Nota diramata dalla compagine consiliare paolana: “Rete dei Beni Comuni” (RBC)

Nei giorni scorsi abbiamo protocollato un’osservazione generale al Piano con la quale si propone di adottare la strategia “consumo di suolo zero”, limitando la nuova cementificazione unicamente a progetti di lottizzazione già in essere, alle richieste di intervento diretto avanzate con le altre osservazioni o laddove sussista un interesse esplicito a costruire da parte dei cittadini. Con tale iniziativa si punta a garantire continuità allo sviluppo del territorio programmato col vecchio Piano Regolatore Generale, senza stravolgerlo o azzerarlo completamente, valutando quanto realizzato fino ad oggi e quanto resta ancora da fare, con la necessità di salvaguardare le classificazioni dei terreni predisposte e adattandole alle reali esigenze di crescita.

Nella relazione che illustra il dimensionamento del nuovo P.S.C., il Comune di Paola ipotizza un incremento demografico nei prossimi 15 anni di 2.217 abitanti; in funzione di tale dato la proposta progettuale del P.S.C. definisce una volumetria complessiva di progetto (tra unità residenziali e attività terziarie) di circa 700.000 nuovi metri cubi edificabili, i quali corrispondono a quasi 22 ettari di territorio che viene sottratto all’agricoltura per essere destinato alla cementificazione. Tale previsione è in netto contrasto con la legge urbanistica regionale, nonché col dato consolidato della “decrescita” demografica del nostro comune (negli ultimi 15 anni la popolazione si è ridotta di circa 1.500 abitanti).

Pertanto, parlando di sviluppo economico sostenibile ciò non può avvenire attraverso il consumo imprudente delle risorse naturali (aria, acqua, suolo) ed antropiche (paesaggio, beni archeologici ed architettonici, ecc.), al contrario è indispensabile costruire un modello di sviluppo che sia fondato sulla protezione e valorizzazione di tali risorse, recuperando e valorizzando il patrimonio urbanistico esistente.

Sotto questo aspetto il P.S.C. di Paola dovrebbe tenere in considerazione oltre ai bisogni legati a nuovi insediamenti e progetti di lottizzazione, ancor prima il recupero e la messa in sicurezza del centro storico. Un centro storico che vive il dramma dello spopolamento e che se non fosse per l’iniziativa di alcuni privati le abitazioni fatiscenti sarebbero ancora di più.

Un turista che giunge a Paola non è di certo attratto da un palazzo di recente costruzione, piuttosto dalla bellezza dei vicoli del nostro centro storico, dal panorama fruibile dalle varie altezze in cui si sviluppa l’antico borgo.

Negli anni scorsi il Dipartimento Urbanistica della Regione Calabria ha sottoscritto accordi rivolti alla riqualificazione ambientale, al recupero, al decoro e alla rigenerazione sociale ed economica dei Centri Storici, riconosciuti quale risorsa ad alto valore strategico ed oggi nuove risorse saranno destinate alla rivitalizzazione dei borghi. Il progetto prevede una dotazione finanziaria di 100 milioni di euro per operazioni a carattere pubblico e di 15 milioni a sostegno dei privati per incentivare il recupero di unità immobiliari finalizzato a sostenere la creazione di servizi per la fruizione culturale, turistica e ricreativa, nonché, iniziative imprenditoriali nei settori dell’artigianato artistico e delle produzioni tipiche locali, della piccola ristorazione e della ricettività diffusa (B&B, affittacamere, servizi per il turismo, ecc.).

Tali iniziative sono perfettamente in linea con il lavoro svolto nei primi anni del 2000 dall’equipe di tecnici che ha predisposto un attento e dettagliato piano di recupero del nostro centro storico, fortemente voluto dall’amministrazione di centrosinistra di allora. Oltre ad architetti e ingegneri, il gruppo di lavoro era arricchito dalla presenza di un antropologo che, nel predisporre progetti significativi volti a favorire la ripresa economico-sociale della città e nuove vie d’accesso, ha effettuato un attento censimento dei fabbricati presenti nella parte antica di Paola. Un lavoro in sostanza dal quale non si può prescindere per riprogrammare il territorio e la crescita locale.

Inoltre, nel P.S.C. non si fa menzione alcuna del recupero del centro storico. A tal fine sembra più che mai opportuno riprendere tutto l’elaborato predisposto in passato in modo tale da riprogrammare prioritariamente un Piano strategico per il recupero e la valorizzazione del Centro Storico mediante progetti, strumenti e azioni integrate secondo un modello complessivo di sviluppo.

A seguito di un investimento di risorse, sarebbe importante realizzare con gli immobili disabitati e recuperati un Albergo Diffuso, ovvero un modello di ospitalità originale in grado di incentivare anche lo sviluppo turistico del territorio. Agli ospiti viene offerta l’esperienza di vita tipica di un centro storico urbano, alloggiando in case e camere che, seppur distanti tra loro, sono messe in rete grazie all’utilizzo di spazi comuni ed altri servizi tipici dei tradizionali alberghi, quali accoglienza, assistenza, ristorazione e locali caratteristici sparpagliati tra i vari vicoli.

Tale modello di sviluppo, basato essenzialmente sul recupero dell’esistente, non crea un impatto negativo per l’ambiente e ciò nel pieno rispetto della vocazione agricola della zona.

Per dare vita ad un Albergo Diffuso è sufficiente procedere con la ristrutturazione degli immobili (utilizzando finanche le detrazioni fiscali), movimentando di conseguenza l’intero indotto dell’edilizia, ipotizzando l’adozione di incentivi comunali (ad es. acquisto di case abbandonate ad 1€, abbattimento delle imposte locali sugli immobili recuperati ed altro ancora).

Il risultato ultimo è quello di animare il centro storico e di orientare i programmi e gli investimenti delle istituzioni e di tutti i portatori d’interesse verso regole che producano aumento della qualità della vita a vantaggio dell’intera comunità.

Paola – Rete dei Beni Comuni “pungola” l’amministrazione sul Psc ultima modifica: 2018-06-13T11:01:56+00:00 da Redazione
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