www_marsilinotizie_marlaneSiamo tra la fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’60, il boom dell’economia, del benessere, del lavoro, faticato ma retribuito. La Marzotto costruisce due ditte, una a Maratea e una a Praia a Mare; mentre nella prima ditta tessile vengono svolte lavorazioni dedite unitamente al fissaggio e all’incollaggio, nella seconda si ultimano i lavori praticando quindi tintoria, fissaggio dei colori e filatura.

La Calabria settentrionale vede come un miraggio tale possibilità di lavoro, che porterà il benestare in migliaia di famiglie calabresi e lucane. Ma questa era solo la premessa di una storia che invece si sarebbe rivelata tutt’altro che positiva. Come pochi sanno, anzi come pochi vogliono sapere, – e si perché sennò i turisti scappano, e allora meglio fare finta di niente piuttosto che ammettere e cercare di risolvere – nell’area della Marlane, rimasta attiva fino al 1996, è accertato che siano stati sotterrati dei veleni – scarti nocivi e fortemente tossici provenienti dalla stessa fabbrica – e non è da dimenticare il fatto che al suo interno, migliaia di persone si sono ammalate e sono morte per tumore.

Una vicenda che va avanti da anni, anni di processi contro i dirigenti dell’azienda per omicidio colposo plurimo e disastro ambientale, che però ancora oggi, a distanza di anni, non trova sbocco, non trova soluzione, ma anzi rallenta, quasi a non voler cercare quella verità e quella giustizia che i familiari delle vittime – costituitisi nel processo come parte civile – aspettano con speranza.

Nonostante la testimonianza dei “superstiti” della fabbrica dei veleni su quello che accadeva all’interno, sulle pratiche di sicurezza inesistenti – tant’è vero che l’intero settore era “libero”: non esistevano divisioni tra un reparto e l’altro, e quindi tutti respiravano le polveri tossiche che si libravano in aria durante le ore di lavorazione – ancora i colpevoli non hanno pagato – tanto i soldi comprano chiunque!

Il 1° dicembre scorso, per le vie di Praia a Mare si è svolta una manifestazione per chiedere la bonifica dei  territori, dei mari, e dei fiumi della Calabria. A tale manifestazione parteciparono circa 800 persone, tra singoli cittadini, e varie associazioni, ma quello che ha sorpreso, è stata la non partecipazione degli abitanti della stessa Praia, che guardavano quasi con sospetto i manifestanti. E invece di chiudere i negozi e unirsi al corteo, hanno semplicemente abbassato le saracinesche e sono andati via, dimostrando ancora una volta che non c’è peggior ceco di chi non vuol vedere. Eppure lo sapevano. Eppure lo sanno, che l’area che circonda la Marlane – dal quale oltretutto quel 1° dicembre era partito il corteo – è avvelenata, che va bonificata, e che quella maledetta fabbrica ha fatto ammalare per anni persone che avevano la sola colpa di lavorare al suo interno per portare a casa un pezzo di pane.

Lo sanno, vedono ancora oggi morire persone innocenti, ma non fanno nulla, anzi criticano coloro che si impegnano nella battaglia per avere giustizia, li giudicano aspramente, come se loro non facessero parte di questa realtà, come se abitassero su un altro pianeta.

Mi chiedo, ma questa gente non legge? Non si informa? Non sa che l’area della Marlane, finalmente, è stata inserita nei siti regionali assolutamente da bonificare? Perché continuano a negare nonostante questo? Perché non si svegliano e non si uniscono alla lotta? D’altronde c’è il libero arbitrio, ognuno fa ciò che vuole, ma a volte uno sganassone…

Il 27 Settembre, alle ore 8 e 30, presso il tribunale di Paola è ripreso i processo. Il comitato per la bonifica dei territori, dei mari e dei fiumi della Calabria è stato presente con un sit-in, per dimostrare che non si arrende, ma anzi va avanti, perché la battaglia contro i dirigenti della fabbrica dei veleni non si ferma!

Marlane: riprende un processo lungo quanto un boom mai esploso ultima modifica: 2013-10-01T13:33:02+02:00 da Asmara Bassetti