La forza della suggestione avvolgeva come un guanto la collettività. Diffusi proclami venivano irradiati attraverso i media più disparati. Dalle foto sui social network ai comunicati stampa, fino ai sondaggi, era tutto un fiorire di miraggi con i quali i cittadini si relazionavano ormai abitualmente.

Tutto scorreva senza particolari reazioni, tutto s’imbellettava e l’orrore si camuffava con drappi di parole a cui – ormai – non corrispondeva più alcun fatto reale.

Costipati da tanta abbondanza, gli abitanti del paese con il nome di donna tiravano a campare. Andavano avanti, suggestionati dagli incitamenti di certi allenatori delle credenze che, alle pendici del San Settembrino (montarozzo sacro su cui era posto l’Olimpo della politica decisionale) cercavano ogni giorno la formula per il lassativo in grado di farli evacuare in sicurezza.

Nell’aria natalizia illuminata da iridescenti lampadine a led, il tanfo della stitichezza iniziava a farsi sentire. Qualche prolasso sfinterico, accusato da quei cittadini politicamente impegnati e relegati tra le frange della minoranza, lasciava presagire il puzzo della nauseabonda sostanza covata nelle viscere popolari.

Gli evidenti segni delle intime sgommate erano ormai presenti anche sulle sedie del consiglio comunale che, riunitosi in un giorno particolarmente piovoso, venne scosso da una tragica notizia.

«Pare che in via della Capitale si sia aperto un cratere che sta eruttando merda». Con queste, poche, parole il Sindaco Baracca del Rampante Cavallino aveva descritto ai suoi l’evento verificatosi, per davvero, sulla via principale del centro cittadino. «Ma com’è possibile?», aveva chiesto immediatamente il consigliere Paloma, «Ci sono feriti?» gli aveva fatto eco il medico Di Giunta. «Si» rispondeva Baracca, «Si e ancora si! L’orgoglio cittadino è morto nell’esplosione, ed insieme a lui è rimasto ferito il lastricato nuovo! Qualche commerciante, alla vista della melma, è svenuto. E alcuni passanti sull’area in cantierizzazione sono stati soccorsi dai sommozzatori».

«Dio Santo!», aveva esclamato la consigliere Del Misto Gruppo prima di perdere i sensi. «Fatela rinsavire e purgatela, poi chiamate il gran sbriciolatore e fatelo venire di filata qui». Come al solito, l’avvocato De Flora mostrava l’aspetto risoluto di un gruppo ormai allo sbando.

Quel che era accaduto aveva dell’incredibile, secondo la ricostruzione dei tecnici della società Pol Laio – incaricati di sovrintendere alle condutture cittadine – il cratere si era generato a causa dell’acqua piovana che, come il resto delle acque bianche convogliate sotto via della Capitale, era stata innestata nei tubi della fogna saturi della merda evacuata, contemporaneamente, da tanti cittadini che avevano mangiato la frutta regalata da un camion proveniente dalla Russia.

Un vero peccato per il lastricato pedonale, annegato nei melmosi flutti e ironicamente illuminato da led che mettevano in evidenza carenze strutturali interrate.

Fortunatamente, grazie all’intervento del gran sbriciolatore – giunto con un muletto pieno di segatura confezionata in balle – la melma era stata coperta e per la città venne coniato uno slogan propagandistico che gli abitanti potevano ingoiare ancora una volta (a budella libere). «Venite su via della Capitale, sotto le luminarie c’è una neve artificiale su cui sembra esser stato versato il cioccolato di Natale».

E la vita riprendeva, ancora una volta, inesorabilmente.

[CITTÁ CON IL NOME DI DONNA] Cap. I – Via della Capitale eruttava merda [ROMANZO A PUNTATE] ultima modifica: 2014-12-02T15:20:08+02:00 da Giampiero Delpresepe
Giampiero Delpresepe

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Autore "collettivo", nominato caporedattore della Testata on-line Marsili Notizie, mi occupo dello scibile in generale, con particolare attenzione alla Politica.