Con Giovanni Politano “ammutolito” dall’esito del ricorso proposto al Tar contro l’elezione, al governo cittadino, dell’attuale maggioranza capitanata da Roberto Perrotta (giunto ormai al “quater” o al “poker”), la minoranza cui è demandata l’opposizione consiliare paolana si è ulteriormente ridotta nei numeri.
Già decimata da episodi che hanno mostrato la sua natura “numerica” all’esito delle votazioni nell’aula “Lo Giudice”, la compagine che dovrebbe racchiudere i restanti 5.801 paolani che, rispetto ai 3.567 elettori de “La Nostra Paola”, avrebbero voluto vedere un governo diverso rispetto a quello del quattro volte detentore della fascia tricolore, potrebbe ridursi a due soli elementi sui cinque che dovrebbe contare.
Con Giovanni Politano tanto malconcio, Maria Pia Serranò già disposta ad incontri nella stanza della presidenza (come accaduto nel corso dell’ultima assise al Sant’Agostino) e Andrea Signorelli sulla giolittiana frequenza del “né aderire né sabotare”, le voci eventualmente “d’opposizione” rimaste sono soltanto due: Tonino Cassano e Graziano Di Natale.
Per quanto efficaci possano ritenersi, due esponenti non bastano a contenere l’orda numerica delle alzate di mano quando la maggioranza assesta i suoi colpi nell’azione amministrativa. Non bastano perché è pressoché impossibile scalfire un’entità che si muove come un solo uomo, forte del suffragio di 3.567 preferenze che hanno dato ad ogni consigliere un peso specifico tale da poter essere al contempo anche assessore.
In questo quadro, lunedì prossimo si terrà l’ennesimo “civico consesso” (citazione mutuata dall’indimenticato giornalista di Gazzetta del Sud, Gaetano Vena), dove verranno ratificati importanti passaggi per la vita dei cittadini, nella loro interezza.
Questioni non di poco conto, come tutte quelle affrontate e da affrontare lunedì 17 novembre, quando il Consiglio Comunale di Paola si riunirà nuovamente sotto la presidenza di Emira Ciodaro.
Sino ad oggi, in virtù delle alzate di mano, sono state approvate tante cose, come l’idea che dalle strisce blu sparse sull’area urbana possano tirarsi fuori 600mila euro da mettere a bilancio, una proiezione che presuppone (almeno) due scenari: il primo, che agli automobilisti paolani sarà chiesto di diventare ulteriormente “contribuenti” con le casse del municipio (una vera e propria tassa da aggiungersi alle altre), perché fare 600mila euro in un anno coi parcheggi significa asfaltare e zebrare tutta la città; il secondo prevede che sarà organizzato un IV Maggio ogni giorno, sperando che gli avventori della fiera e dei posteggi siano “forestieri”.
Questo ma non solo questo, si pensi ad esempio alla Tari (già aumentata di parecchio), che tra le voci riservate ai servizi coperti dai soldini dei paolani, prevede 8 euro da devolversi per i rifiuti abbandonati, anche quelli per i quali è già stato fatto un controllo e individuati i responsabili (che saranno già stati eventualmente multati). Della natura “etica” del prelievo in questione se ne dovrebbero occupare filosofi e giuristi, perché trattasi di un esborso talmente sfuggente (“perché pagare anche laddove i responsabili sono stati individuati e presumibilmente sanzionati?”) da risultare quasi fuorviante per la percezione dell’assetto repubblicano. Oltremodo sarebbe opportuno comprendere cosa eventualmente sarà fatto con i circa 64mila euro che ne verrebbero fuori (cifra ottenuta moltiplicando i quasi 8mila contribuenti paolani per l’entità del prelievo). Tutto ciò nonostante Paola, nel corso degli ultimi anni, è stata più volte insignita del titolo di “Comune Riciclone”, titolo del quale le varie amministrazioni si sono sempre vantate.
A furor di maggioranza (si tenga a mente l’esito delle elezioni amministrative: 3.567 voti a fronte di un elettorato composto da 9.368 aventi diritto), stanno prendendo corpo anche le opere nate sotto altre gestioni, ed è davvero curiosa la situazione in atto sul Lungomare San Francesco di Paola, dove il “fu ecomostro”, poi nuovamente “Pit” (nome originario) e ora affusolata tettoia sotto cui si espande un volume notevole per un’opera costruita dirimpetto al mare, potrebbero – a breve – prendere corpo “cose”. Cosa sarà fatto di tutto quel “volume” non è dato sapere, ma non ci sarebbe da stupirsi se il pubblico potrebbe poi un po’ “privatizzarsi” in virtù di criticità di bilancio o contraccambi territoriali (è opportuno ricordare anche il restyling che verrà operato sui luoghi grazie al progetto dell’Archistar Samà, che presuppone la “scomparsa” di alcune attività presenti).
Non si dimentichi mai la “formula Porto” (che ha portato poi dove ha portato, ovvero al nulla). E il nulla si rischierebbe anche in questo caso, perché a quanto pare ci sarebbe anche da validare una “variante” nei costi che, per un progetto finanziato dal PNRR, potrebbe rivelarsi letale ai fini della prosecuzione dei lavori con la medesima formula di pagamento. Un po’ come sarebbe già in atto per il “palatenda” vicino allo stadio Tarsitano e alla Palestra Maiorano, che si sarebbe dovuto risollevare nei primi cento giorni dell’amministrazione “Perrotta 4” (ne sono passati più di 170) e che si risolleverà, sì, prossimamente ma non è detto che avrà la stessa gestione vista fino al crollo.
Chi vivrà vedrà, e il pubblico (sempre che di pubblico ci siano rimaste le tracce, a parte quelle dei versamenti coi bollettini) si determinerà.
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