Miyazaki incanta Venezia con una favola amara sul sogno di volare e la guerra

Ottima accoglienza anche per Stephen Frears e il suo film sulla storia vera di una donna irlandese che lotta per rivedere il figlio sottrattole alla nascita

The Wind Rises
The Wind Rises

Si ride e si piange, ci si indigna e ci si riconcilia con il genere umano in “Philomena”, il nuovo film di Stephen Frears, (ennesima) storia vera di fanatismo religioso: negli anni ’50 l’adolescente Philomena, ospite di un convento irlandese di monache cattoliche, rimane incinta; partorisce nel convento ma il bambino, figlio del peccato, le viene tolto e venduto a facoltosi statunitensi. Ogni tentativo della donna, e di suo figlio, di ritrovarsi è vanificato dalle diaboliche monache. Si apre invece con una solenne defecazione “Child of God” di James Franco, inno animalesco al ritorno alla natura e inquietante poema, tra grugniti, urla e animali di peluche, sul fragile confine tra civiltà e selvaticità.

Tutt’altra poesia nel biografico “Kaze Tachinu (The Wind Rises)” di Hayao Miyazaki, molto vagamente ispirato alle vicende umane e professionali di Jiro Horikoshi, pioniere dell’aeronautica giapponese tra le due guerre mondiali. Come l’altro pioniere dell’aeronautica Giovanni Battista Caproni, il suo sogno di volare diventa ben presto un incubo per tutte le vittime dei bombardamenti aerei effettuati anche grazie alle sue ricerche. Forse più che nelle opere precedenti di Miyazaki, e probabilmente per la sua natura di film “storico”, a sorprendere qui è il fatto che la magia puo’ scaturire in ogni istante, da ogni situazione. Il Maestro giapponese ha dichiarato di non voler più fare film: speriamo che ci ripensi.

Cile, 1974: le tre sorelle Quispe, ad un anno dal golpe di Pinochet, sono sulle Ande con le loro capre. Devono tenere duro per non perdere quel poco che hanno, e l’aspra natura circostante sembra volerle modellare a sua immagine ma nonostante tutto la sacrosanta aspirazione ad una vita migliore e la loro dignità le porta fino alle estreme conseguenze: “Las ninas Quispe”, di Sebastian Sepulveda, è ispirato ad una storia vera. Altra cupezza adombra invece gli adolescenti di Gia Coppola (altra rampolla della famiglia Coppola, cugina della più nota e premiata Sophia) in “Palo Alto”: fin troppo chiara e lampante l’impossibilità di confidarsi con gli adulti, o che questi ultimi capiscano qualcosa (non solo degli adolescenti ma della vita in generale), il vero dramma è che questi ragazzi non riescono a comunicare neanche tra di loro, tanto sono estranei l’uno all’altro.

I pinguini scorrazzano amabilmente al Palabiennale.

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