capinera

Tutta la verità, nient’altro che la verità. Sogno (a metà) di una capinera

Quello che segue è soltanto un estratto, figlio di un sogno, colto sul fatto, lungo la linea tortuosa di uno scacco matto.

È un racconto banale, che si può leggere bene e capire male, è la storia di una capinera che s’è sentita volare anche quando in cielo non c’era.

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Calcato il tragitto attraverso il deserto, con il cuore chiuso e lo stomaco aperto, il volatile versatile ha trovato compagni di viaggio, anche loro piumati e con uguale coraggio, più o meno lo stesso di quello che serve per farsela addosso.

Sul profilo di un orizzonte distrutto, tutto pizzi e merletti come una vedova in lutto, la carovana viaggiava, unita dalla paura di sbattere contro il palazzo dalle invisibili mura.

A capo della processione, gracchiante e petulante per la commozione, la capinera scrutava la sua bussola incerta, la cui stella polare temeva d’esser scoperta.

Sulla terra la scia polverosa di un cavallo dorato, pareva la pista di un aereo atterrato, quindi contento, l’uccello sempre in cerca del suo nutrimento, bene ha pensato di fondare un casato, formato da nomi senza sostanza che però fanno numero dentro a una stanza.

Col favore della sua nuova banda, strappata al corteo che dormiva su branda, il pennuto molliccio, considerando l’eventualità di un oscuro pasticcio, le femmine ha posto sulla linea del fuoco, schierando i maschi a guardia del poco, rimasto alla fine di un calcoloso tormento che nelle reni significa dimezzamento.

Con siffatta armata, elitaria sul resto, nella notte è avanzato anche quando era buio pesto, arrivando infine a deporre il suo uovo nel nido posato all’interno di un covo, che per sua natura era già croce e delizia di gente armata come una milizia.

Galeotta fu quella notte col guscio, perché ad attenderlo, piazzato sull’uscio, un alfiere fasciato coi colori dello stivale, disse: “hai fatto quel che hai fatto, però forse non vale”.

Frattanto che il tempo è passato, beccando l’aria come ferro filato, la capinera fiaccata dalla traversata, ha gettato la spugna in prossimità di quella che, sulle mappe, è definita città.

Lo schiocco di dita della realtà, ha schiuso le palpebre su un sogno a metà, una storia insensata dedicata alla sensibilità, che non abbisogna di verbo per percepire verità.

È un canovaccio banale, che si può capire bene pur leggendolo male, una trama contorta senza alcuna notizia se non quella che c’è chi dorme pur non avendo pigrizia.

About Francesco Frangella

Francesco Frangella
Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.

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