Umberto D'Orsi

Umberto D’Orsi, un ricordo del mitico Catellani di Fantozzi

Quanti di voi si ricordano del perfido Conte Diego Catellani, il superiore corpulento e beffardo che nel primo film della saga di Fantozzi sfida il protagonista a biliardo, a suon di “tiri, coglionazzo!”? Qull’epiteto è ormai diventata la frase più celebre pronunciata sullo schermo da Umberto D’Orsi, noto caratterista scomparso troppo presto nel 1976, a soli 47 anni. Triestino, classe 1929, studente di giurisprudenza, D’Orsi esordisce a teatro per puro caso, sostituendo per uno spettacolo un attore di grossa corporatura. Da quel dì inizia a recitare in palcoscenico, e in seguito anche in tv nella trasmissione Altalena di canzoni, uno dei primi programmi Rai di musica leggera. Il debutto al cinema avviene invece nel 1956 con Lo svitato di Carlo Lizzani.

La svolta vera e propria sul grande schermo arriva grazie all’incontro con Luciano Salce, che lo dirige ne La cuccagna e in altri film successivi. A questi fanno seguito un altro centinaio di film interpretati a fianco di Nino Manfredi, Franco e Ciccio, Lando Buzzanca (con il quale aveva stretto una certa amicizia), Totò, o di cantanti in voga in alcuni musicarelli come Questo pazzo, pazzo mondo della canzone (1965).

Simpatico, dallo sguardo imponente, accigliato ma mai ingombrante, D’Orsi si fa spesso doppiare in queste particine che gli vengono offerte, anche perché “passava da un set all’altro”, ricorda Patrizia, sua figlia (anch’ella attrice), “quindi non aveva tempo per partecipare al doppiaggio di tutti le pellicole a cui prendeva parte”, anche se, in alcuni casi, è possibile sentirlo recitare con la sua voce, come in Soldati e caporali (1964). Tra le sue amicizie nel mondo dello spettacolo è da annoverare anche quella con Didi Perego. “Erano compagni di lavoro affiatati” ricorda sempre la figlia, “Didi frequentava molto casa nostra”.

Come già accennato, il suo volto è indiscutibilmente associato a uno dei suoi ultimi film, appunto Fantozzi, diretto dal fidato Salce e girato sul finire del 1974. Villaggio e Umberto avevano già recitato assieme ne La torta in cielo (1973) di Lino Del Fra. Pur doppiato da Renato Mori, nella divertente scena della partita a biliardo, D’Orsi tiene testa benissimo a Villaggio, nei panni del prepotente direttore aziendale che costringe il povero protagonista a un’umiliante sfida a stecca, all’insegna di derisioni di ogni tipo, che si concluderà tuttavia con la vittoria di Fantozzi. “Era proprio lui a giocare”, ricorda sempre la figlia, “papà era molto bravo a biliardo. Anche la giacca rossa era sua, non di scena. A volte succedeva che venivano utilizzati gli abiti degli stessi attori”.

Una parentesi artistica felice quella nel film della saga fantozziana, che avrebbe potuto benissimo aprire una nuova fase della sua carriera. Purtroppo una malattia renale aveva colto già da tempo l’attore triestino che, dopo una tournée teatrale e una particina ne L’educanda di Franco Lo Cascio, si spegne prematuramente a Roma il 31 agosto 1976, assistito dai suoi tre figli e dalla moglie Milly Ristori. Nonostante la sua fama indissolubilmente legata al cinema, come ha confermato ancora Patrizia, “la sua passione era sempre e comunque il teatro”.

About Gianmarco Cilento

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Collaboratore freelance per testate giornalistiche e Scrittore, mi occupo di Critica Cinematografica e Musicale. La mia prima pubblicazione "Peppino di Capri e i suoi Rockers" (Graus, Napoli, 2018) è stata ampiamente apprezzata da pubblico e critica

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