fausto orsomarso assessore regione calabria

Paola – Mare sporco, Orsomarso stizzito sbotta: «e che cazzo vuol dire»

Se non fosse per l’amicizia virtuale, che consente di leggere contenuti e avere aggiornamenti dell’attività altrui sul web, probabilmente non avrei mai potuto assistere alla performance, verbosa e verbale, messa in atto dall’assessore regionale Fausto Orsomarso, che ieri ha usato “vie traverse” per commentare l’impietoso report diffuso dall’Arpacal in merito al mare (circoscritto ad un punto) di Paola.

Non una parola sulla sua pagina ufficiale, ma tante frasi accozzate con tempi verbali da traduzione italo/marocchina nella risposta all’utente che lo ha chiamato in causa, taggandolo nel post in cui, oltre ad invitarlo ad organizzare una conferenza stampa proprio a Paola, è stato condiviso l’articolo dal sito ufficiale dell’Arpacal.

In buona sostanza, Orsomarso è stato chiamato ad esprimersi su quanto riportato dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Calabria che, nello specchio d’acqua antistante la Città del Santo, ha riscontrato  «non conformità per il superamento del limite tabellare del parametro Escherichia coli pari a 800 ( valore limite 500 )» (precisando stamattina che si tratta comunque di una misurazione effettuata su un punto SCARSO, quindi già non balneabile, come se ciò rendesse più accettabile la cosa).

Ecco la replica dell’assessore regionale: «E che cazzo vuol dire – ha chiosato –  se a paola segnalano difformità proprio perché ci sono controlli deputati nel punto non conforme e se ripetuto nei controlli ci sarà divietò di balneazione . Forse poi vi sfugge che la depurazione dipende dai comuni e controlli da guardia costiera ed arpacal . Questo continuò a ribadire ma tanti ignoranti scrivono come se fosse mia la responsabilità . Io posso solo coordinare maggior controllo , denuncia come facciamo e al tempo stesso difendere la qualità del mare perché la maggior parte limpido e balneabile perché purtroppo i ciglioni che scrivono e generalizzano fanno un danno alla calabria in piena estate con procurato allarme rispetto al fenomeno della fioritura algale che purtroppo anche se non bello a vedersi è un fenomeno naturale e non inquinamento . Spero di essere stato chiaro in questa terra di campioni di suggerimenti o meglio ancora di risolutori da salotto».

A partire dall’incipit scurrile e scanzonato, da questo fulgido esempio di oratoria politico/amministrativa, oltre a prendere atto che Paola, per Orsomarso, si scrive senza neanche l’uso del maiuscolo (forse indice di considerazione), si apprende anche che Paola è causa del suo problema «vi sfugge che la depurazione dipende dai comuni», e che quando non è «fioritura algale», il barile va scaricato anche su «guardia costiera ed arpacal (tutto minuscolo, of course, ndr)».

Tralasciando «guardia costiera ed arpacal», per conto del Comune si sono già espressi il sindaco Roberto Perrotta e il consigliere regionale Graziano Di Natale (che è anche consigliere comunale a Paola). Il primo lo ha fatto con una diffida formale alla Rai, pubblicata di recente sul Quotidiano del Sud, per un servizio, non proprio lusinghiero, mandato in onda dal TgR a proposito delle condizioni del mare cittadino. L’amministrazione ha recriminato per l’eccessiva considerazione attribuita a normali “mucillagini”(tesi in linea con la teoria della “fioritura algale” di Orsomarso), e – senza dare dei «ciglioni» (cfr. Orsomarso) a nessuno – ha replicato a tutela del «buon nome della città, gli interessi dei commercianti, e l’immagine sia dei dipendenti del Comune sia l’Amministrazione municipale». Sostanzialmente, a Paola è tutto a posto, e se non è a posto, la colpa è «di privati ovvero di altri Comuni limitrofi». Chiaro come il sole, tant’è che Graziano Di Natale (anche ex presidente del Consiglio Comunale), in relazione all’incontro odierno tra Orsomarso e i sindaci della costa tirrenica cosentina, ha commentato «OCCORREVA PENSARCI PRIMA». In un post su Facebook, l’avvocato eletto in Consiglio Regionale tra le fila della minoranza, ha aggiunto: «Io non sono mai entrato sul tema perché ritengo che simili discussioni vadano fatte prima non a stagione estiva inoltrata. Abbiamo bisogno di capire,con certezza,cosa sia  quella macchia marrone o verdastra che compare nel nostro mare. Capisco tutto, ma non strumentalizziamo un argomento così importante. Servono risposte serie, interventi mirati e programmati in tempo utile».

La foto allegata al post del consigliere regionale Graziano Di Natale

Ora, la speranza è che dall’incontro di oggi si possa perlomeno giungere ad un accordo in merito alla definizione di «ciglioni», categoria di cui discetta Orsomarso nel suo intervento, se siano solo quelli che «scrivono e generalizzano» o se bisogna aggiungerci anche coloro che sottoscrivono e amministrano.

Sennò «che cazzo vuol dire», se uno le chiama “mucillagini” e l’altro ha ancora «bisogno di capire,con certezza,cosa sia»  quella macchia che in mare lascia una scia?

 

P.S. Qualche minuto fa, l’assessore regionale Fausto Orsomarso ha modificato il suo commento su Facebook, sostituendo la parola “cazzo” con “cavolo”.

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