paura e disgusto a palazzo

Paura e disgusto a Palazzo*

Forse finalmente abbiamo trovato il prossimo demagogo che guiderà il paese per i prossimi vent’anni. Posso divi che non è  miliardario. Lo so che un miliardario c’ha già guidato per vent’anni e che ormai sembra alle corde, ma non mi riferivo a quello senza capelli di ottant’anni.

Qualcuno avrebbe potuto capire che per demagogo mi riferissi a quello di settanta con tanti capelli e la barba, quel miliardario là insomma, quello che ha registrato il simbolo del partito e se non fai esattamente quello che dice lui te ne vieta l’utilizzo. Non mi riferisco a lui, mi riferisco aldemagogo giovane, simpatico con l’accento toscano, non è Pieraccioni. Lui è toscano, è simpatico ma non è un demagogo. Mi riferisco a Matteo Renzi.

Appena ha conquistato la guida del Partito Democratico, ha iniziato la scalata verso Palazzo Chigi. Ha subito presentato una bozza di legge elettorale concordata con Berlusconi, anche perché le altre forze politiche hanno rifiutato il confronto. Addirittura la minoranza del PD stesso si era rifiutata. Non si sa bene che legge elettorale sarà. Pare che non ci sarà più il Senato come lo conosciamo adesso, ma sarà composto da rappresentanti delle regioni e dei comuni che non percepiranno stipendio. Si è fatta molta enfasi su questo punto, poi magari quei soldi saranno dirottati per una guerra preventiva, per comprare carri armati, ma per l’italiano anticasta l’importante è che non finiscano in stipendi per politici.

Nel cosiddetto italicum ci sarà un premio di maggioranza ed un ballottaggio, se le coalizioni non dovessero raggiungere una certa soglia. Ci saranno anche sbarramenti a vari livelli che mirano ad eliminare rappresentanza all’interno del futuro parlamento.

 

L’attivismo del sindaco di Firenze ha infastidito non poco il governo Letta, ma quello è un democristiano vecchio stampo e sa come logorare e poi distruggere i proprio avversari. E’ in vista un rimpasto di governo molto osteggiato (a parole) da Renzi, che punta a sostituire l’ex vicesegretario democratico, ma probabilmente dopo nuove elezioni.

Gli unici contrari a questa legge elettorale che non si sa bene cosa sia, visto che può essere modificata da chiunque ed in qualunque momento se i contraenti del patto sono d’accordo, sono quattro:

La Lega Nord, che ormai si spera sia diventato un ectoplasma. Il partito di Salvini, Maroni e Cota è stato travolto dagli scandali e sta per essere soppiantato, almeno a vedere gli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto nelle regioni padane, come partito anticasta e razzista dal Movimento 5Stelle (anche qui salta all’occhio l’equivoco del 1vale1 grillino: io non sono razzista quindi il partito non è razzista anche se lo sono molti militanti, alcuni parlamentari ed i due padroni).

Neanche gli exploit del neo (fascista) segretario della Lega, Matteo (anche lui) Salvini, pare abbiano giovato al glorioso partito della famiglia Bossi, di Borghezio, di Roberto ‘er mutanda’ Cota, del tesoriere Belsito. Una storia gloriosa quella della Lega che demonizzava i migranti bianchi e neri, i rom, gli sprechi del Sud, mentre la criminalità organizzata si mangiava tutto il Nord. Gli assessori e sindaci leghisti, con una mano reprimevano kebbabari, ambulanti, centri sociali e chiedevano di affondare i barconi che attraversano il Mediterraneo, cacciavano dalle mense i bambini a cui i genitori non potevano pagare il pranzo e con l’altra mano s’intascavano i soldi di ‘ndrangheta, camorra e mafia in cambio di appalti edilizi, sanitari e forniture varie. Speriamo che insultare il ministro Kyenge non li faccia risbucare fuori dalle fogne.

L’altro partito contrario è SEL, giustamente in molti mi chiederanno: SEL chi? In effetti il partito di Vendola è quasi sparito, ma possiamo dire che le ragioni non vanno cercate solo nella campagna stampa contro il governatore della Puglia ed alcuni suoi scivoloni sulla questione dell’ILVA, ma nella crisi d’identità della sinistra parlamentare italiana, che forse possiamo datare con l’elezione a Presidente della Camera di Bertinotti e conclusasi con le elezioni del febbraio del 2013, in cui è stata punita quella parte politica, commissariata dal presidente Napolitano, che invece di andare ad elezioni ha preferito appoggiare il governo del tecnocrate Monti.

Fatta esclusione di SEL, dopo lo spettacolo indecoroso dal punto di vista strategico (non voglio entrare nel merito morale) dell’elezione del presidente della Repubblica, non si può difendere la classe dirigente del principale partito di sinistra, il PD. Nonostante quella magrissima figura, la conseguente drammatica esperienza del governo Letta e l’aver perso le primarie  contro i renziani contrapponendogli lo scialbo Cuperlo, quel pezzo di PD sta ancora cercando di rimanere a galla, erigendosi a paladino delle preferenze (cancellate da un referendum popolare) e contrastando Renzi sui metodi con cui ha iniziato a gestire il partito, sicuramente non partecipativi. La domanda sorge spontanea: ma quando mai D’Alema o Fiorioni sono stati partecipativi. L’altra obiezione mossa a Renzi sulla legge elettorale è aver incontrato Berlusconi ed aver trattato con lui. Apriti cielo: noi ci possiamo fare una bicamerale, due governi insieme, ma tu non ci puoi parlare. Sembra ormai l’ultimo colpo di coda di gente che cerca di rimanere aggrappata non si sa bene dove, quasi come il simpatico Pierferdy Casini che ha deciso di seguire i suoi valori e rientrare nel centrodestra berlusconiano. Veramente una bella vicenda, conclusa bene come un film di Lassie. Ovviamente che nessuno dica che visto che l’idea del grande centro è franata drammaticamente, Casini cerchi di uscire di nuovo dal fango e salvarsi. Sono solo malignità.

Chi governa l’economia italiana, aveva provato a sostituire la classe politica degli ultimi vent’anni con dei tecnici – pensiamo a Monti o Passera – ma l’esperimento è miseramente fallito.

Rimane il fatto che della battaglia anticasta si è fatto inizialmente autorevole portavoce il Corriere della Sera, con gli articoli di Rizzo e Stella ed il loro libro, intitolato appunto La casta.

Quella campagna di antipolitica era nata proprio per favorire la sostituzione della classe politica con una classe di tecnici; purtroppo la cosa è sfuggita di mano ai geniali strateghi della politica nazionale e ci siamo ritrovati ad avere una massa di gente teleguidata, che sa solo puntare il dito e sbraitare. In più, dobbiamo sorbirci ore di trasmissioni televisive in cui vediamo poveri imprenditori che piangono miseria e se la prendono con la politica. Peccato che quasi tutti dichiarino meno reddito dei propri operai.

Anche il Nuovo Centro Destra di Alfano, Schifani, Cicchitto, la competentissima Lorenzin e Scopelliti rivendica delle modifiche alla legge elettorale proposta da Renzi. NCD è veramente una delle operazione politiche più esilaranti degli ultimi anni. Forse solo Fare per fermare il declino di Oscar Giannino e Luigi Zingales (a proposito, ma perché un seguace dell’ultrasorpassato neoliberismo selvaggio in stile Friedmann scrive su L’Espresso?) può arrivare a tali vette di ridicolaggine. La nascita di NCD si può spiegare rapidamente: Berlusconi non poteva far cadere il governo Letta, ma voleva andare all’opposizione come ha fatto con il governo Monti, in modo da poter fare l’oppositore e raccogliere i frutti sicuri dell’impopolarità dell’esecutivo. Alfano alle prossime elezioni correrà in coalizione con il capo Silvio. A quel punto, il miliardario (quello pelato) potrà raccogliere i dividendi dello stare comodamente all’opposizione e poter dire anche che ogni buon risultato del governo, o presunto tale, è merito dell’attività in parlamento di Forza Italia.

Questa è anche l’attività principale del partito di proprietà dell’altro miliardario, quello con i capelli.

Il Movimento 5Stelle, da quando Renzi ha preso in mano le redini del PD, si è risvegliato dal sonno e ha cominciato a fare una dura opposizione che consiste in sostanza nel dare del ‘frocio’ ai parlamentari maschi che non sono iscritti del partito di Grillo e dare delle ‘pompinare’ alle parlamentari donne. Hanno bloccato la conferenza stampa di Cuperlo e di Speranza urlando: “il popolo ha fame”, e allora come può spendere 25 euro per il nuovo spettacolo di Beppe Grillo, che si deve mantenere lo yacht per l’estate. Di solito, quando vedo questo accanimento contro il PD mi domando sempre: ma perché gli adepti di grillology (come li chiama il vignettista Alessio Spataro) non vanno ad interrompere una conferenza stampa di Alfano, Brunetta, Gelmini o Carfagna (per la parità di genere), forse perché fanno la campagna elettorale sul PD e considerano più sensibile (o più idiota a seconda dei punti di vista) chi vota per la sinistra parlamentare? O forse anche perché prenderebbero tanti di quegli schiaffi dalle guardie del corpo della nostra affabile destra? Ad esempio, non hanno mai interrotto una festa di Atreju dei giovani berlusconiani. Sarà che c’è una simpatia, un’attrazione, un’affinità. Ad esempio sull’impeachment contro Napolitano, su cui Berlusconi e Grillo marciano a braccetto e poco importa se Silvio sia pregiudicato, mica si tratta delle legge elettorale.

L’unica grillina che le ha prese finora è stata una povera deputata colpita con un pugno da un questore di Scelta Civica, un ex magistrato, quella categoria lavorativa che piace a Marco Travaglio ed a molti degli iperlegalitari che votano per i 5 stelle.

Sempre alla camera, i grillini hanno accusato la Boldrini di aver usato lo strumento della ‘ghigliottina’ per fermare il dibattito parlamentare, cosa che non era mai successa finora in parlamento. Di solito, se si accetta il sistema della democrazia parlamentare a maggioranza prima o poi si deve votare e vince chi ha un voto in più. Sono regole che non è necessario accettare, si può anche fare l’extraparlamentare e condurre battaglie degnissime fuori dal parlamento, senza stipendio.

La presidente della camera è stata accusata di colpo di Stato: una stronzata degna di zio Silvio Berlusconi, autore dell’unico vero colpo di Stato degli ultimi vent’anni, quando rovesciò il secondo governo Prodi con la compravendita di senatori, tra cui De Gregorio eletto nelle file dell’Italia dei Valori (vi ricordate? il partito dell’ex magistrato Di Pietro, quello che votava Marco Travaglio) ed anche Mastella eletto con le preferenze al parlamento europeo con il PDL.

Non credo nella democrazia parlamentare e non ne ho mai accettato le regole, avendo sempre militato nella sinistra extraparlamentare ed essendomi sempre mosso politicamente in modelli assembleari basati sul metodo del consenso. Nel momento in cui accetti le regole della democrazia purtroppo ti prendi il bene ed il male.

Il decreto Bankitalia-IMU è una schifezza, tra l’altro la ricapitalizzazione delle quote di Bankitalia (non avveniva dal 1936) serve proprio per trovare la copertura al mancato gettito IMU. In pratica si passa da un valore per azione di circa 0,50 centesimi a 25000 euro, ma nessuna banca privata  tra i soci di Banca d’Italia può detenere più del 3% del valore complessivo. La quota eccedente va messa sul mercato. Le banche possono chiedere alla stessa Bankitalia, entro 36 mesi, di acquistare le quote in eccesso. L’istituto può riservarsi di accettare o meno. Se dovesse accettare, dovrebbe poi rivenderle sul mercato. Tutto questo artificio contabile (come l’ha definito il giornalista di Piazza Pulita, Antonino Monteleone) serve per recuperare i soldi per eliminare la seconda rata dell’IMU.

Ecco perché sarebbe saltato tutto il decreto, stralciandone una parte ed è anche questo il motivo per cui il decreto è stato riproposto per conversione in legge due giorni prima della scadenza.

Purtroppo, invece di parlare di questo, ci siamo dovuti sorbire Di Battista in televisione ed a parte il suo ego nessuno di noi ne ha beneficiato. Abbiamo anche appreso la verità da vari altri grillino, che ci catechizzavano su come è cattiva la casta, senza capire quasi nulla di quello che succedeva.

P.S. anche SEL (il partito che ha eletto la Boldrini, a proposito di super partes) ha votato contro.

 

 

La bagarre alla camera e la sparizione delle notizie.

 

 

1) Avete presente Electrolux? L’azienda svedese che produce elettrodomestici in Italia e voleva portare la produzione in Polonia perché il lavoro costa meno. Questa vicenda (che pare si stia risolvendo) non è stata proprio trattata dai pittoreschi deputati pentastellati. Electrolux porta in sé due questioni importantissime. La prima è la questione della ridiscussione del rapporto tra capitale e lavoro: non è possibile che le aziende si spostino da un paese all’altro perché gli costano di meno gli operai. E’ una logica di profitto inumana che va abolita. La crisi economica era (forse può ancora essere) una grande opportunità per discutere di queste cose. Purtroppo in Italia siamo più impegnati a capire quanto prende il consigliere comunale di Roccapinnuzza oppure a sapere cosa faremo in macchina con la Boldrini.

La globalizzazione sposta la produzione continuamente dove i costi umani sono minori fregandosene delle persona, ma questa è una storia vecchia. Rappresenta uno dei motivi per cui si è scesi in piazza (dico noi extraparlamentari di estrema sinistra) dalla seconda metà degli anni ’90, passando per varie tappe europee e quelle italiane di Bologna (NO OCSE 1999), di Napoli nel 2001, di Genova lo stesso anno. C’hanno sparato addosso, picchiato a sangue, torturato, arrestato, denigrato, offeso ed hanno ucciso Carlo. I politici italiani erano più o meno gli stessi che ci sono adesso. Gli stessi contestati per le guerre in Afghanistan e Iraq.

Nessuno c’ha invitato (non ci saremmo andati) da Bruno Vespa, come il vice presidente 5stelle della camera Luigi di Maio in giacca e cravatta a parlare da solo di come sia cattiva la Boldrini, una donna che ha combattuto per tantissimi anni per i diritti degli ultimi in varie parti del mondo – compresa l’Italia –  e che è stata, in qualità di Alto commissario dell’ONU per i rifugiati, una delle più grandi oppositrici delle politiche razziste del governo Berlusconi. Dimenticavo che il razzismo non è un problema per il Movimento. Loro sono ecumenici solo con i fascisti di Casa Pound ma non con i neri, perché se no avrebbero preso alle elezioni “percentuali da prefisso telefonico”. Già, perché la politica del Movimento 5Stelle si riduce tutto a questo: prendere voti. Per fare cosa poi, non è dato sapere, forse parafrasando qualche militante pentastellato, per portare la Boldrini “in un campo rom e farla stuprare dal capo villaggio” (cito a memoria, forse non c’era la parola ‘stuprare’, ma il più fine ‘trombare’). Pensate a quanta bassezza, a quanto razzismo e sessismo c’è in una frase del genere. Per non parlare del resto dei commenti arrivati. Per fortuna il supergomblottista Claudio Messora, portavoce dei grilletti, ha messo una parola di pacificazione dall’alto della sua cultura politica, rivolgendosi direttamente a Laura (Boldrini) “anche se fossimo degli stupratori tu non correresti nessun pericolo.” Una battuta che arriva dopo due giorni di polemiche.

 

2) Il decreto Bankitalia-IMU chi? Chissà cosa c’era scritto? Ah, si che qua rubano tutti e danno i soldi alle banche. A proposito di questa mia boutade, vorrei introdurre l’analisi di Claudio Riccio (che trovate per esteso a questo link: http://www.minimaetmoralia.it/wp/decostruire-la-casta-costruire-il-popolo/):

“Grillo non cavalca la confusione istituzionale, la genera, approfittando di un contesto favorevole e utilizzando, come nel judo, l’energia che tutti i sostenitori delle larghe intese e della stabilità riversano contro di lui per rilanciare i propri attacchi, compattare il Movimento al proprio interno e continuare a crescere. All’aumentare del caos, infatti, davanti a uno spettacolo “che ricorda le migliori zuffe da trasmissione di Maria De Filippi” sale l’audience, la discussione entra nei bar e anche gli spettatori-cittadini più distratti, quelli che spesso non votano, si accorgono di quel che sta accadendo in parlamento. Agli occhi di chiunque osservi la scena lo spettacolo risulta indecoroso e il disgusto aumenta esponenzialmente. Tale disgusto travolge tutti, allo stesso modo, eccezion fatta per i grillini, che su larga scala e al netto di un numero risibile di elettori persi, vedono lievitare i propri consensi elettorali. Più caos, più disgusto, più consenso anticasta. È la legge ferrea del disgusto. La like democracy è anche questo. I messaggi si propagano indipendentemente dal contenuto, si basano sull’emotività che generano, di modo che diventa impossibile distinguere l’evento di portata storica dalla cazzata.”

L’emotività è una delle chiavi del successo di Grillo alle elezioni, addirittura la chiamerei la capacità di creare isterismo contro un nemico sfuggente come la casta a cui si può attribuire di tutto per sfuggire ad una assunzione di responsabilità personale e, magari, collettiva. Ormai qualsiasi cosa succeda nel paese è colpa della politica (anche questa parola ormai non si sa bene a cosa sia riferita). Mi si scassa la macchina? E’ colpa dei politici che mangiano sempre. Non passo un esame all’università? E’ colpa della casta mortizzombi. Non è mai colpa nostra, di niente. Diventa uno scaricabarile che porta ad una perdita di civismo, ma anche una disillusione, una perdita di volontà di cambiare e di cambiarsi per migliorare partendo da noi: migliorando noi stessi miglioriamo la nostra comunità. La casta viene sempre descritta come pervasiva, potente, che controlla tutto e tutti e quindi quasi impossibile da abbattere. L’idea che ogni avversità sia colpa di altri e mai nostra alimenta anche l’attesa messianica di qualcuno che possa risolvere il problema facendoci adagiare sui noi stessi. E’ una delle contraddizioni della delega ed una delle sue degenerazioni.

 

3) Il fatto che la FIAT ha deciso di andarsene dall’Italia e ha spostato la sede legale ad Amsterdam (sesso e droga sono sempre piaciuti alla famiglia Agnelli/Elkann, vedi Gianni e citofona Lapo, anche se visto che loro sono ricchi si dice che sono dandy o playboy) ed una sede fiscale a Londra dove si pagano pochissime tasse sui dividendi dei manager. Una cosa a mio avviso gravissima, che rappresenta l’ennesimo segnale che l’azienda che ha drenato più soldi pubblici della storia d’Italia ha deciso di abbandonare il paese. Un pessimo segnale, non solo per i lavoratori di quel settore, ma per tutti. Assomiglia un po’ ad un “abbandoniamo la nave che affonda.”

Dal governo italiano non si è levata nessuna voce di preoccupazione. Solo la CGIL si è lamentata di questa decisione del gruppo guidato da Marchionne.

 

E potremmo andare avanti con il caso della Cancellieri, un ministro della giustizia che fa scarcerare i suoi amici e non è capace di dire una parola definitiva, insieme al suo collega agli Interni Alfano, sugli agenti che hanno assassinato Federico Aldrovandi a furia di botte e sono stati reintegrati in servizio.

C’è anche la De Girolamo, che senza entrare nel merito delle sue dimissione su cui potremmo scrivere un altro articolo, ci lascia senza titolare dell’agricoltura, un settore fondamentale per l’economia di questo paese. Il nipote Letta assume l’interim come se fosse l’interim alla pulizia delle scale del suo palazzo.

Ed ancora la questione della legalizzazione delle droghe o comunque dell’abolizione dell’abominevole Fini-Giovanardi, una misura che permetterebbe di risolvere un po’, ma in maniera strutturale, il sovraffollamento delle carceri e darebbe anche un bel colpo agli introiti della criminalità organizzata. No, in questo paese è più importante urlare come isterici tra parlamentari con la presunzione di essere meglio degli altri, perdendo qualsiasi rispetto nei confronti delle persone e ricadendo nel medioevo, dimenticandosi che forse il fine non giustifica i mezzi. Ripeto: nel caso dei grilletti, qual è il fine, a parte – direttamente o indirettamente, volontariamente o meno – arricchire Grillo e Casaleggio?

Ovviamente, su questa gazzarra soprattutto la tv ci si butta a pesce, alimentando l’oblio delle questioni sopra elencate. Grillo e televisione si fanno gioco, il comico/politico appare ogni dove dicendo quello che vuole senza che nessuno possa rispondergli, ed intanto i vari Santoro, Mentana, Quinta Colonna, La Gabbia e via così alzano gli ascolti.

Grillo è una delle nuove armi di distrazione di massa anche rispetto ai movimenti: lo dice sempre lui stesso che il suo movimento ha catalizzato lo scontento togliendo la gente dalle piazze. Dopo le manifestazioni romane di fine 2012, con camionette ed auto bruciate, probabilmente il potere (per usare un termine vago come da manuale del populismo) , preoccupato,  gli ha lasciato un po’ di spazio, perdendo poi un po’ il controllo. Sono cose che capitano, anche quando a Mussolini venne servito il potere, ai fini strateghi che avevano preso questa decisione la cosa sfuggì di mano.

Anche per quanto riguardo la battaglia NOTAV, si va avanti da più di vent’anni con arresti senza processo, pestaggi selvaggi da parte della polizia, devastazioni ambientali in tutta Italia ed almeno due morti Sole e Baleno (a tale proposito potete guardare e scaricare gratis il mio documentario del 2008 Fratelli di TAV-effetti collaterali del treno ad alta velocità https://archive.org/details/FratelliDiTav-effettiCollateraliDelTrenoAdAltaVelocit). Ora le questioni legate ai trafori in Val di Susa, la presenza di amianto, uranio, camion che per vent’anni faranno avanti ed indietro per le montagne, si è ridotta a Beppe Grillo e la sua possibile condanna a qualche mese di carcere. Prima c’era la Falange Armata, ogni tanto si tirano fuori gli anarco-insurrezionalisti ed adesso abbiamo anche lui a tirare via le castagne dal fuoco al sistema.

Ritorniamo all’analisi di Claudio Riccio: «Tale scontro tra casta e anticasta, è uno scontro in cui i due nemici si alimentano a vicenda, ciascuno consolida la propria posizione, da un lato chi evoca il cambiamento, dall’altro chi mima la rivolta. Per cacciare le classi dirigenti responsabili dello sfacelo del nostro paese serve decostruire il discorso della casta, disinnescare l’ordigno e mettere fine a questa finta guerra che ci costringe a stare rintanati nei nostri rifugi, osservando dalla finestra le macerie del massacro sociale e in televisione la “guerra civile simulata”»

 

Casta e compromessi.

 

La volontà grillina di rimanere puri, di non mescolarsi con il nemico/casta, quindi da cosa deriva? Da un reale disgusto, sincero o infantile, o arrogante e borioso, oppure serve semplicemente a poter puntare il dito contro gli altri?

Un po’ di tempo fa ho visto il film di Giuseppe Ferrara su Giovanni Falcone (Giovanni Falcone, 1993) interpretato da Michele Placido (Falcone), Anna Bonaiuto (Francesca Morvillo) e Giancarlo Giannini (Borsellino). Giuseppe Ferrara è uno dei grandi narratori del nostro cinema. Da Il sasso in bocca (1969), probabilmente il primo docufilm inchiesta sulla mafia, a Faccia di Spia (1975) sulle porcherie combinate dalla C.I.A. dal Sud America all’Europa, che finisce con le Torri Gemelle che grondano sangue.

Nel suo Giovanni Falcone, Ferrara racconta gli ultimi 12 anni di vita del giudice e tutte le difficoltà incontrate per portare avanti il maxiprocesso alla mafia, e in seguito l’istituzione della superprocura. Nel film vediamo non un Falcone eroe che si riempe la bocca di frasi fatte o che manda ad arrestare gente, ma un giudice che fa file interminabili di ore per essere ricevuto da un superiore ed avere un’autorizzazione, che viene rimpallato da un ufficio all’altro, a cui il procuratore capo continua a fare le pulci su ogni singola parte del maxiprocesso. Falcone ci appare come un uomo di compromesso, sa fin dove può spingersi. Il suo scopo non è distruggere lo Stato, ma fare la sua parte per guarirlo assieme ai suoi colleghi. Giovanni Falcone decide di lasciare la procura di Palermo per andare a lavorare con il ministro della giustizia dell’epoca: Claudio Martelli, delfino di Craxi segretario del Partito Socialista più corrotto d’Europa, che aveva preso una barca di voti dalla mafia nel 1987. Quindi il giudice, se non è l’eroe senza macchia, è casta venduta? Falcone, da uomo che lavora nel sistema, per seguire il suo progetto di combattere la mafia decide di sporcarsi le mani con Martelli, fare dei compromessi con il suo procuratore capo, pur sapendo di avere ragione, ed in questo caso anche la storia (pure quella giudiziaria) lo ha dimostrato. Consiglio a tutti quelli che decidono di fare politica nelle istituzioni di guardarsi il film di Ferrara e lo consiglio anche a chi pensa che il giudice facesse il duro e puro.

Anche la nostra Costituzione, che tutti a chiacchiere vogliono difendere e che si brandisce contro chi si ritiene impuro, è nata oltre che dalla drammatica esperienza del fascismo e dalla Resistenza da un compresso tra l’anima cattolica, comunista e liberale (nel senso gobettiano del termine) di questo paese. Tra l’altro, vorrei ricordare a tutti coloro che usano la parola “comunista” come un offesa in questi giorni contro la Boldrini, che il primo firmatario della Costituzione fu Umberto Terracini. E che un altro idolo di chi è contro la casta è Sandro Pertini, che oltre ad essere partigiano, antifascista e socialista, ricordava sempre come nelle carceri che aveva visitato suo malgrado durante il ventennio, aveva scoperto che la maggior parte dei detenuti era comunista ed all’epoca non si potevano misurare i consensi elettorali, perché c’era il partito unico, quello fascista. Comunista era anche un altro idolo delle lotte anticasta, cioè Enrico Berlinguer. La cosa che accomuna questi tre uomini quindi è essere di sinistra, e se qualcuno gli avesse detto “io non sono né di destra né di sinistra” probabilmente Terracini e Berlinguer avrebbero intavolato una discussione su che cos’è la sinistra. Forse sarebbero partiti dal concetto che una persona di sinistra, guardando le ingiustizie che ci sono nel mondo attorno a sé, si domanda come risolvere questi problemi partendo dalla sua posizione, mentre un uomo di destra vede le stesse ingiustizie, ma si domanda come può lasciare fuori il disagio che esse generano per non fare intaccare i propri privilegi. Forse avrebbero spiegato che destra e sinistra sono diverse perché la destra mira al mantenimento delle distanze tra le classi, mentre la sinistra è per il suo assottigliamento ed in alcuni casi per la sua eliminazione. Senza né destra né sinistra, non ci sarebbe nessuna tensione al rinnovamento e la politica  diventerebbe gestione della cosa pubblica senza idee e senza passione. Invece Sandro Pertini, se avesse incontrato qualcuno che gli avesse detto “io non sono né di destra né di sinistra”, gli avrebbe spaccato la pipa in testa.

 

citazione da Fear e Loathing in Las Vegas di Hunter S. Thompson

 

Claudio Metallo

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