Fred Bongusto nel ricordo di Mimmo di Francia (celebre musicista partenopeo, autore – oltre che della celebre “Balliamo” di Fred Bongusto – anche della più famosa “Champagne”, cantata da Peppino Di Capri).

di Gianmarco Cilento

Tu hai scritto cinque brani per Fred Bongusto e lo hai conosciuto bene. Raccontiamo la sua parabola biografica, a partire dalla sua infanzia difficile segnata dalla perdita del padre e dalla guerra, vero?

Si, me lo raccontò molte volte. Era nato e viveva a Campobasso in una famiglia con difficoltà economiche, infatti comprò la sua prima chitarra vendendo il pallone, come racconta in una canzone interessante dal titolo “Molise” che a me piaceva molto (ma che non ebbe successo). Quella prima chitarra era mezza scassata ma imparò a suonarla bene. Con la valigia di cartone partì poi per Milano alla ricerca di fortuna, e poi inizio a far parte di un gruppo. Passò poi ad un altro gruppo in cui cercò di cantare da solo, da lì l’approdo ad una casa discografica. La prima canzone da lui composta per intero fu “Doce doce” un bel pezzo. Bisogna ricordare che agli inizi la sua voce non era bella come lo sarebbe diventata dopo, un po’ come successe a Roberto Murolo. E migliorato molto con il tempo e lo ammetteva. Poi scrisse brani come “Frida” e “Una rotonda sul mare”. E questi, è noto, furono i primi grandi successi. Degna di nota che avvale le sue qualità di compositore è la successiva “Spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffè”

E siamo al 1967, lui affina il suo look che si fa più aggressivo e da ‘piacione’, con i basettoni…

Più sportivo diciamo… Poi conobbe infatti sua moglie Gaby Palazzolo, che era stata sposata con John Barrymore Jr. Però ovviamente sono cose che sanno tutti, meno si sa della collaborazione con me!

Come vi siete conosciuti?

L’ho conosciuto nel 1972 al “Disco per l’estate” lì a Saint Vincent. Diventammo amici e in seguito con Depsa e Sergio Iodice, miei abituali collaboratori, scrivemmo una canzone che si chiamava “Doppio Whisky”. Ricordo che gliela portammo a Napoli all’Hotel Royal tutti e tre. Il brano lo scrisse prevalentemente Depsa, che lo aveva inizialmente intitolato “Senza pretese”. Io collaborai alla musica e al testo (anche Iodice collaborò un po’). La canzone ebbe un buon successo, e dette persino il titolo a un album! Dopo questa scrissi la musica di “Auguri”. La portai a Fred e gli piacque molto. Incredibile ma di questa canzone esistono tre arrangiamenti, caso unico nella musica italiana. Il primo arrangiamento era discreto (anche se non ricordo chi lo fece), il secondo era centratissimo e io diedi pure degli spunti, lo fece Josè Mascolo. Purtroppo il direttore artistico della casa discografica di Fred lo bocciò per strani motivi. Il terzo arrangiamento fu fatto a Los Angeles da Jimmy Husky, famoso arrangiatore americano, il quale chiamò molti ragazzi di colore per la sessione. Quest’ultimo era un arrangiamento “andante”, stile ballata, che non era nelle nostre intenzioni, ne travisava lo spirito. Poi fu mixato a Roma, nello studio di Ennio Morricone! Rimanendo un po’ male quindi la proponemmo a Peppino di Capri che conoscendola la incise donandogli l’arrangiamento giusto. La versione di Bongusto uscì però in un album un anno e mezzo prima

Poi nel 1977 gli hai dato il brano più famoso, “Balliamo”

Si, sempre scritto da me e Sergio Iodice alla fine del 1976. Inizialmente si chiamava “Fai male”. Poi nel cuore della notte mi venne in mente il nuovo titolo, molto più bello.Gliela andai a proporre con un appuntamento nella sua casa di Roma. L’incontro venne fissato per le 11. Ma il treno fece fatto ritardo ed arrivai arrivato un’ora dopo. Lui aveva già un appuntamento poco dopo con l’autore Arturo Testa. Quando sono arrivato mi ha accolto lì in cucina dicendo all’altro autore in salotto di aspettare dieci minuti. E mi ha detto “fammi sentire ‘sta canzone”. La ascoltò e bastò un refrain! Dopo il primo refrain Fred premette Stop sul registratore. Pensai: “non gli è piaciuta”. Invece la risposta è: “molto bella, la incido sicuro!”. Per l’arrangiamento venne contattato di nuovo Husky, infatti avevo paura lo sbagliasse. Stavolta lo centrò anzi migliorando l’architettura della canzone tagliando un pezzo intermedio. L’unica cosa che non mi piacque fu però l’introduzione troppo lunga, con il fischio… Poi ci fu una querelle con il direttore artistico che voleva farne la facciata B, ma poi “Balliamo” sbaragliò l’altro lato del disco. Per sette/otto anni ebbe un successo superiore a “Champagne” nelle richieste dei night. E poi usci poco dopo “Tre settimane da raccontare”, quindi in un periodo che Fred era molto quotato. Famoso il fatto che fu inserita nel film “Fracchia la belva umana”.

Divertente notare come molti commenti su Youtube del brano citino quella gag del film!

Ma anche divertente che io conobbi Lino Banfi poco dopo l’uscita del film, e quando gli chiesi: “come mai c’è ‘Balliamo’ nel film?” lui rispose: “Siccome Fred era l’autore della colonna sonora del film, decidemmo di usare quel brano”

Ti ha mai raccontato dei suoi miti musicali?

Certo, mi raccontò che il suo mito principale era Frank Sinatra! Che era anche un po’ il suo modello, infatti incise anche alcune sue canzoni, con versi italiani però, tra cui sicuro “My way” e “Let me try again”. Poi amava molto Dean Martin, che conobbe personalmente. Lui era un cantante da night a tutti gli effetti, lo è considerato anche Peppino di Capri, ma lui è più rock forse, come da nome del suo complesso i “Rockers”. Una volta disse a tal proposito: “il cantante modello da night è Fred! Non che mi dispiaccia esserlo, ma lui ne è il simbolo!”

Due anni dopo gli proponi un altro grande brano, “Ammore scumbinato”

Quella me la chiese lui, mi chiamò una sera esprimendo la volontà di inciderla. La cantò molto bene, l’arrangiamento lo fece di nuovo Matteo Fasolino, però un po’ legato alle discoteche degli anni ’80. E Fred ne voleva fare il titolo per il prossimo LP, ma lì finì che gli diede un altro titolo

Da sinistra Mina e Fred Bongusto

Lui com’era umanamente?

Era abbastanza simpatico! Una volta mi disse una frase: “Mimmo, tu hai delle intuizioni melodiche geniali” che ti faceva capire che gentilezza aveva. Poi ricordo che durante le incisioni di “Doppio Whisky” andai a Roma in studio, ma arrivò la telefonata che era nato mio figlio in anticipo. Fred allora disse a un suo amico: “dobbiamo festeggiare, vai a comprare il Whisky”. Quindi brindammo tutti assieme. Era davvero una brava persona, ci telefonavamo spesso. Di “Balliamo” ad esempio ha fatto una piccolissima modifica, e fu intelligente: la frase che avevamo scritto che recitava “sei grande, quando dici che hai sposato un incosciente” non gli piacque e mi spiegò: “ma se usiamo il termine ‘sposato’ ci ghettizziamo solo su coppie di una certa età, è meglio dire ‘che tu ami un incosciente’”

Poi si distingueva per l’ironia anche sulla scena, come nel duetto con Minnie Minoprio in “Quando mi dici così” (1971) o la passione per la cucina evidenziata in alcune trasmissioni…

Verissimo! Poi gli piaceva molto giocare a Tennis, e ricordo anche che una volta che Iodice allentò i rapporti con Di Capri si mise spesso a giocare con Fred a Tennis. Da lì cominciò a collaborare molto ai testi delle sue canzoni. Sicuramente il testo più bello di Sergio scritto per Fred è quello di “Ma comm’aggia ffà”.

Ed ecco “Cantare” con la quale andaste a Sanremo 1986!

L’episodio di questa canzone fu abbastanza divertente. Io scrissi la musica del brano come d’abitudine. La portai a Fred, che mi attendeva al Residence “Due torri” di Milano. La canzone era priva di testo e gli portai solo la musica, con la sola idea iniziale dell’orchestra. Anche questa gli piacque e mi promise di inciderla. Poi andammo a pranzo e ci fu il solito rapporto molto sentito. Poi mi telefonò Iodice e mi disse che Bongusto e il manager della sua casa discografica, Alberto Cerruti, avevano deciso di portare il brano a Sanremo, poiché ne erano rimasti entusiasti. Io non ci pensavo proprio al Festival, non pensavo fosse un pezzo per la Riviera. Il titolo iniziale “L’orchestra” non piacque a Fred e io lo cambiai proprio in “Cantare”. Poi scrivemmo il testo io e Sergio.

Da sinistra Pelé e Fred Bongusto

Ma io penso che questa sia stata una buona scelta, nello stesso Festival c’era “Il clarinetto” di Arbore, due canzoni con titoli legati agli strumenti nella stessa edizione probabilmente avrebbero stonato!

Forse hai ragione, infatti il nuovo titolo piacque tanto a Fred. Ricordo che lo andammo a prendere all’aliscafo proveniente da Ischia, dove lui aveva una bella villa e lì lo informammo del nuovo titolo, ma questo quando ancora non dovevamo andare a Sanremo. Poi gradimmo molto l’arrangiamento “country” ancora una volta curato da Fasolino, al quale Bongusto ebbe l’idea di aggiungere un riff di sassofoni elettrizzante. Là a Sanremo Fred entrò trionfalmente nelle ventidue canzoni della selezione. Bongusto sperava di più dell’ottavo posto. Speravamo di arrivare terzi, ma chissà se non ci furono brogli con il Totip… questo era facilmente manovrabile dalle case discografiche, il popolo votava con le cartoline che comprava, ma le etichette potevano regolarlo come volevano. Davanti a noi si classificarono persone che meritavano meno di Fred. La vittoria però fu giustamente data a Ramazzotti con “Adesso tu”. Ma la soddisfazione fu questa: in un libro su Sanremo delle Edizioni Panini si dice che la mia canzone si prese la rivincita durante l’estate. “Cantare” fu la più eseguita dalle orchestre, seguita da “Il clarinetto”. Lo stesso Fred me lo disse entusiasta.

Ed è stato anche l’ultimo vero grande successo di Bongusto!

Si. Però poco tempo dopo “Cantare” fu abbandonata da Fred, qualcuno forse lo mal consigliò… Stessa cosa fece con “Balliamo”, perché quando lui ruppe i rapporti con il suo manager, il compianto Ludovico Socci, Fred divise le edizioni e Socci comprò la coedizione di quella canzone. E dal momento che non ne era autore ma coeditore con l’etichetta, la Wea, Bongusto non guadagnava più neanche una lira cantandola… Quindi preferiva cantare i pezzi scritti da lui oppure “Tre settimane” di cui ad esempio conservava la coedizione. Glielo chiesi proprio una sera “Fred, ma non canti più ‘Balliamo’?” “No, non ci guadagno più nulla” Da una parte aveva ragione…

Nel tour che lui ha effettuato con Di Capri nel 1996, “Due ragazzi così” c‘era anche la tua collaborazione?

No, affatto. Peppino mi chiese giusto un parere sulla cosa, io dissi “ma si, falla!”. Però fu bello che i due si scambiarono i loro brani famosi che in entrambi i casi avevo scritto io!

Dopo non gli hai proposto più brani?

Eh, siamo all’epilogo. Nel 2002 gli proposi “’mbriacame”, ma lui non ce la faceva a cantare, stonava, perché stava iniziando a diventare sordo. Fece un mezzo provino con la chitarra, apprezzò comunque il brano ma mi rispose francamente “scusa, non me la sento, ma è una grande canzone comunque!” E poi dopo ovviamente non gli ho proposto più nulla viste le sue condizioni di salute…

Allora auguriamo a Fred una pronta guarigione, visto che ultimamente è un po’ assente! Si, sarei felice se potesse tornare. Anche se temo che ormai sia difficile che torni come una volta, non so, sono un po’ pessimista. Ma se dovesse tornare sarebbe un grande evento di cui sarei fiero!

Una rotonda sul Mar… sili – Bongusto nell’intervista di Gianmarco Cilento ultima modifica: 2019-01-25T18:14:00+01:00 da Redazione
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