Un progetto faraonico fuori dal tempo
Il Porto di Paola continua a essere presentato come un’opera strategica per il futuro della città, ma la realtà racconta un’altra storia. Si tratta di una costosissima operazione d’immagine, un vero e proprio monumento all’ego politico, sganciato dalle urgenze concrete che i cittadini vivono ogni giorno.
Dietro la retorica della “grande infrastruttura”, si intravede piuttosto un’ipoteca sulla carriera di chi sogna scranni più alti nel consiglio comunale, illudendosi che sbandierare un progetto ormai anacronistico e antieconomico possa garantirgli una vita politica più longeva.
Le priorità dimenticate
Non è questione di schieramenti: la valutazione è di natura oggettiva. Con quasi 20 milioni di deficit che gravano sulle casse comunali, il porto non rappresenta una priorità. Anzi, destinare risorse a un’opera simile oggi sarebbe un vero spreco, se confrontato con i problemi quotidiani che Paola affronta.
Strade dissestate, viabilità congestionata, parcheggi inesistenti, un centro storico in abbandono, erogazione idrica a singhiozzo e strutture ospedaliere che arrancano. Sono questi i temi che toccano la vita dei cittadini. Sono queste le emergenze che meriterebbero interventi immediati.
Il sorriso di chi amministra, nonostante tutto
Eppure, a dispetto del baratro finanziario, due referenti amministrativi continuano a mostrarsi con entusiasmo, quasi come le foto sorridenti che appaiono sul cruciverba della prima pagina della Settimana Enigmistica.
Il primo, impegnato a mantenere in piedi con lo “sputo” le opere di ordinaria amministrazione, recita la parte del resistente ottimista. Il secondo, noncurante della delega più “sanguinosa” dell’ente – quella che è costata il posto a molti suoi predecessori – sembra indossare la corazza dell’indifferenza, convinto che l’incombenza non lo travolgerà.
La città che chiede normalità
Lontano dai riflettori e dalle promesse di un porto da cartolina, i paolani chiedono normalità: un ospedale funzionante, strade percorribili, parcheggi vivibili, una gestione idrica dignitosa. In altre parole, servizi essenziali che restituiscano dignità a una comunità che oggi fatica a riconoscersi come parte di un Paese europeo.
Il porto, se mai dovesse vedere la luce, dovrebbe arrivare dopo tutto questo. Non in sostituzione, non in deroga. Perché altrimenti resta ciò che appare oggi: una “cagata pazzesca”, per dirla senza giri di parole.
Tra delusioni e ironie
Alla rabbia dei cittadini si aggiunge l’amarezza per i giochi di potere e per quella sudditanza politica che sembra aver contaminato anche le ultime decisioni. Raccomandazioni, compromessi e concessioni pesano più dei bisogni reali della città.
E mentre qualcuno “cresciuto” sotto al garofano (anche se un po’ più a destra dello stelo) rinuncia a una “cacio e pepe” o a un agnello alla scottadito pur di inseguire protagonismo, resta l’impressione che Paola stia perdendo tempo prezioso, in un teatrino in cui la realtà viene messa in secondo piano rispetto all’apparenza.
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