Talofen, Rifocin, Deflazacort, Gutron, Diazepam, Flebocortid,  sono nomi che – si spera – non dovrebbero dire nulla alla maggioranza dei nostri lettori, tuttavia – dato che si tratta di medicinali – sono tipologie di prodotti a cui molte persone devono per forza fare riferimento per curare patologie anche gravi.

Ebbene, prendendo nota di questi farmaci e aggiungendoci anche flaconi di glucosio, è opportuno sapere che si tratta di una lista inclusa nelle indagini che hanno indotto il pubblico ministero Rossana Esposito, a citare direttamente a giudizio, davanti al giudice monocratico penale del Tribunale di Paola, diciotto medici dipendenti dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, in servizio sulla costa tirrenica cosentina.

L’accusa contestata ai cosiddetti “camici bianchi”, riguarda reati di cui agli articoli del codice penale 443 (chiunque commercia o somministra medicinali guasti, ndr) e 452 (delitto colposo contro la salute pubblica, ndr), che gli inquirenti contestano agli indagati per avere somministrato medicinali scaduti “in concorso tra loro”.

Il fatto sarebbe stato riscontrato nell’ambito dell’attività sanitaria pubblica in seno a struttura di proprietà dell’Asp cosentina.

La somministrazione “sbadata” dei farmaci in questione, si sarebbe protratta in modo continuato, dal gennaio 2016 al maggio 2018.

A tal proposito, si registra l’intervento del dottor Roberto Pititto – segretario regionale del Sindacato medici italiani (Smi) – che ha manifestato la propria posizione in merito a quanto occorso ai suoi colleghi.

«Pur non avendo a disposizione i grandi mezzi d’indagine, che certamente le autorità giudiziarie hanno messo in campo, assai modestamente ho fatto io una personalissima ricerca, rapida e magari incompleta, ma ritengo non priva di efficacia. E ho scoperto – rende noto Pititto – che non si trattava di una pericolosissima cricca di untori, così come diffuso quando si asserisce che i sanitari in questione, per un paio di anni , non si capisce bene a che scopo, abbiano continuato a somministrare farmaci scaduti ad inconsapevoli pazienti».

Quindi la difesa dei colleghi: «Si tratta di medici di Guardia Medica, chiamati sovente in modo improvviso ed estemporaneo, a svolgere turni notturni, presso ambulatori sovente fatiscenti, con armadietti che, certo non hanno il tempo di controllare, per verificare la scadenza di ogni singolo pezzo lì presente e che, soprattutto, non hanno rifornito loro di quei farmaci, che, ne sono certo, non userebbero mai, ove servissero, senza fare le corrette verifiche, compresa la data di scadenza. Ma la Legge punisce anche il solo detenerli, dirà il solito giurista di turno, quella stessa Legge che non ne tutela l’incolumità, non verifica le condizioni di agibilità degli ambulatori, non persegue chi quei farmaci ha fornito, magari qualche anno addietro, non preoccupandosi di rinnovarli. E magari accade che un giovane e forse incauto collega, chiamato da un’altra provincia, per un turno dalle venti alle otto presso un ambulatorio poco agibile – conclude il segretario regionale dello Smi – si sia preoccupato di visitare i pazienti in fila, di andare di notte, a suo rischio e pericolo, in una buia campagna per un problema urgente o ritenuto tale, tra minacce ed intimidazioni, dimenticando il compito vitale e primario di controllare la scadenza di farmaci, magari allocati in una stanza di cui non sospettava nemmeno l’esistenza. Che criminale ».

Il processo a carico dei 18 indagati avrà inizio a partire dal prossimo 4 Febbraio 2020.

Paola – Medicinali scaduti: 18 medici tirrenici a giudizio. Interviene lo Smi ultima modifica: 2019-05-10T13:06:43+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.