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100anni di Nino – Pamela Villoresi: «Manfredi mi ha insegnato tutto» (G.C.)

Per celebrare il centenario della nascita di Nino Manfredi, non vi è occasione migliore di raccontarlo attraverso i ricordi di chi lo ha conosciuto, dividendovi la scena cinematografica, ma non solo. E’ il caso di Pamela Villoresi, che con l’attore ciociaro ha recitato ne Il giocattolo (1979) diretto da Giuliano Montaldo, e nello spettacolo teatrale Gente di facili costumi (1988).

“Naturalmente conoscevo molto bene Nino prima di lavorare con lui”, racconta Pamela “era impossibile non conoscerlo, con tutti i film bellissimi che aveva fatto. Personalmente non ci eravamo mai incontrati, e la proposta per Il giocattolo è arrivata proprio da Montaldo. Avevo girato un film prodotto da Leo Pescarolo, cognato di Giuliano, e credo sia stato proprio il regista stesso a suggerirmi. Infatti dopo il provino sono stata presa.

L’atmosfera sul set era pazzesca. Non appena si dava lo “Stop!”, tutti a ridere come matti! Montaldo ci lasciava molto andare, ci stimolava tantissimo, perché amava quello che facevamo. C’è una battuta completamente inventata da me, “campione mondiale di scasso al cazzo”, nella scena quando litigo con Arnoldo Foà, che interpreta mio padre. Quando la ripresa è terminata, risate senza fine… Ma essendo appunto una battuta improvvisata, sono stata molto corretta con Montaldo, precisando “se vuoi puoi tagliarla!”, e lui “non ci penso neppure!”.

Per il film abbiamo fatto parecchie prove, durante le quali si discuteva parecchio, in senso positivo. Durante le nostre scene ci lasciavamo molto andare, sapendo di poterlo fare. E so di aver lasciato molto nel segno per il particolare tono di voce, basso e roco, che ho apportato al mio personaggio, proprio da burina milanese. Con Foà ci siamo rivisti venticinque anni dopo, per uno spettacolo a cui ha partecipato anche Papa Wojtyła, un anno prima della sua scomparsa. Grande attore anche Vittorio Mezzogiorno, con cui ho lavorato successivamente sia in televisione, che in altri film. Peccato che ci abbia lasciato troppo presto…

Con Manfredi il rapporto è stato molto bello, anche perché era sempre carino, generoso e allo stesso tempo spiritoso. Ci reincontrammo nel 1988 a Spoleto, per propormi Gente di facili costumi, un brano scritto interamente da lui da recitare in due (da me e Nino ovviamente). La sua cordialità è sempre stata enorme, contrariamente a quella di altri colleghi, per quanto il teatro resti comunque un ambiente molto più solidale rispetto al cinema o alla televisione. Quando veniva giù la platea dagli applausi, lui gongolava, e si capiva che era felice anche del mio successo… gli brillavano gli occhi!

Sulla comicità mi ha insegnato tutto, e lo reputo, dopo Giorgio Strehler, la persona che mi ha aperto più la mente, almeno per quanto concerne il teatro. Come tutti i grandi attori comici, penso che abbia saputo raccontare cose molto importanti e allo stesso tempo difficili, porgendole con la leggerezza dell’ironia e della comicità. Proprio come faceva Chaplin”.

About Gianmarco Cilento

Collaboratore freelance per testate giornalistiche e Scrittore, mi occupo di Critica Cinematografica e Musicale. La mia prima pubblicazione "Peppino di Capri e i suoi Rockers" (Graus, Napoli, 2018) è stata ampiamente apprezzata da pubblico e critica

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