venerdì , 3 Aprile 2020

Gaia Gorrini racconta Ermanno Olmi dietro le quinte. Intervista esclusiva

Una conversazione sul backstage di tre film di Olmi, “Cantando dietro i paraventi”, “Tickets” e “Centochiodi”, raccontati dall’aiuto regista Gaia Gorrini (nota anche per le sue assistenze regia di film quali “Il postino”, “Il ciclone”, “I giorni dell’abbandono” e altri…)

 

Nel primo di questi tre film, appunto “Cantando dietro i paraventi”, recita da protagonista tuo zio, il mitico Bud Spencer. Grazie a lui hai fatto parte della troupe di questo lungometraggio?

No, il contrario! Sono stata io a suggerirlo per la parte ad Ermanno Olmi. Sono arrivata al film grazie al suo produttore esecutivo, Alessandro Calosci, con il quale avevo lavorato in alcuni film. Mi ha suggerita ad Olmi come aiuto regista, tra altri potenziali aiuti regia sono stata scelta io e così è nato il mio rapporto con Ermanno. Di solito nei film precedenti svolgevo anche i casting in questo film no… Ricordo che per il personaggio del Capitano avevano provinato tutti gli attori italiani possibili, ma nessuno era andato bene e allora mi è venuta l’idea di Zio Bud. Lo vedevo perfetto, anche se poteva sembrare una mossa un po’ azzardata imporlo ad Olmi… Un giorno mi sono detta “ora glielo propongo, così finirò per essere licenziata!” (ride) E invece si è illuminato, accentando con entusiasmo

Infatti nei titoli di testa non si fa chiamare Bud Spencer, ma Carlo Pedersoli, suo nome vero e proprio!

E stata una decisione di Olmi. Doveroso anche dirti questo: il regista quei giorni mi aveva raccontato che quando tempo addietro era stato ricoverato in ospedale, ricordava come unico sollievo la visione dei vecchi film di Bud Spencer e Terence Hill in televisione! E che si era ripromesso di farlo recitare un giorno in uno dei suoi film…

Il regista Ermanno Olmi sul set del film ” Il mestiere delle armi ” in una foto del 19 aprile 2001. ANSA

Il film dove è stato girato?

La Cina è stata ricostruita in Montenegro, sul lago di Scutari al confine con l’Albania. Troppo costoso il paese del dragone, e poi Olmi aveva una particolarità… Non prendeva aerei! Raggiungevamo il paese in nave, da Bari a Bar e fino al lago in treno… Il Montenegro aveva dei paesaggi bellissimi. Gli interni invece li abbiamo fatti alla De Laurentiis dove ora è stato fatto il Cinecittà World. Le riprese di “Cantando dietro i paraventi” sono durate la bellezza di sei mesi, tra mille imprevisti! Ricordo che le navi usate nel film un bel giorno si sono sfracellate sugli scogli del lago in quanto ancorate male… Poi all’epoca in Montenegro non c’erano cinesi, per conseguenza ce li siamo dovuti portare tutti da Roma

Poi nel 2005 arriva “Tickets”, film in tre episodi con quello di Ermanno Olmi che lo apre (gli altri due sono di Loach e Kiarostami)

Si, il produttore Carlo Cresto-Dina aveva avuto questa bella idea di mettere insieme questi tre registi pseudo/europei, visto che Kiarostami era iraniano, per fare un film ambientato sui treni. Li ha chiamati, facendoli incontrare, per vedere se avessero voluto collaborare. Ovviamente la cosa è andata a buon fine. Tante cose accomunavano i tre cineasti. Ad esempio Olmi e Kiarostami avevano una passione comune per il cibo, il vino, l’olio… Il regista iraniano era una persona meravigliosa, e anche Loach. Credo che quest’ultimo sia uno dei registi più dotati degli ultimi tempi

La lavorazione dell’episodio di Olmi come si è svolta?

Con gran tranquillità. Per le scene del treno in viaggio abbiamo girato in un vagone fermo in un deposito con la retroproiezione ai finestrini, e per le altre scene alla Stazione di Milano. Il tutto in tre settimane. Carlo Delle Piane era molto gentile, e non discutiamo sulla sua bravura, anche se aveva avuto un incidente che gli causava un problema alla memoria e non ricordava le battute! Quindi bisognava scrivergli le battute sul gobbo (il cartello dietro la cinepresa), ma c’era un altro inconveniente, non ci vedeva! Perché Olmi voleva farlo recitare a tutti i costi senza occhiali per rendere la cosa più realistica. E il tutto, lasciamelo dire, era troppo divertente. Valeria Bruni Tedeschi invece era bravissima, attrice molto emozionale, sempre sul filo del rasoio dello stress. E come la vedi… Anzi, va vista assolutamente ne “I villeggianti”, da lei stessa diretto. E un film che umanamente la ritrae alla perfezione!

E nel 2007 arriviamo a “Centochiodi”, uno dei più belli dell’intera filmografia di Ermanno Olmi

In realtà Olmi avrebbe voluto fare due film diversi in quel periodo. Uno avrebbe dovuto raccontare Gesù attraverso gli occhi di Maria Maddalena, e l’altro sui vecchietti abitanti del Po. Il film su Gesù però sarebbe stato troppo costoso, quindi non è andato in porto. Non penso sia rimasto nulla di quel progetto anche perché Olmi concepiva i film senza scrivere sceneggiature! Nel suo linguaggio creativo c’era questa cifra stilistica: non più di dieci pagine di soggetto, più gli abbozzi delle scene da girare. Un po’ per non svelare a nessuno il film da finire, un po’ perché amava improvvisare le battute e le scene. Non so come siamo riusciti a portare a termine i film in questo modo. Alle volte si svegliava alle 2 di notte dicendo “ora scrivo la scena di domani”. Spesso ero ancora sveglia, giusto in tempo per sapere cosa si sarebbe dovuto girare la mattina dopo… Al di là di questo penso che “Centochiodi” sia la sintesi di quelle due storie da lui pensate

Che apporto hai dato al film?

La scelta di Raz Degan! Non ci crederai, è andata così… Io ero la casting director e Olmi per il protagonista mi aveva dato indicazione di scegliere quel giovane simil-Gesù con un “esaltato sguardo penetrante israeliano”. Avevamo fatto fare una selezione ad un cast director d’Israele, ma di quegli attori proprio israeliani non gliene piacque nessuno! Abbiamo riprovinato altri italiani potenziali candidati alla parte, ancora niente. Finché una notte mi è venuto in mente, pensando alla descrizione di Olmi… Raz Degan! Anche il produttore Roberto Cicutto ne è rimasto convinto e la parte è andata quindi a lui. Nel film Degan, che pure recita benissimo, è stato doppiato da Adriano Giannini. Olmi era così, amava fare queste scelte

Per quel film c’è stata una lavorazione ricercata?

Non proprio. Il film è stato girato a San Benedetto Po, vicino Mantova, e qualcosa a Mantova stessa. Per le scene iniziali abbiamo girato a Bologna, alla biblioteca universitaria. Tutti gli anziani presenti nel film erano del posto, attori non professionisti. A parte Degan e l’attrice protagonista (esordiente) tutti i figuranti erano stati scelti in loco

Dopo questo film non hai lavorato più con Olmi?

Mi aveva in realtà chiamata anche per il successivo “Il villaggio di cartone” del 2011. Purtroppo in quel periodo non ero disponibile, in quanto dovevo assistere mia madre malata in Francia. Poi Olmi ha avuto tempo di girare un altro film “Torneranno i prati” ma ormai avevo saltato un giro, e in questo mondo quando va così non recuperi… Anche se poi l’ho visto spesso anche dopo, gli telefonavo spesso, fino all’ultimo. Era una persona autoritaria per non dire dispotica sul set ma meravigliosa nei rapporti umani. Quando eravamo in Montenegro andavo spesso a cena con lui, ero diventata molto amica anche dei suoi figli Elisabetta e Fabio. L’ultima volta che ho avuto modo di vederlo è stato a Roma all’Auditorium, in occasione della presentazione di un suo libro. Per lavorare con lui dovevi essere emotivamente molto saldo, era una persona che richiedeva una partecipazione molto sentita a tutti i membri della troupe

La tecnica di Olmi: un aggettivo per definirlo

Era un genio. Soprattutto nel disegnare con sofisticatezza le inquadrature e tutte le misure. Possedeva una decina di bauli con dentro i filtri per la cinepresa, che un tempo lavorava anche a mano. Manualmente parlando è stato il regista che conosceva di più il cinema tra quelli con cui ho lavorato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

About Gianmarco Cilento

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Collaboratore freelance per testate giornalistiche e Scrittore, mi occupo di Critica Cinematografica e Musicale. La mia prima pubblicazione "Peppino di Capri e i suoi Rockers" (Graus, Napoli, 2018) è stata ampiamente apprezzata da pubblico e critica

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