Medina Peña

Scalea – Avrebbe scaraventato l’ex giù dal balcone: chiede rito abbreviato

Accusato d’aver scaraventato giù dal balcone la sua ex compagna, il 27enne dominicano Angel Manuel Garcia, ha chiesto d’essere giudicato con il “rito abbreviato”.

Vittima del presunto femminicidio avvenuto in quel di Scalea nella notte di domenica 23 dicembre 2018, la connazionale Medina Peña, deceduta dopo un volo dal quarto piano del palazzo dove abitava nel parco Juliano di Scalea.

Ora l’uomo, assistito dall’avvocato Giorgio Cozzolino, ha scelto di affrontare l’iter processuale con una procedura che potrebbe consentirgli lo sconto di un terzo dell’eventuale pena.

Tuttora sottoposto a regime detentivo presso la Casa Circondariale di Paola, il 27enne dominicano dovrà ora affrontare l’udienza dinnanzi al Gup del Tribunale di Paola, che si svolgerà il prossimo 28 gennaio in un’aula dove i genitori della donna si sono costituiti parte civile.

Stante il resoconto fornito dall’uomo nel corso dell’interrogatorio cui è stato sottoposto dai Carabinieri guidati dal Capitano Andrea Massari, la morte della donna sarebbe sopraggiunta in seguito ad un tentativo – poi riuscito – di suicidio. Secondo la versione di Angel Manuel Garcia, le liti tra lui e la sua convivente negli ultimi tempi erano diventate frequenti a causa della gelosia della donna, arrivata al presunto insano gesto dopo l’ennesimo battibecco seguito alla reprimenda per il comportamento tenuto dall’uomo nel corso di una festa tra parenti.

La sera in cui Medina Peña ha perso la vita, secondo il suo ex fidanzato, nell’appartamento in cui i due convivevano si sarebbe scatenato il parapiglia dopo che la donna, al culmine dell’ennesima discussione sul comportamento del suo compagno, gli avrebbe intimato di lasciare l’abitazione.

A quel punto Garcia avrebbe davvero fatto le valigie ma, all’atto di lasciare la mansarda, la convivente si sarebbe sporta dal balcone minacciando il suicidio. Sempre stante la versione dell’uomo – che non ha assolutamente convinto il magistrato inquirente Maurizio De Franchis – a quel punto sarebbe stato vano anche il tentativo di salvataggio, a causa di un deficit alla mano che avrebbe impedito una presa capace di strapparla alla caduta.

Dopo averla vista precipitare nel vuoto, Garcia sarebbe immediatamente sceso in cortile, dove – sempre a detta sua – avrebbe tentato vanamente di rianimarla, motivo per il quale le sue impronte insanguinate sono state poi rinvenute sul citofono del palazzo, toccato dall’uomo nel tentativo di dare l’allarme.

Ciò che però ha suscitato sospetti nei Carabinieri, confermati poi dalle disposizioni della magistratura, è stato il comportamento successivo, consistito nel mancato riferimento ai soccorsi e nella mancata presentazione alle Autorità, che dopo ventiquattr’ore lo hanno rintracciato a casa di sua madre.

 

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