Nota diramata dall’esponente nominato in giunta per conto dell’Italia del Meridione del consigliere regionale Orlandino Greco. L’avv. Francesco De Cesare risponde alle accuse di incompatibilità formulate contro alcuni membri dell’amministrazione Perrotta dal consigliere di minoranza avv. Basilio Ferrari

Sulla questione relativa alla presunta incompatibilità del sindaco e di alcuni consiglieri eletti, oltre ad un assessore nominato, è doveroso nei confronti dell’opinione pubblica fare chiarezza affinché ogni cittadino interessato possa comprendere, con dati alla mano, di cosa si stia parlando, evitando nei limiti del possibile confusione e strumentalizzazioni .

In via generale e preliminare, si deve precisare, per i non addetti ai lavori, che la legge prevede tre differenti situazioni che possono limitare l’elettorato passivo, vale a dire il diritto di essere eletti ad una carica pubblica.

La prima situazione è la incandidabilità, che comporta il divieto di candidatura per coloro che hanno riportato condanne per reati specificamente definiti o a pene superiori ad un certo limite o a misure di prevenzione per appartenenza a determinate associazioni per delinquere e la sospensione dalla carica per coloro che hanno in corso procedimenti penali per determinati reati. Al divieto di candidatura si accompagna la previsione della nullità dellelezione.

L’art. 248 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali), a seguito della modifica introdotta dall’art. 3, comma 1, lettera s), legge n. 213 del 2012, al comma quinto ha introdotto una nuova ipotesi di incandidadibilità, per un periodo di dieci anni, relativamente agli amministratori che la Corte dei conti ha riconosciuto, anche in primo grado, responsabili di aver contribuito con condotte, dolose o gravemente colpose, sia omissive che commissive, al verificarsi del dissesto finanziario. Per completezza, bisogna aggiungere che detta norma fa salvo quanto previsto dallarticolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, in virtù del quale sono insindacabili nel merito le scelte discrezionali, deve tenersi conto dei vantaggi comunque conseguiti dall’amministrazione di appartenenza o dalla comunità amministrata e, nel caso di atti che rientrano nella competenza propria degli uffici tecnici o amministrativi, la responsabilità non si estende ai titolari degli organi politici che in buona fede li abbiano approvati ovvero ne abbiano autorizzato o consentito l’esecuzione.

La seconda situazione è la ineleggibilità che coinvolge coloro che, in ragione dell’ufficio o dell’incarico ricoperto, possono trovarsi in condizioni di vantaggio nella competizione elettorale.

La terza situazione, che è quella che ci riguarda più da vicino, è la incompatibilità, che riguarda coloro che possono trovarsi in conflitto di interessi con il Comune, in quanto portatori di interessi propri o dei propri congiunti in contrasto con quelli dell’ente locale.

Si deve ulteriormente precisare che le norme che derogano al diritto elettorale passivo sono di stretta interpretazione e le restrizioni di un diritto inviolabile sono ammissibili solo nei limiti indispensabili alla tutela di altri interessi di rango costituzionale pari o superiore (l’eleggibilità è la regola mentre l’ineleggibilità rappresenta l’eccezione).

Ulteriore precisazione di carattere generale è  che, mentre le cause di incandidabilità si riferiscono ad uno status di inidoneità funzionale assoluta e non sono rimovibili da parte dell’interessato, viceversa, quelle di ineleggibilità e di incompatibilità possono essere rimosse dall’interessato nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge.

Sul piano procedurale, la contestazione delle cause d’incompatibilità spetta esclusivamente al Consiglio comunale che, all’uopo, deve assumere una formale deliberazione e notificarla all’interessato il quale ha dieci giorni di tempo per formulare osservazioni o per eliminare la causa d’incompatibilità. Nei dieci giorni successivi alla scadenza di tale termine, il Consiglio delibera in maniera definitiva e, ove ritenga sussistere la causa d’incompatibilità, invita l’amministratore a rimuoverla o ad esprimere, se del caso, l’opzione per la carica da conservare. Se, nel successivo termine di dieci giorni da detta delibera, l’amministratore non provvede alla rimozione della causa di incompatibilità, il Consiglio, con nuova deliberazione, lo dichiara decaduto.

Fino a quando non è adottata la deliberazione che dichiara la decadenza, l’amministratore mantiene la sua qualità con tutti i diritti ed obblighi connessi. Ne deriva che, finché non interviene tale dichiarazione, la partecipazione dell’interessato alle deliberazioni del consiglio non ne vizia la legittimità e non determina responsabilità per i componenti dell’organo.

Tanto premesso in via generale, si può valutare con oggettività il caso sollevato dal consigliere Ferrari nel corso della prima seduta consiliare.

Il consigliere Ferrari ha rilevato nei confronti del Sindaco Perrotta, dell’assessore De Cesare e dei consiglieri Ollio, D’Andrea e Grupillo, quattro situazioni di potenziale incompatibilità:

La pendenza di un procedimento presso la Procura della Corte dei Conti di Catanzaro;

La pendenza di un giudizio innanzi al Consiglio di Stato;

La posizione debitoria relativa alla condanna alle spese processuali di cui alla sentenza del Tar Catanzaro n. 703/2015.

La posizione debitoria relativa alla presunta indebita percezione per alcuni anni di un’indennità di carica superiore a quella dovuta a seguito della violazione del c.d. patto di stabilità.

In realtà, nessuna delle situazioni dedotte dal consigliere Ferrari rientra nelle ipotesi tassative di incompatibilità previste dall’art 63 Tuel, ancorché astrattamente riferibili alle ipotesi: a) di colui che ha lite pendente in quanto parte di un procedimento civile o amministrativo con il comune ; b) di colui che, avendo un debito liquido ed esigibile verso il comune, è stato legalmente messo in mora.

Non l’apertura d’ufficio di un fascicolo presso la Procura della Corte dei Conti contestualmente alla dichiarazione di dissesto perché, per come sopra ricordato, l’incandidabilità per 10 anni, connessa alla causazione per dolo o colpa grave di un dissesto, richiede una sentenza della Corte dei Conti.

Non la pendenza del giudizio d’appello innanzi al Consiglio di Stato perché relativo all’impugnazione della seconda deliberazione di dissesto,  vale a dire ad un giudizio non attinente alla tutela di interessi privati, bensì a interessi di natura collettiva, in quanto tale  non rientrante nelle liti che comportano conflitto di interesse con l’Ente e, di conseguenza, incompatibilità.

Non il capo di condanna alla rifusione delle spese legali di cui alla sentenza del Tar Calabria n.                703/2015, sia perché non passata in giudicato sia perché il pagamento delle stesse non è mai stato richiesto con un formale atto di messa in mora.

Non la pretesa restituzione di una quota dell’indennità di carica, perché anch’essa mai quantificata e richiesta con formale atto di messa in mora: anzi, relativamente a tale situazione, tutti gli interessati avevano sollevato obiezioni di forma e di sostanza, chiedendo chiarimenti all’Ente comunale senza ottenere mai alcun riscontro, né positivo né negativo, con ciò dimostrando che l’Amministrazione Ferrari fosse interessata più alla predisposizione  di uno strumento  “ritorsivo” in caso di sconfitta elettorale, com’è poi accaduto, che all’effettivo recupero di modesti importi pecuniari.

Tuttavia, Il Sindaco, unitamente agli altri amministratori interessati da potenziali incompatibilità, pur convinti delle proprie buone ragioni giuridiche, hanno ritenuto sotto il prevalente punto di vista politico,  all’inizio di  un percorso di governo che si prospetta particolarmente impegnativo per le condizioni in cui la precedente Amministrazione  ha abbandonato la Città,  che fosse più opportuno, soprattutto per rispetto della volontà elettorale, sgomberare qualsiasi dubbio, ancorché strumentale, sulla regolarità dell’insediamento dei nuovi organismi  amministrativi, eliminando ab origine, come consentito dalla legge per le cause di ineleggibilità e incompatibilità, qualsiasi motivo di contenzioso elettorale.

Un’ultima replica merita l’accusa di aver arrecato un danno erariale all’Ente mossa dal Consigliere Ferrari nei confronti del Vice Sindaco Cassano e dei componenti di giunta che hanno deliberato l’accettazione della rinuncia all’appello al Consiglio di Stato da parte degli eletti, con compensazione delle spese: infatti, il giudizio innanzi al Consiglio di Stato sarà proseguito dagli altri ricorrenti non interessati dalle recenti elezioni, con il patrocinio di un nuovo difensore. In caso di soccombenza degli appellanti e di loro condanna alle spese, il Comune potrà pertanto rivalersi nei loro confronti, per cui non subirà alcun danno: d’altra parte, essendo tuttora pendente il giudizio, qualunque determinazione in merito alle spese processuali (che all’esito del giudizio potrebbero anche essere poste a carico dell’Ente o compensate), allo stato attuale, sarebbe stata arbitraria perché non liquidate da alcun organo giurisdizionale.

Paola – De Cesare risponde ai detrattori: «incompatibilità inesistenti» ultima modifica: 2017-08-17T12:54:31+02:00 da Redazione
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