Documentato come una “bestia rara”, stava lì, disteso su di un lembo di terra brulla e diviso tra una marea di proprietari. Riposava, consapevole delle sue potenzialità attrattive e risolutrici per il comparto turistico-commerciale della Città con il nome di Donna. Placido si lasciava raschiare al mattino dalle rupe e dalle vanghe degli operai, mentre sereno riposava sotto le stelle della sera.

Tuttavia, una nube nera gravava sopra al “Parcheggio delle Due Sicilie”, fratello carnale di “Isola”, la protagonista indiscussa di “Via della Capitale”.

Paparazzato costantemente dal Sindaco Baracca del Rampante Cavallino (smanioso come un padre orgoglioso di documentare i progressi di suo figlio) vezzeggiato come una madre dal vicesindaco Fieramosca Scanu (probabile lontano parente di un famoso cantante di mari d’acqua dolce), il “Parcheggio delle Due Sicilie” era stato concepito sotto al distributore di carburante più centrale della città, vicino la piazza, laddove una marea di turisti avrebbe potuto ammirare le bellezze dell’architettura storica miste a quella – ineguagliabile – di sua sorella “Isola”, il cui ovulo fu fecondato durante un comizio elettorale.

Come un baluardo di sapienza e coerenza amministrativa, quel giovane sterrato era l’orgoglio di mamma e papà.

Ma come ogni figlio appariscente, e la storia è densa di casi simili (persino nella fiaba della “Bella Addormentata” c’è un riferimento in merito), quell’infantile parcheggio suscitava l’invidia e la gelosia di molti maligni. Primi tra tutti i proprietari della sua culla, gelosi delle sue potenzialità e nemici della razionalità di cui era vicario.

orrore e sacrilegio

Un’immagine di parcheggio incatenato

Per questa ragione una notte, questa notte, uno di loro imprigionò il parcheggio in centro. Con una catena arrugginita, adornata di nastri bianchi e rossi, l’avocado Tovaglioli (nomignolo affibbiatogli in Sud America) riuscì ad imbrigliare il cuore dell’area virtualmente gloriosa.

«Non ha neanche un anno», esclamò atterrito il sindaco Baracca del Rampante Cavallino, «Oddio, oddio, oddio, neanche il tempo di dodici mesi di gloria su internet! Neanche la gioia di godercelo bello e pulito a spese della Valle Miao di Golia Slavina», gli fece eco il vicesindaco Fieramosca Scanu.

Incapace di parlare, privo di lessico istruito, “Parcheggio delle Due Sicilie” fu soltanto in grado di fare una pernacchia, come tutti i bimbi che si divertono a far vibrare le labbra.

orrore e sacrilegio

Un particolare di catena

 

Nel frattempo l’esecutivo entrò nel caos. «Chi glielo dice adesso?», piangeva come un vitello l’assessore Piccolo Agrume, «Chi glielo dice che non può più allungare l’ombra del suo negozio laddove i romani costruirono una villa? Chi glielo dice adesso a quel felino tornitore che ci tiene per le palle coi suoi tre quarti di culla? Come farà a darci ancora il suo assenso se quel disgraziato dell’avocado Tovaglioli ha imprigionato il cuore di “Parcheggio”?»

 

Dilemmi notturni intrisi di orrore e sacrilego, cose che forse soltanto un intervento divino poteva risolvere, ci voleva qualcuno che lasciasse scatenare “Parcheggio” mentre orrore e sacrilegio serpeggiavano nella Città.

 

Avete appena letto il secondo capitolo di “Città con il Nome di Donna”, romanzo a puntate. (clicca qui per leggere il primo capitolo).

ORRORE E SACRILEGIO. Catena recluse parcheggio in centro ultima modifica: 2015-04-21T23:03:14+02:00 da Giampiero Delpresepe
Giampiero Delpresepe

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Autore "collettivo", nominato caporedattore della Testata on-line Marsili Notizie, mi occupo dello scibile in generale, con particolare attenzione alla Politica.