Mio Comune” (clicca), ci sono una serie di spunti sui quali è concentrato gran parte del disagio vissuto a queste latitudini. Un disagio fatto di “disparità”, dove morire ad otto anni per una ferita che – per quanto grave – ha comunque una sua procedura d’intervento, è un fatto quasi “tradizionale”, un’evenienza non del tutto “eccezionale”, perché contemplata nell’insieme dell’abituale stato di necessità che connota ogni attività da queste parti.

La “carenza”, intesa come insieme di criticità non risolte, è un’offesa a cui la popolazione di questo territorio viene costantemente esposta. La “crisi permanente”, che – indipendentemente dai tentativi di intervento finanziario – consuma e corrode le speranze, qui da noi è vissuta con una apparente accettazione sadomasochista.

Perché oggi si stringe il cuore a pensare all’agonia di una giovane vita, rimbalzata come una palla sul pavimento della “carenza” (di personale, di mezzi, di idee, di amore) e consumata nell’inerzia di un sistema perverso, dove la burocrazia e la formalità arrestano finanche un intervento salvifico.

Domani però si penserà a chiedere un favore, una deroga, un permessino, che a fronte di siffatto malato sistema, potrebbe rivelarsi un affare facile, perché laddove c’è corruzione è più facile insinuarsi (anche quando non si hanno Santi in Paradiso). A suffragio di questa inclinazione basti pensare alle elezioni, dove l’inadeguatezza – dalle nostre parti – trova sempre uno spazio rappresentativo.

Ciò sembrerebbe confermare un andamento popolare apparentemente disposto a “sopportare”.

È un meccanismo inumano e insensato, privo di qualsiasi sentimento capace di emanare il calore della partecipazione, è un “do ut des” perpetuo, dove azioni e reazioni non vengono mediate da alcuna emotività. È l’andazzo generale che, se assecondato, diventa regola. Un triste vademecum che già porta a interpretare la vicenda di Carmine Ricco, come l’ennesimo caso nel quale sarà quasi impossibile “vederci chiaro” e capire il problema.

Al nonno, autore di una lettera “coraggiosa”, va tutta la solidarietà possibile e l’unico appiglio di speranza che rimane per far si che qualcosa cambi, fondato sulla declinazione biblica di “volere è potere”, quell’espressione meravigliosa che si dischiude nella frase: «Tutto è possibile per chi crede». A colui che ha perso il nipotino, vedendo sfiorire di dolore anche la sua stessa prole, la consapevolezza che finché ci sarà chi – come lui – “crede” di vivere una realtà distorta, le basi per immaginare un’alternativa diversa e migliore ci sono ancora. Una realtà dove avere un ospedale con il reparto per far nascere i bambini non sia una cosa “straordinaria”, una dimensione dove sia normale rivolgersi alle strutture ed alle istituzioni nella consapevolezza che il personale sia il migliore possibile (perché selezionato mediante procedure che non prevedano il “calcio in culo”), una terra nella quale la priorità è il futuro, fatto a partire dalla salvaguardia del presente e dagli insegnamenti del passato.

Sarebbe il caso di svincolarci da certi retaggi, tutti insieme potremmo davvero cambiare qualcosa e, se non proprio dovessimo riuscire a dar consistenza tangibile al piccolo Carmine, potremmo sempre celebrarne la “resurrezione” in ogni caso che – simile al suo – si sarà concluso con un esito compatibile a tutto l’impegno profuso (che di solito è un “lieto fine”).

About Francesco Frangella

Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.

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