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San Lucido – Sui “Bimbi Migranti” anche il sospetto dell’espianto di organi

Chissà quali sono i pensieri che albergano nella mente di bambini che si mettono in viaggio consapevoli di essere soli. Chissà quali speranze si nutrono in un cuoricino che batte all’impazzata tra i marosi di un mediterraneo spesso assassino, senza il conforto di una mano adulta e familiare da stringersi sul petto. A queste domande, probabilmente col tempo, risponderanno gli operatori della cooperativa “Il Gioiello” di San Lucido che, da lunedì scorso, hanno iniziato a porre in essere la prima accoglienza per tanti piccoli migranti che dalle coste africane sono recentemente sbarcati in Calabria.

Con l’innesto di altri quattro elementi, il gruppo di minori ospitati presso la Comunità “Casa Serena” – operante sempre nel piccolo comune del tirreno cosentino – è salito a sedici. Grazie ad un accordo con l’amministrazione comunale di San Lucido, gli operatori della struttura avranno modo di ospitare i piccoli giunti sulle nostre coste privi dell’affetto dei propri cari, bambini senza genitori che – indipendentemente dal loro status formale di “orfani” – sono soli al mondo ed hanno bisogno di cure e assistenza. Sul primo di questi due aspetti (visto che l’altro è condotto encomiabilmente dai membri della coop), un grande apporto è giunto dalla direttrice del distretto sanitario tirrenico, dott.ssa Giuliana Bernaudo, che proprio l’altro ieri si è concretizzato in una visita specialistica per un ragazzo che manifestava i sintomi tipici dell’appendicite, al quale – dopo un’accurata analisi medica presso l’ospedale Annunziata di Cosenza – è stata somministrata una cura che ha permesso di evitare l’intervento chirurgico. Un’altra grande mano è giunta dall’associazione dei medici volontari dell’Asmev che, presso il proprio ambulatorio, ha visitato “in blocco” i primi dodici arrivati, riscontrando situazioni – alla luce di controlli più approfonditi – vicarie di risvolti “inquietanti”. Si da infatti il caso che, tra i tanti giovanissimi, ci sia una ragazza con un’evidente cicatrice su un fianco, risultato probabile dell’asportazione di un rene operata per ragioni a tutt’oggi sconosciute, forse legate al traffico di organi che criminali senza scrupoli mettono in atto nei paesi d’origine (o di imbarco) di questi piccoli sventurati. A tal proposito, sempre grazie alla supervisione medica, è stato possibile ipotizzare che i bambini siano stati sottoposti ad un regime di trattamento compatibile alla tortura, perché molti di loro presentavano escoriazioni ed ecchimosi sui corpicini, sempre – con elevata possibilità previsionale – riconducibili a violenze subite prima di mettersi in viaggio.

Tra le tante storie che è stato possibile “tradurre” fino ad oggi, la più intensa è senz’altro quella di due sorelline di cinque e quindici anni, partite insieme alla volta dell’Europa prive di qualsiasi punto di riferimento cui aggrapparsi per darsi forza vicendevolmente. Senza conoscere la lingua, all’oscuro del destino che le attendeva, probabilmente prive di nozioni natatorie, queste due bambine hanno potuto contare solo dell’amore nutrito dall’una per l’altra, riuscendo in un’impresa che a molti è risultata impossibile. La speranza è che, dalle nostre parti, trovino quella tranquillità necessaria a mettersi tutto alle spalle.

About Francesco Frangella

Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.

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