In scena con La Buffa il mito “demoniaco” di Lilith

lilithNon è molto spazioso il Teatrocastro di Amantea, ma tutti i posti sono occupati, e tutti gli sguardi sono ben concentrati verso gli attori e i narratori de “La Buffa – agitatori culturali”, compagnia teatrale sotto la guida di Virginio Gallo.L’opera, che si è tenuta ieri 10 marzo, ripropone il mito di Lilith, prima donna creata da Dio, che ribellatasi alla sottomissione di Adamo, che voleva dominarla, fugge, e per questo viene esiliata dal creatore nella terra delle ombre e additata come demone.« Lilith è la luna nera, è la luna nuova ».

È Floriano che entra per primo in scena: coperto solo di indumenti intimi, è seduto, immobile, ripete le stesse parole che pronuncia Loredana, che vestita di nero, è tetra presenza di donna che grida al pentimento di Dio per averla cacciata dall’eden e aver creato una “seconda lei” – Eva –  questa volta da Adamo, dalla sua costola e non dalla terra, per essere da lui dipendente. Come sottofondo una musica finlandese intrisa di mistero che richiama alle streghe, mentre il monologo continua, e fa trasformare l’attrice da tetra e cupa, a donna dei nostri tempi, che combatte quotidianamente con una realtà che la schiaccia, che la costringe a fare delle scelte piuttosto che altre.

« Speriamo di far passare un messaggio che sia spunto di una possibile ricomposizione tra psiche ed eros, maschio e femmina »  interviene la dottoressa Franca Santelli alla fine dell’opera. Poi si da inizio al dibattito.

Si ripercorre la storia di Lilith dalla religione, passando per la Bibbia, fino ad arrivare al femminismo, periodo in cui il mito è rivisitato dalle  componenti del movimento, che immaginano la prima donna creata, ed Eva, parlare dopo essersi sorrise, e creare insieme un mondo nuovo al femminile. Un dibattito volto a ribaltare il ruolo della donna, non più dominata, non più demone…  perché in ogni donna c’è una Lilith, un po’ schiava delle differenze di genere alle quali ci abituano fin da piccoli, che si ribella a questa situazione andando verso la “libertà”.

E poi poesie lette, tra cui una del poeta calabrese Bruno Misefari, ma è Virginio Gallo a chiudere la serata con uno scritto duro, audace, che incita a non fidarsi della televisione, a non farci ingannare da essa e dalle sue immagini, a non credere a tutto quello che vogliono farci credere, a non accettare più l’inaccettabile e grida, con la sua voce teatrale che ti entra nella testa e nel cuore « Aprite la finestra e urlate “Tutto questo non lo accetterò più” ».

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One comment

  1. Grazie per l’attenzione e la sensibilità. Per la precisione quello era il monologo di Howard dal film “Quinto Potere” Di S. Lumet!
    vogliogirinlà

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