A meno di cinque giorni dall’8 Marzo, nel pieno svolgimento del Carnevale, tra profumi di mimosa e coriandoli nel vento, una polemica – tutt’altro che strumentale – rischia di mettere a confronto due realtà associative che del contrasto alla violenza e alle discriminazioni in generale, hanno fatto la propria missione.

Benché l’atmosfera possa suggerire che “ogni scherzo vale”, questa volta la seconda parte del celebre proverbio non pare calzare affatto a coloro che si sono offesi, in quanto – stante la stigmatizzazione giunta via social network dall’associazione “Nate a Sud” – sussisterebbero le condizioni per mettere in discussione la pertinenza di un messaggio veicolato in rete dal membro di un’altra associazione (“Artemisia Gentileschi”) che, commentando una foto ritraente la manifestazione contro il razzismo svoltasi a Milano lo scorso 2 Marzo, ha scritto: «“Ma la notte la festa è finita, evviva la FI**…”. #fatevinarisata (hashtag seguita da due emoticons, ndr)».

«Leggiamo di post sessisti e commenti profondamente offensivi – è stata la reazione dell’associazione “Nate a Sud” – nei confronti di coloro, donne e uomini, che manifestavano ieri a Milano con il gesto femminista per eccellenza. Anche se a noi sembra un cuore, sentiamo la necessità di protestare pubblicamente e richiamare l’attenzione di tutte e tutti sulla circostanza che il post in questione arriva da un componente di un’associazione che, in nome di Artemisia Gentileschi, a Paola si occupa di violenza di genere, accoglie le donne che subiscono violenza e le segue nei percorsi legali e psicologici. Su maschilismo e sessismo c’è poco da ridere, se questo è il background culturale siamo sempre più preoccupate, ci vediamo giorno 8 marzo a Paola, in piazza IV Novembre!».

Parole al vetriolo che sicuramente non saranno passate inosservate agli attivisti dell’associazione chiamata in causa, i quali – a questo punto – dovrebbero perlomeno prodursi in una risposta o in un atto in grado di stemperare il clima, perché dalle parti di Artemisia Gentileschi, all’atto di presentarsi al pubblico, s’era chiaramente fatto intendere che uno degli obiettivi da raggiungere consisteva nell’educare «alle emozioni i giovani per discernere il bene dal male».

Se l’esempio offerto da uno dei suoi membri “educatori”, può essere messo in discussione con tanta veemenza, forse occorre una riflessione profonda, magari resa pubblica in concomitanza della “Giornata internazionale della donna”.

Per quanto la libertà d’espressione sia un diritto costituzionalmente garantito, non è detto che ogni “pensata” sia condivisibile con tutta la gamma di utenti che affollano la rete. Perché tra generi, categorie e appartenenze, è altamente probabile ledere la dignità di qualcuno.

In alternativa, esiste sempre la possibilità di appellarsi al teorema di Umberto Eco, invocando un’oggettiva distonia tra il dire e il fare che, per quanto concentrata sul post di un singolo individuo, sui social network ha assunto dimensioni “legionarie”.

Paola – Espressione “infelice” sul web: polemica su membro associazione ultima modifica: 2019-03-03T23:20:34+01:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.