figura di giudaPresso l’Auditorium “Ferrari” del plesso Sant’Agostino, sede del Comune di Paola, si svolgerà domattina un’importantissimo convegno avente a tema la figura di Giuda, traditore per antonomasia di tutti i testi sacri neotestamentali.

Incidentalmente contiguo all’atmosfera che si respira tra i banchi della maggioranza consiliare, l’evento è stato da tempo organizzato dall’Associazione “Radici” presieduta dalla Consigliere Comunale Maria Pia Serranò, tra le cui fila del Partito (il Grande Sud di Gianfranco Micciché) milita anche quel Marco Focetola che, da qualche detrattore, è stato additato come autore del “tradimento” che è costato l’elezione provinciale al Sindaco Basilio Ferrari.

Che si tratti di una mera coincidenza è un dato evidente ma, alle volte, il destino gioca un ruolo fondamentale nella prosecuzione di storie che possono avere ricadute su una considerevole quantità di personaggi (tra i quali – nel caso specifico del tradimento subito dal Sindaco – vanno annoverati tutti i cittadini di Paola).

Senza voler strumentalizzare oltre il senso dell’importantissimo appuntamento di domani (ore 9.30), a margine di questa forse inutile premessa è pubblicato per intero il Comunicato attraverso il quale l’associazione Radici ha inteso comunicare alla cittadinanza le modalità di svolgimento ed il tema dell’iniziativa nella quale il Prof. Chimenti sarà affiancato dal moderatore Mimmo Abramo.

NOTA DELL’ASSOCIAZIONE RADICI

Ci preme avvertire subito che trattasi di un’opera notevole che affronta un tema che ancora oggi suscita grande interesse che ha indotto non pochi studiosi e biblisti a verificare se i resoconti evangelici possano essere considerati attendibili per quando attiene al cosiddetto  tradimento di Giuda.
Il prof. Franco Chimenti nel suo Saggio, come si evince già dal titolo, azzarda una ipotesi estremamente interessante  e suggestiva che contrasta con quanto tramandato dai Vangeli in ordine al comportamento e all’azione di Giuda.
Rinviando quanti sono incuriositi e interessati al problema e alla lettura del  libro del prof. Chimenti, ci sembra opportuno e proficuo enucleare  alcuni dei motivi di fondo del saggio delineando brevemente le ragioni e le considerazioni che hanno indotto il Professore a riguardare l’azione di Giuda da particolari angolazioni.  Tale rapida nota informativa permetterà di seguire i lavori del nostro incontro col Professore conoscendo in qualche modo il suo punto di vista in relazione al problema.
Pur toccando motivi diversi, il nucleo centrale del saggio è costituito dal comportamento e dall’azione di Giuda.  Come universalmente noto, Giuda avrebbe tradito il Maestro per 30 danari.  E’ da dire subito che il “ danaro “  di cui parlano i testi evangelici non corrisponde al “  denarius romano “  che era l’equivalente di 4 sesterzi.  Si trattava in realtà di sycli d’argento ( shekel )  il cui valore corrispondeva ad un sessantesimo di mina  (  unità ponderale greca equivalente a 630 grammi d’argento ).  Un valore complessivo, dunque, di circa 315 grammi di argento.  Trattavasi, come argomenta il Chimenti, di una somma non trascurabile ma non così alta, e in ogni caso non tale da far perdere il senno di un uomo come Giuda, sicuramente non un accattone. E questa è una circostanza importante da considerare ai fini della ipotesi formulata dal Professore.
Giuda, dunque, abbagliato da tale somma, si sarebbe indotto a tradire il Maestro e consegnarlo ai Sacerdoti.
figura di giudaI Sacerdoti cercano Gesù perché temono che il suo carisma, il largo seguito di folla e l’entusiasmo che suscita, possano dar vita a disordini, non più tollerati da Roma,  compromettendo il già difficile equilibrio di potere raggiunto coi Romani. I Sacerdoti intendono evidentemente continuare ad esercitare il potere col beneplacito di Roma, e tutto ciò che può mettere in pericolo tale rapporto, va eliminato.
E’ evidente che se il Sinedrio vuole eliminare Gesù non lo ha riconosciuto come Messia. E non era facile.  Nel saggio di Chimenti sono delineate le ragioni per le quali neppure i Sacerdoti e le classi colte giudaiche potevano cogliere e intendere la diversità del messianesimo di Gesù da quello vetero-giudaico.  A tale pericolo va aggiunto il fatto, gravissimo, che questo Rabbi di Galilea, come qualcuno attestava, si fosse proclamato Figlio di Dio. Cosa assolutamente inaccettabile a cagione del rigido monoteismo ebraico.  Cosicché, a tutto il resto, si aggiungeva il reato imperdonabile di bestemmia e blasfemia che  comportava la pena di morte.
Il Sinedrio ha dunque molti e gravi motivi per cercare Gesù e arrestarlo eliminando il pericolo che rappresenta.  Ma bisogna che questo avvenga senza rischio di disordini e violenze che i Romani non avrebbero tollerato.  E così Giuda, suo discepolo, per la suddetta somma si offre di consegnare il Maestro ai Sacerdoti.
Questo attestano i Vangeli.
Il prof. Chimenti non crede che le cose siano andate così.  E argomenta puntigliosamente per dimostrare l’insostenibilità di tale ipotesi.  L’argomento di fondo è il SUICIDIO.  Chimenti, per una serie di ragioni che, bisogna riconoscerlo, appaiono del tutto convincenti, non crede che alla infame decisione di Giuda di tradire il Maestro per il più vile dei motivi,, sia seguito, immediatamente dopo, il terribile proposito di porre fine alla sua vita.  A giudizio dell’Autore ciò non avrebbe alcuna motivazione psicologica.  E appare davvero di grande interesse il processo rigorosamente logico che Chimenti sviluppa per dimostrare l’insostenibilità della soluzione evangelica.
In realtà, la soluzione evangelica lascerebbe senza spiegazione non solo il suicidio, che resterebbe sostanzialmente immotivato, ma anche non poche altre circostanze.
Bisogna dunque trovare una soluzione diversa e convincente, e il prof. Chimenti la trova.  Escluso il danaro, a suo giudizio il movente che ispira la decisione di Giuda non può che essere politico.  E come tale va inserito nel contesto storico-politico-religioso di quel tempo che l’Autore delinea accuratamente. Operazione questa davvero imprescindibile per cercare di capire come davvero siano andate le cose.  Con la venuta di Gesù il Divino scende nel Mondo, e deve necessariamente inserirsi e coesistere con tutto ciò che costituisce l’Umanità.  Era dunque inevitabile che la vicenda terrena di Gesù si intrecciasse con la realtà politica e religiosa di quel tempo.  E Giuda, sostiene il Professore, opera appunto, sia pure in modo ancora poco comprensibile (  tutto diventerà chiaro dopo gli eventi pasquali ), questo congiungimento tra Divino e Terreno.
Chimenti delinea bene questo quadro e cerca e trova in esso le ragioni che spiegherebbero i moventi dell’azione di Giuda:  dal concepimento del suo  progetto politico, all’accordo ( indispensabile )  col Sinedrio, al suicidio.
Vediamo allora rapidamente questa affascinante ipotesi avanzata dal prof. Chimenti.
Si è già detto che, scartato il movente danaro, non resta che quello politico.  Ed ecco come, a giudizio dell’Autore, le cose siano realmente andate.
Chimenti ipotizza che  Giuda appartenga al Movimento patriottico che lotta per la liberazione della Giudea.  E’ una lotta senza speranza perché non è pensabile prevalere sullo strapotere di Roma.  I numerosi tentativi in tal senso si sono puntualmente risolti in un bagno di sangue.
Giuda ha avuto modo di constatare gli straordinari poteri di cui il Rabbi di Galilea ha dato e continua a dare prova.  Ha sperimentato il suo carisma e l’amore e l’entusiasmo di cui è fatto oggetto da folle immense.  Ma c’è di più:  e se quest’uomo fosse il Messia l’ Unto del Signore che, come profetizzato dalle Scritture, viene ancora una volta a liberare il suo popolo?  Cosa accadrebbe se quest’uomo straordinario fosse guadagnato alla causa patriottica?  Cosa potrebbero le legioni di Roma contro i poteri dell’ Inviato del  Signore?
Prende così corpo in Giuda, irriducibile zelota, l’idea di utilizzare il Rabbi di Galilea contro Roma.  Egli guiderà l’ennesima lotta contro i Romani, il popolo lo seguirà, e la vittoria sarà questa volta certa perché sarà il Messia a guidarlo.
Ma Gesù predica l’amore, la fratellanza, la non violenza, il perdono e la pace, come si può pensare di indurlo a capeggiare una rivolta contro Roma?  Ma Giuda pensa che forse un modo ci sia per coinvolgerlo in questa impresa. I Sacerdoti lo cercano, basterà allora consegnarlo ad essi.  Il Maestro non potrà non reagire all’arresto, e sarà quello il segnale della lotta contro l’oppressore e contro il Sinedrio sostanzialmente collaborazionista.
Gli argomenti che il Professore porta a sostegno della sua ipotesi affondano le loro radici in un contesto politico – religioso preciso, cosicché appaiono del tutto verosimili.  Così come verosimile appare il movente che ha ispirato l’azione di Giuda.

Senonché le cose vanno in un modo diverso.  Gesù non reagisce:  si lascia arrestare, flagellare e condannare.  E le speranze di Giuda si sgretolano.  E non poteva che finire così.  Il progetto di Giuda non avrebbe mai potuto avere attuazione perché riposava su di un equivoco di fondo.
Chimenti spiega infatti che Giuda ( e non solo lui )  non aveva inteso il significato del nuovo messianesimo di Gesù.  L’Unto del Signore non veniva a cambiare lo stato politico della Giudea ma il cuore degli uomini.  Il progetto di Giuda era dunque destinato al fallimento. Ma in quei momenti Giuda non possedeva gli strumenti per cogliere l’esatta portata del messaggio cristiano.
Comprende così di aver commesso un errore incommensurabile e tragico: ha sacrificato il Maestro per nulla.  Si è rivelato agli occhi di tutti, ignari del suo utopistico progetto, come il più grande e infame traditore della storia!  E Forse indovina che sarà condannato e disprezzato per l’eternità!  Misura sgomento l’entità dell’errore e le sue colossali conseguenze:  il Maestro è stato sacrificato invano; egli si è disonorato per l’eternità; la sua patria continuerà a languire sotto l’odiato oppressore!  Il fallimento è totale!  E la disperazione prende il cuore di quest’uomo schiacciato da una realtà che non è riuscito a capire. Disperazione, dunque, afferma Chimenti, non pentimento.  Non poteva Giuda pentirsi di aver tentato di dare la libertà al suo popolo.  Ma è una disperazione irrimediabile che lo annienta.  Non ha più nulla per cui continuare a vivere!  Meglio la morte.  E sarà una liberazione!
Il suicidio trova ora una sua motivazione, e questo atto estremo appare del tutto conseguente ad un errore di valutazione che ha cagionato un danno incalcolabile e che lo ha gettato in un abisso di disperazione.
Mentre dunque la soluzione evangelica non spiega il suicidio, l’ipotesi politica, conclude il prof. Chimenti la giustifica ampiamente.
Ma non è solo l’azione di Giuda ad essere ispirata da un movente politico.   Altrettanto politica è la decisione del Sinedrio di eliminare Gesù.  Così come politica è la scelta del procuratore romano di mandare a morte Gesù per quanto convinto della sua innocenza.
Il prof. Chimenti, come è possibile leggere nel suo Saggio, opportunamente traccia un quadro in cui gli eventi più importanti di quella straordinaria vicenda si sviluppano intrecciandosi con motivi politici e religiosi. Senza tener conto di tali elementi, sostiene Chimenti, diventa difficile cogliere il significato di quegli accadimenti.
Di grande interesse è anche la sua interpretazione del processo davanti a Pilato.  E notevole si rivela il rigore logico con cui l’Autore affronta quell’evento.  Contestando le conclusioni di studiosi e biblisti anche attuali i quali affermano che il governatore avrebbe condannato Gesù per aver ritenuta valida l’accusa politica portata dai Sacerdoti contro Gesù, di aspirare cioè alla regalità, Chimenti considera assolutamente insostenibile tale impostazione, e dimostra, con un argomentare incalzante e lucido, che ben altro fu il movente del comportamento del procuratore romano.
Davvero tante, insomma, le idee originali che il Professore sviluppa nel suo Saggio, anche se la sua ipotesi del Mistero Giuda costituisce il fulcro del suo lavoro.

A questo punto ci si chiede se le conclusioni cui perviene il prof. Chimenti, che contrastano con quanto affermato dai resoconti evangelici, sia un tentativo temerario. Francamente, leggendo il Saggio, non pare proprio.  Tutto quello che l’Autore sostiene è il risultato di una indagine accurata e condotta con indiscutibile rigore logico.  Nulla è affermato in modo apodittico, così come nulla è lasciato alla fantasia.  E per rendersene conto basta leggere il libro.  Si avrà così modo di constatare che il coraggio dimostrato da Chimenti di contestare alcune attestazioni evangeliche, trova piena giustificazione nei risultati del suo non facile lavoro.  Lavoro che, si può ben affermarlo, si rivela suggestivo, affascinante e di notevolissimo interesse.
Non sarà inutile avvertire che le conclusioni cui perviene l’Autore, non modificano in alcun modo il significato e le finalità del Progetto di Dio relativa alla salvazione.

L’incontro del 29 ottobre, nel corso del quale sarà presentato il Saggio del prof. Chimenti, pur avendone  a grandi linee, delineato il contenuto, sarà una occasione davvero preziosa per dibattere su di un appassionante problema  che ancora oggi, dopo 20 secoli, impegna storici e studiosi nel tentativo di dare una soluzione convincente al Mistero  Giuda.
Il prof Chimenti, come abbiamo accennato in queste pagine, avanza una ipotesi difforme da quella tramandataci dai resoconti evangelici, cosicché le opinioni dei partecipanti all’incontro avranno modo di confrontarsi con quella dell’Autore.  Sarà solo opportuno liberarsi da posizioni dogmatiche o da non infrequenti pregiudizi e rituffarsi in un itinerario che, ne siamo certi, non mancherà di offrire suggestioni e forse perfino emozioni.

Paola affronta il tema del “tradimento” nella figura di Giuda ultima modifica: 2014-10-28T12:26:31+02:00 da Redazione
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