roberto pititto

Paola – Il dubbio che sul riassetto sanitario ci siano interessi privati

Ex segretario regionale del Sindacato dei Medici Italiani (Smi), di cui oggigiorno è componente essenziale, il nefrologo Roberto Pititto propone un’analisi su ciò che sta accadendo riguardo il riassetto sanitario del tirreno cosentino, dove la struttura Spoke divisa tra gli ospedali di Paola e Cetraro, continua a palesare uno stato incompatibile con le esigenze degli utenti.
Di seguito si propone la lettura del camice bianco, che apre scenari inediti nell’analisi dei fatti che stanno susseguendosi (titolo originale: “I polli di Renzo”).

 

Frequento, come medico volontario, l’Africa da quasi vent’anni e a chi mi chiede quale è la carenza maggiore in quei Paesi, rispondo, senza alcuna esitazione, gli uomini, le conoscenze, i medici e gli infermieri.

Ora è evidente che il nostro Paese, per non parlare della nostra Regione, si sta “tropicalizzando” non solo per i cambiamenti climatici, ma anche, ed è ancor peggio, da questo punto di vista.

Assisto, anzi assistiamo tutti, allibiti, sconcertati a questo scontro Paola Cetraro, chirurgia si, chirurgia no, ma poi potenziamo la Cardiologia e faranno un’altra rianimazione e ancora mettiamo otorino e gastroenterologia. Una manifestazione, assolutamente in buonafede, sotto il sole di Catanzaro, un consiglio comunale a Cetraro, dove sono contenti, anzi non proprio tutti, dato che qualcuno comincia a sentire un certo prurito sul fondoschiena.

Ma pensate davvero che per fare una rianimazione o qualsivoglia reparto ospedaliero, basti comprare un apparecchio per ventilazione, un broncoscopio, il più sofisticato degli ecografi?

Qualcuno pensa davvero che basti una TAC di ultima generazione per creare una radiologia di eccellenza?

Ritorno al punto, ma gli uomini dove sono? Dove è la truppa per guidare i carri armati o sparare con le mitragliatrici? In quale fiera si vendono medici specialisti, infermieri o operatori sanitari?

Davvero crediamo a questi libri dei sogni, davvero continueremo ad accapigliarci come “polli di Renzo”, davvero ci continueremo a riempire la bocca di inutili slogan, cianciando di “diritto alla salute per il basso o medio o alto Tirreno”, dimenticando il primo diritto che è quello di non essere presi per i fondelli.

Purtroppo i buoi sono scappati e da tempo pure e i rimedi sono assai difficili da trovare. Se pure da oggi, le Università e le scuole di Specializzazione aprissero le porte ad un numero doppio o triplo di studenti, ci vorrebbero una dozzina di anni per avere un riscontro utile in termini dio risorse umane. Sempre ammesso, e non concesso, che le Facoltà abbiano i mezzi, le attrezzature, i luoghi e, mi ripeto lo so, le risorse umane per affrontare tale straordinario impegno.

E quindi? In tempi di magra, quando le truppe sono poche, si accorcia il fronte. Ed in Calabria andrebbe accorciato tanto.

Sento parlare di Ospedale unico sul Tirreno cosentino, anche se subito si aggiunge che mancano i presupposti.

Io non so bene cosa siano i presupposti mancanti, so che questa appare l’unica soluzione possibile per salvare il salvabile, che non è granché lo riconosco. Da vecchio sindacalista SMI, con Cosmo De Matteis, ne parlavamo trenta anni fa, individuando nell’Ospedale unico la via percorribile per recuperare risorse e professionalità.

Già professionalità, perché da qui si va via non per il trapianto cuore-polmone, ma, almeno chi può, per l’ernia o i calcoli renali.

Non solo siamo stati ignorati da una politica miope, ma minacciati da dipendenti a cui l’Ospedale sotto casa faceva e fa comodo. Che poi sia efficiente o meno, questo importa ai pazienti, solo a loro.

Ma mentre concludo questa nota, mi sovviene il dubbio che io solo un ingenuo romantico e che questa drammatica situazione non sia frutto di miopia, sciatteria, incapacità a programmare, ma sia la tappa di un percorso voluto, di un disegno programmato, ovvero la perdita, in favore della sanità privata, del SSN e la fragile Calabria costituisce un buon e facile inizio. Avremo una sanità di serie A, B, C e così via, altro che la Chirurgia a Cetraro o a Paola!

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