Museo Multimediale San Francesco di Paola

Paola – Il San Museo, i fondi e i biglietti per il “fu” Comune

Accessibile dal lunedì al venerdì in orari compresi tra le 10 e le 13 al mattino e dalle 16.30 alle 19.30 nel pomeriggio (con uno slittamento di mezz’ora per la seconda apertura di sabato e domenica), il Museo Multimediale San Francesco di Paola è collocato al piano terra dell’ex Palazzo di Città, già Collegio dei Gesuiti, su Corso Garibaldi.

Un istituto culturale realizzato con uno stanziamento di fondi pubblici prossimi ai 350mila euro (circa 700milioni di vecchie lire), dotato di postazioni e installazioni che, a detta dei promotori istituzionali dell’iniziativa, dovrebbero garantire un’elevata aderenza con l’attualità, fatta di intelligenza artificiale e applicazioni d’ogni sorta. Un museo avveniristico quindi, ricavato in quello che sarebbe dovuto tornare ad essere il Comune di Paola, un edificio centralissimo per raggiungere gli uffici, che avrebbe consentito di riconvertire il complesso monastico del Sant’Agostino in qualcosa di diverso. Ma tant’è.

Inaugurato da poco più di un mese,  il “San Museo”, così almeno pare di leggere nell’insegna che campeggia sul volto di Patrono che si scorge – affacciato sulla rotonda che regola il traffico tra Via Nazionale, Via della Libertà e Piazza IV Novembre – dietro la a grata di un finestrone, è un’attrazione da visitare previo pagamento ticket d’ingresso (7 euro per i non residenti, 5 euro per residenti, anziani, militari e studenti, 2 euro per gruppi caratterizzati da scolaresche, mentre è gratuito solo per bambini al di sotto dei 10 anni, persone con disabilità e accompagnatori).

Al momento non è però dato sapere a quanto ammontino gli incassi nel corso del primo mese di attività, né chi ne stia contabilizzando il flusso. Sarebbe opportuno che chi è all’incasso, renda edotti perlomeno i residenti – che oltre ad aver contribuito (perché contribuenti) ai fondi pubblici utilizzati, si devono anche accollare i 5 euro per l’ingresso (quando a Roma, perlomeno i romani, non devono pagare per la Fontana di Trevi, che dopo le 22.00 sarà comunque accessibile gratuitamente a tutti) – riguardo la capitalizzazione dell’investimento, i cui ricavati sarebbe opportuno comprendere a quale bilancio saranno ascritti e, soprattutto, per quale uso.

Sapere quanti sono stati i visitatori del primo mese, potrebbe essere il modo più efficace per pubblicizzare l’iniziativa, sulla cui forza nel rilancio dell’immagine di Paola, in molti – soprattutto amministratori – hanno scommesso convintamente.

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