La solerzia documentaristica riservata a taluni lavori di manutenzione avviati in città, ispira all’emulazione, alla condivisione di uno sforzo che – per quanto rientrante “nell’ordinaria amministrazione” – è comunque identificativo di un’azione volta al mantenimento, alla preservazione del luogo amato per eccellenza: Paola.

Questo spirito, se quotidianamente corroborato da istituzionalizzati reportage d’aggiornamento, potrebbe addirittura assurgere al livello di “senso civico”. Il tentativo potrebbe anche essere nobilissimo, se non fosse infarcito da messaggi autocelebrativi liminali al delirio di onnipotenza, probabilmente lo spirito d’emulazione suscitato travalicherebbe la semplice “segnalazione di un problema”, arrivando ad attivare necessità di compartecipazione.

Ma allo stato attuale questa è una dimensione aliena alla realtà paolana, perché dando seguito al propagandato spirito d’emulazione di natura documentaristica, dopo neanche un metro dal comune il cittadino può tranquillamente scoraggiarsi. Perché nei pressi del Sant’Agostino, casa Natale della cittadinanza paolana, punto di raccordo di tutte le relazioni, la situazione relativa alla manutenzione lascia davvero a desiderare.

L’area esterna, attigua all’auditorium “F. Ferrari”, caratterizzata da un praticello su fondo ghiaioso, è “infestata” da erbacce alte ed invadenti (chissà se è un “fondo” di quelli soggetti alle sanzioni previste nell’ordinanza con cui si intima la pulizia dei terreni, sarebbe curioso se il comune dovesse multare se stesso). Facendogli un giro intorno ci si rende conto che, la mano dell’uomo, non si posa da parecchio su quella zona. E se non bastasse la mano, forse anche l’occhio ha iniziato a fare cilecca. Perché le automobili parcheggiate sul selciato interno al perimetro dell’antico Complesso Monastico, non si possono proprio vedere.

Ispirato a documentare un virtuoso “dominio territoriale”, così come propagandato su taluni supporti di socializzazione telematica, il cittadino rischia di rimanere deluso, sconcertato da tanta incuria proprio alla sorgente. Che senso di pulizia si può dare fuori se dentro c’è la fetenzia?

Nella speranza d’assistere ad un documentario che includa anche la Casa editrice di siffatti prodotti (perché comunque vada, i lavori si fanno usando i fondi del municipio, soldi che derivano dai tributi dei cittadini, altro che “grazie a questo” e “grazie a quello”…), il paolano può tranquillamente disporsi in uno stato d’attesa.

Tra due giorni è “lunedì”.

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Paola – Documentari “a gogo”, ma al Comune chi ci pensa? – FOTO ultima modifica: 2016-06-25T17:02:09+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.