Malgrado la sconfitta subita nell’ultima tornata elettorale, il centrodestra cittadino è una parte politica molto numerosa.
Nel solco di un bipolarismo che in Calabria è stato poco disturbato dalla comparsa del movimento 5 Stelle, l’ala destra della democrazia rappresentativa ha un numero di seguaci che la colloca – in coalizione – al 28,8%, vale a dire che quasi un paolano su tre “sente sue” le istanze moderate della filosofia politica che, a livello nazionale, cerca ancora un leader capace di restituirle i fasti inaugurati nel 1994 con Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini.
Sopravvissuto a tutti, l’unico ad essere rimasto in sella è proprio il capo di Forza Italia, partito resuscitato dalla scomposizione del Pdl e ancora in grado di proporsi come forza d’attrazione ad ogni livello.
Escludendo la Lega Nord, per ovvie ragioni di radicamento sul territorio, è alla locomotiva tricolore che bisogna guardare per focalizzare le intenzioni del centrodestra calabrese, perlomeno di quello non apparentato a Roma con il partito di Renzi.
Stante la disposizione delle pedine principali, vale a dire l’onorevole Jole Santelli e il generale della Forestale, Giuseppe Graziano, una situazione più caotica non potrebbe immaginarsi.
Da un lato l’ortodossia berlusconiana e dall’altro il “coraggio di cambiare”, l’una a farsi carico di ripartire sul binario tradizionale e l’altro a tentare di comporre su “nuovi accordi”, personalità entrambe concordi nel progetto di un’identità futura che torni appetibile all’elettorato.
Nello scontro tra questi due esponenti, anche la città di Paola ha una sua funzione.
Per la Santelli, l’esempio costituito dalla città del Santo, è l’ulteriore prova dell’esistenza di uno zoccolo duro su cui poter fare affidamento, per Graziano è invece la dimostrazione della competitività della sua proposta, capace di stare nell’amministrazione comunale con un consigliere ed un assessore.
Per la deputata, che è anche vicesindaco di Cosenza, l’azione è quella di proseguire in continuità con la gestione locale del partito che, nel recente passato, ha dapprima avuto i club di Marco Cupello, poi – appoggiato al Grande Sud – tre consiglieri di maggioranza e un assessore (De Rosa, Focetola, Serranò e Sbano, questi ultimi tre poi tornati – prima di fondersi con Ncd e creare “Grande Paola” – nel movimento di partenza), poi un coordinatore dimissionario (Mimmo De Rosa), poi un sindaco (perché Basilio Ferrari, malgrado dichiarazioni come quelle del novembre 2013, quando ebbe a dire: «Io sono con Alfano ma non contro Berlusconi», si colloca in Forza Italia) in seguito capo coalizione giunto al 47,4% del ballottaggio.
Nel restante 52,6% dell’altra parte – però – i sostenitori del consigliere regionale, segretario questore dell’ufficio di presidenza del consiglio, siedono con l’assessore Emilio Mantuano, e hanno sostenuto anche la capogruppo consiliare di “Liberamente per Paola”.
Considerata la presenza del vicecoordinatore locale di Forza Italia, membro operativo della giunta Perrotta, a questo punto sorge il dilemma riguardo quale sia la formazione più performante.
Sebbene qualche giorno fa Giuseppe Graziano si sia dimesso dal partito, l’operazione alle ultime elezioni paolane è stata deliberata nella sua veste di coordinatore provinciale per Cosenza, un ruolo vis à vis con Jole Santelli.
Considerando la vicinanza manifestata da quest’ultima, attigua all’investitura del portacolori “ufficiale” del partito in città, pare ovvia la linea di Stefano Mannarino, ma non è da escludersi che – a seguito del risultato regionale “eventualmente” senza Graziano – alla fine Mantuano non riesca a spuntarla. E con lui Antonio Pizzini.
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