È iniziata ieri in un’aula del Tribunale di Paola, la fase dibattimentale del procedimento penale che vede imputato il maresciallo dei Carabinieri Michele Ferrante, attualmente in servizio a Cosenza ma, all’epoca dei fatti contestati, operativo in quel di Fuscaldo.

La vicenda sulla quale i giudici sono chiamati ad esprimersi, riguarda il comportamento messo in atto dal sottoufficiale dell’Arma nei riguardi di Davide Di Domenico, attivista ambientalista fuscaldese che, nella fattispecie processuale in corso, rappresenta sia la persona offesa nonché la “parte civile”.

Dinnanzi al collegio presieduto dal Giudice Alfredo Cosenza, il Pubblico Ministero Maria Francesca Cerchiara ha ascoltato la versione dello stesso Davide Di Domenico (assistito dal penalista Antonio Ingrosso) e quella di un altro teste, presumibilmente funzionale alla difesa, al quale sono state più volte poste domande per chiarire meglio la sua deposizione.

Patrocinato dagli avvocati Giuseppe Bruno e Armando Sabato, il maresciallo Michele Ferrante è finito sotto processo per una serie di accuse relative a reati che vanno dalle perquisizioni e ispezioni arbitrarie, alle lesioni personali aggravate, nonché minacce e abuso d’ufficio.

Ripercorrendo la vicenda bisogna partire da una fotografia, uno scatto effettuato nel corso di un comizio elettorale proprio da Davide Di Domenico il quale, successivamente al “click”, sarebbe stato oggetto di un’operazione di controllo talmente vigorosa da averne cagionato un trauma al gomito destro, con frattura del capitello radiale (prognosi: 95 giorni).

Motivo di tanto “zelo”, stante l’accusa messa a segno dal Procuratore Capo di Paola, Pierpaolo Bruni e dalla sostituta Cerchiara, sarebbe stata l’eventualità secondo cui il maresciallo Ferrante avrebbe operato al fine di impedire al Di Domenico di fotografarlo insieme alle persone con cui si intratteneva. Tutto ciò in spregio – secondo il Procuratore Capo e la sua sostituta – degli articoli 97 della Costituzione e del 36 e 57 del regolamento di disciplina militare, in quanto – libero dal servizio ed in abiti civili – eseguiva una perquisizione ed una ispezione personale senza alcuna giustificazione, omettendo di redigere il verbale delle operazioni compiute. Anzi, all’esito dell’operazione, lo stesso Di Domenico è stato deferito all’autorità giudiziaria per un procedimento penale a suo carico che, la stessa Procura – dopo aver comunque autorizzato il sequestro del telefonino dell’uomo – ha successivamente archiviato (focalizzando invece l’attenzione sulla posizione di un altro soggetto di Fuscaldo che, secondo gli inquirenti, avrebbe fornito una falsa testimonianza al fine di danneggiare l’ambientalista per favorire il maresciallo).

Su questa serie di anomalie sono state prodotte addirittura tre interrogazioni parlamentari, proposte – al tempo in cui l’asse di governo nazionale non era stato ancora neanche ipotizzato – dagli allora esponenti di Lega e MoVimento 5 Stelle.

A rendere ancor più disagevole la posizione del politico ambientalista fuscaldese, vi sarebbe poi la questione legata alle presunte minacce (Ferrante avrebbe detto a Di Domenico: «Te la farò pagare…» e ancora: «Ti faccio vedere io, dove cazzo devi andare…») e agli “Op/85” redatti dai Carabinieri, «i quali – si legge nell’interrogazione pentastellata del 18 ottobre 2017 – avrebbero annotato ogni persona con cui lo stesso (Davide Di Domenico, ndr) avrebbe avuto contatti durante la giornata (comprese la moglie e la cognata), controlli che sarebbero stati inseriti nella banca dati del CED (centro elaborazione dati), a parere degli interroganti senza alcun giustificato motivo di tutela dell’ordine, della sicurezza pubblica e di prevenzione e repressione della criminalità, ma con una finalità evidentemente ritorsiva». “Segnalazioni” cui non sarebbero stati esenti neanche poliziotti, giornalisti, carabinieri e professionisti in genere. Tutti adesso esposti all’eventuale rischio “automatico” di controlli approfonditi in ogni circostanza.

Paola – Maresciallo “risoluto” sotto processo: prime testimonianze in aula ultima modifica: 2019-10-31T10:45:19+01:00 da Redazione
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