L’impianto disposto dal Procuratore Capo di Paola, Pierpaolo Bruni, in merito alle “misure” da adottare nei confronti delle persone arrestate con l’operazione “Merlino”, è rimasto pressoché immutato dinnanzi al vaglio del Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) del Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia.
A parte l’imprenditore Salvatore Montanino (assistito dagli avvocati Vincenzo Fedele e Pier Francesco Perri), passato dagli arresti domiciliari a una meno afflittiva misura “interdittiva”, per le restanti tredici posizioni è rimasto immutato il quadro cristallizzato nelle 160 pagine dell’ordinanza redatta sulla scorta del lavoro della Guardia di Finanza e sottoscritta anche dai sostituti Antonio Lepre e Teresa Valeria Grieco, che insieme a Bruni hanno focalizzato un “modello” di accuse basate su corruzione, tentata concussione, indebita induzione a dare o a promettere peculato, falso ideologico e turbative di gare pubbliche e di procedimenti di scelta dei contraenti della pubblica amministrazione.
Malgrado l’accorata missiva del sindaco Gianfranco Ramundo, che a mezzo stampa ha voluto proclamare la propria estraneità rispetto ai fatti contestati (ragione per la quale ha iniziato uno “sciopero della fame” che oggi segna il settimo giorno), per il magistrato che ha valutato il lavoro dei Pubblici Ministeri, non sarebbero emersi «elementi idonei a scalfire la piattaforma indiziaria ritenuta sussistente a suo carico».
Nonostante i difensori del primo cittadino (gli avvocati Giuseppe Bruno, Nicola Carratelli e Armando Sabato) abbiano fatto leva sulla sospensione di diritto dell’indagato dalla carica elettiva ricoperta, la nomina di un Commissario Prefettizio per la provvisoria gestione del Comune di Fuscaldo e la sospensione dell’indagato dalla carica di consigliere provinciale, la dottoressa Elia ha rilevato il fatto che Ramundo si sia «sostanzialmente limitato a negare ogni responsabilità, senza tuttavia fornire elementi a sostegno del dichiarato, all’evidenza in contrasto con le emergenze investigative per come già valutate nel provvedimento applicativo».
In altri termini, sempre seguendo le motivazioni della giudice, «con specifico riferimento alla ricorrenza ed alla attualità delle esigenze cautelari, che non sia stato fornito dalla difesa alcun significativo elemento di novità rispetto ai dati già valutati nell’ordinanza genetica».
Secondo il Gip, la sospensione dalle cariche ricoperte, «non può positivamente apprezzarsi, per ritenere cessate le esigenze cautelari poiché emerge allarmante, dalla lettura degli atti, l’esistenza di una profonda ed estesa rete di rapporti e nell’ambito dell’amministrazione e con utenti estranei ad essa, nonché la forte ingerenza della componente politica nelle attribuzioni dei tecnici, con specifico riferimento al conferimento di incarichi ed all’affidamento dei servizi e degli appalti (si vedano in proposito anche le dichiarazioni rese con gli avvisi di legge nel corso degli interrogatori dai coindagati Montanino Salvatore, Fernandez Michele e Fuscaldo Ercole Paolo e, con specifico riferimento alla figura del sindaco, proprio da tali due ultimi soggetti)».
Gianfranco Ramundo, a parere della Giudice Maria Grazia Elia, «al di là della formale cessazione della carica, deve ritenersi persona ancora in grado di porre in essere condotte che pregiudicano l’imparzialità e il buon funzionamento della pubblica amministrazione, avendo egli già dimostrato capacità di condizionamento dell’azione amministrativa slegata dalla carica ricoperta».
Per tentare di cambiare questo tipo di disposizione (o “impianto”), il collegio difensivo di gran parte degli indagati attualmente agli arresti, ha rivolto le proprie istanze al Tribunale del Riesame di Catanzaro che, nella giornata odierna, dovrebbe determinarsi in merito.
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