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Paola – Tirreno cosentino escluso dall’alta velocità? Grupillo teme il default

È un appello in piena regola quello che il consigliere comunale paolano Josè Grupillo, capogruppo di maggioranza nell’aula “Lo Giudice”, rivolge a quanti «hanno a cuore le sorti del Tirreno cosentino», un territorio che sembra essere scomparso dai radar che monitorano il rilancio infrastrutturale, soprattutto per quanto concerne l’allestimento dell’alta velocità ferroviaria.

«Recenti notizie rilanciate anche da canali ufficiali – è l’incipit di Grupillo – inducono a pensare che quella che oggi rappresenta la spina dorsale del trasporto provinciale su rotaia, fondata su binari e traversine conosciute in tutta Italia e famosa nel mondo per avere la stazione che s’affaccia sul Santuario del Patrono Regionale, d’improvviso non interessi più a nessuno, perché a quanto pare, quella che per oltre mezzo secolo è stata la via delle “lunghe percorrenze”, resterà esclusa dall’alta velocità. Rimbalzata dai giornali ai social network, la notizia secondo cui il governo Draghi avrebbe messo in conto un intervento da circa 20milardi di euro per realizzare, tra Praia a Mare, Tarsia, Cosenza e Lamezia Terme, un corridoio ferroviario utile a sfruttare appieno le prestazioni delle “Frecce” in transito da Salerno, costituisce argomento di vera e propria preoccupazione per tutte le realtà locali del tirreno cosentino. Già fuori gioco per ciò che riguarda la linea autostradale – incalza il capogruppo – deviata a monte per favorire l’entroterra,  la litoranea che da Praia è corridoio tirrenico d’Europa fino a Reggio, snodandosi lungo un percorso incastonato di gemme come Tropea, “Borgo dei Borghi” 2021, è rimasta accattivante solo grazie ai treni, che negli anni hanno favorito l’ampliamento di varie comunità grazie all’indotto sorto attorno alle locomotive. Se la ferrovia del presente non dovesse considerare di aggiornare se stessa sulla solida base che è la tratta attuale, virando di colpo verso zone già floride grazie all’autostrada, allora sarebbe opportuno iniziare a preparare un de profundis da cantare al funerale del nostro territorio, condizionato anche sul piano dell’erosione costiera. La speranza – conclude Josè Grupillo – è che l’intera classe politica espressa a queste latitudini, sia capace di riunirsi nella difesa di ciò che fino ad oggi, sebbene migliorabile, ha comunque funzionato. Faccio quindi appello a tutte le forze politiche che compongono il Parlamento europeo e quello italiano, affinché sia riconsiderata la linea intrapresa con il progetto in questione. Spero che questa preoccupazione sia condivisa, oltre che dai parlamentari e senatori eletti in questo arco territoriale, anche da coloro che siedono sugli scranni regionali, compreso il presidente facente funzioni Spirlì. Ma soprattutto mi auguro di coinvolgere il popolo e gli amministratori locali, affinché si possa prendere consapevolezza del fatto che c’è da rimboccarsi immediatamente le maniche, per evitare di restare tagliati fuori da un intero continente e, quindi, dal futuro».

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