servizio educativo comunale paola

Paola – Avviato servizio educativo con durata 2 mesi: è una cosa sensata?

Lettera di una nostra lettrice

Gentile redazione, con la speranza di suscitare l’interesse vostro e dei lettori che si rivolgono al Marsili per avere notizie “fuori dal comune”, inoltro questa mia considerazione relativamente ad un servizio che il Comune attiverà giusto per il tempo necessario a sentirne la mancanza.

Dallo scorso 12 ottobre è infatti disponibile, sul sito istituzionale del Comune di Paola, un avviso (con relativi allegati da compilare) nel quale si annuncia la partenza del “Servizio educativo comunale per bambini di età compresa tra i 3 (tre) ed i 36 mesi”, specificamente predisposto con una scadenza programmata dopo 2 (due) mesi di attività.

In un momento storico non proprio fecondo di buone notizie per l’utenza che fa riferimento ai servizi pubblici, l’attivazione in sé rappresenta senz’altro una boccata d’ossigeno per tutte quelle famiglie che, avendo figli ancora in fasce, si trovano a dover “incastrare” gli impegni lavorativi – sempre più coinvolgenti per entrambi i genitori – con le necessità dei bambini, che molto spesso comportano il sacrificio di almeno uno stipendio (a meno che non vengano impegnati altri familiari, nonni e babysitter).

Ebbene, considerata la morosità dell’ente nei confronti di coloro che operano nel settore dei servizi sociali, molti dei quali avanzano mensilità ormai accumulatesi nell’ordine temporale di quasi un anno, pare quantomeno “sconveniente” investire risorse per andare a calmierare un ambito che sarà in grado di creare benefici per soli due mesi ad (risicata) platea di 20 (venti) famiglie.

Non sarebbe stato più opportuno destinare i fondi che saranno investiti per questi due mesetti di attività in qualcosa di più concreto, magari utile a mettere un cerotto all’emorragia di debiti che stanno accumulandosi nei confronti dei soggetti erogatori di servizi nevralgici per la cittadinanza?

Inoltre v’è da considerare lo smarrimento cui potrebbero andare incontro i bambini, messi in condizione di vivere per soli due mesi l’ambiente educativo messo loro a disposizione dal Comune.

Detto in altre parole: è normale che un’intera classe di infanti, tutti in un’età molto fertile per l’apprendimento, vengano “sballottati” per un servizio destinato a chiudere i battenti dopo 60 giorni?  Non sarebbe stato più utile investire queste risorse per dare un segnale alle tante cooperative in attesa di riscontri dall’Ente che, Consiglio Comunale alla mano, ha certificato il suo stesso “deficit strutturale” relativamente al Bilancio?

Tra l’altro, il delegato di giunta destinato a questo tipo di decisioni, da un po’ di tempo non è più il dr. Ernesto Trotta, che fino a poco tempo fa aveva chiaro il quadro della situazione e, probabilmente, sarebbe potuto intervenire con maggiore incisività rispetto a chi gli è succeduto, che probabilmente dovrà riprendere in mano l’intero filo del discorso, necessitando di ulteriore tempo rispetto a quello – già finito – di chi avanza i soldi.

Comunque, nella speranza di essere d’aiuto, faccio presente che l’INPS – ente che dovrebbe “liberare” la liquidità su input del Comune – ha dichiarato l’impossibilità di procedere per inadempimenti propri dell’Ente, sui quali proprio Trotta avrebbe dovuto vigilare.

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