Basandosi su uno strano concetto di creatività, visto con gli slogan adoperati a supporto delle immagini che campeggiano in bella vista su molti supporti delle città italiane, il PD sembrava aver fissato i confini cognitivi entro i quali sviluppare il raggio d’azione della propria propaganda elettorale. Dal fantomatico «Ce lo chiede…» sembrava non potesse svilupparsi alcunché di aberrante rispetto all’idea di convergenza attorno al significato letterale delle parole adoperate perché, inducendo la credenza secondo la quale qualcuno possa rivolgere le proprie istanze ad un partito che governa l’Italia col Nuovo Centro Destra di Alfano, nel PD si sono “realmente” convinti di dover e poter rispondere.

Il problema sta nel fatto che nessuno ha chiesto nulla, perché il popolo è troppo impegnato a sopravvivere nella costrizione della perdita graduale di ogni diritto di cui il primo fra tutti – dopo i governi di Monti, Letta e ora di Renzi – è stato quello al voto.

Nessuno ha chiesto nulla al PD, perché se qualcuno avesse voluto “realmente” farlo, allora sarebbe giunto il consenso elettorale necessario a governare senza la ricerca di schizofreniche convergenze col partito di Giuseppe Scopelliti. E invece, ostinato, il Partito di Renzi si fa vicario di istanze inespresse, le amplifica, le rende credibili e poi convince tutti che si stia combattendo per l’ottenimento di queste conquiste.

La modalità è semplice, si butta il consueto pugno di farina nel vento e poi ci si affanna a far credere di volerlo raccogliere.

La stessa operazione, in scala ridotta, il PD la sta conducendo a Paola dove, tra inviti istituzionali e festeggiamenti sciapi da riservare al risultato ottenuto da ruspanti partigiani, Rosy Bindi verrà accolta al suono dello slogan: «La rinascita della Calabria parte da Paola». Quasi come se la responsabilità della morte apparente che avvolge la Città del Santo sia tutta da ascrivere a Basilio Ferrari ed a Giuseppe Scopelliti. Sull’onda del «Ce lo chiede…» i democratici paolani si autoinvestono di una responsabilità che il responso delle amministrative 2012 non ha assolutamente demandato loro. Ricordando le ragioni della disfatta, appaiono i grossolani errori consistiti nella candidatura di un ex portacolori forzista alla carica di Sindaco, nonché l’ultimo scampolo d’amministrazione finanziaria dell’amministrazione Perrotta (in cui il PD ha avuto l’assessorato a quel bilancio oggi al vaglio dei commissari liquidatori).

Incuranti di questa occorrenza, e forti degli appoggi governativi (che – ricordiamo – sono il frutto dell’accordo raggiunto proprio con l’apparentemente osteggiato Partito di Peppe Scopelliti), i ragazzi cresciuti all’ombra dell’ulivo sfoggiano muscoli che il 26 Aprile rischiano di sciogliersi al primo smottamento interno alla sinistra. Perché i rapporti di forza insiti in un’eventuale coalizione di centrosinistra, a Paola, sono tutti da stabilire.

Per questo, il vero cardine della questione riguardo al “chiedere” è esclusivo dei Partiti che – con responsabilità alterne – stanno ben saldi alla poltrona inserita al centro della stanza dei bottoni. Forse proprio loro dovrebbero essere i primi a chiedere qualcosa, senz’altro dovrebbero chiedere scusa a tutti i cittadini aventi diritto ad un voto che sanno d’aver fatto diventare inutile.

Comunicazione elettorale. Il PD (anche paolano) brilla di creatività! ultima modifica: 2014-04-24T18:03:54+02:00 da Giampiero Delpresepe
Giampiero Delpresepe

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Autore "collettivo", nominato caporedattore della Testata on-line Marsili Notizie, mi occupo dello scibile in generale, con particolare attenzione alla Politica.