Dopo la requisitoria del pubblico ministero, il processo “Tela del Ragno” è ripreso ieri così come era stato anticipato e, dopo le manifestazioni delle parti civili, è toccato alla difesa degli imputati prendere la parola.

Le arringhe difensive sono partite con quelle relative alle posizioni dei collaboratori di giustizia, ad iniziare dai fratelli Giuliano e Ulisse Serpa ed a seguire con Maurizio Giordano, terminando con quella dell’avvocato Zicarelli in merito alla situazione di Antonio Esposito, per il quale Facciolla ha comunque chiesto l’assoluzione.

Per quanto concerne i tre pentiti, gli avvocati hanno sostanzialmente utilizzato gli stessi assiomi, basati sull’applicazione della prescrizione per alcuni dei reati contestati (soprattutto quelli di “minaccia”), sul riconoscimento dell’art. 8 (contenente le norme per la protezione di coloro che collaborano con la giustizia) da estendere anche negli altri gradi di giudizio e nelle massime modalità previste dalla legge, ed infine sulle “attenuanti generiche”.

Richieste, queste, che i legali degli altri imputati non potranno avanzare, dovendosi disporre a difesa di accuse e richieste di pena pesanti. Tra coloro contro i quali si abbattuta maggiormente la scure di Eugenio Facciolla, figura senz’altro Gennaro Ditto (24 anni e 30.000 € di multa), verso il quale il Pm non ha usato mezze misure. «Non è che Gennaro Ditto risponde per l’omicidio di Tonino Maiorano e basta. Ha rappresentato in quel momento – ha sostenuto il magistrato nella sua requisitoria – non solo l’ala armata, ma l’ala pensante, l’ala criminale di più alto livello che questo territorio potesse esprimere. Luciano Martello gestiva le vacche, gestiva le mucche, come dice qualcuno nelle conversazioni, Mario Scofano beveva, lo chiamavano, dicevano che era un ubriacone e non poteva comandare lui; Ditto Gennaro faceva i fatti, uccideva, ammazzava in maniera spietata e aveva i suoi fedeli accompagnatori».

E proprio tra coloro che lo affiancavano e lo vedevano come futuro boss della città, Gennaro Ditto poteva contare su Rolando Siciliano, giovane misteriosamente scomparso (o per dirla nei termini di Facciolla: «fatto scomparire») nel periodo successivo all’omicidio di Pietro Serpa. Durante le intercettazioni delle sue conversazioni con i genitori, Ditto ha manifestato preoccupazione per il destino di «Celeste» (nomignolo per identificare il giovane amico) insidiato da «Aldo, Giovanni e Giacomo» (nel codice dei Ditto rispettivamente: Giuliano, Livio e Nella Serpa).

Tela del Ragno – I nomignoli dei Ditto per distinguere i Serpa ultima modifica: 2015-02-13T21:43:29+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.