Italia

Livelli di produttività e sviluppo tecnologico, l’ Italia arranca

Mentre si attende il giudizio europeo sul bonus Irpef che dal mese di maggio porterà fino a 80 euro in più in busta paga agli Italiani, il “Direttorato per gli Affari Economici e Monetari” della Commissione ha già emesso un primo verdetto negativo sui livelli di produttività e di sviluppo tecnologico dell’ Italia.

L’ultimo Dossier UE sull’andamento delle economie dell’eurozona dall’inizio della crisi fino ad aprile 2014 ha infatti fatto luce sullo stato di grave difficoltà della crescita economica e produttiva dell’ Italia, in cui vi sarebbe un’imprenditoria schiacciata dall’elevato peso della burocrazia e da uno Stato che non solo non fornisce utili sostegni, ma addirittura fa da freno.

A perderci sono soprattutto gli investimenti in tecnologia e sviluppo su cui gli altri Paesi europei stanno investendo già da anni, essendo decisamente di importanza strategica nel moderno sistema economico e competitivo.

Il parametro di riferimento considerato nelle analisi alla base del Dossier è il TFP, Total Factory Productivity,con cuivengono misurati diversi aspetti che insieme incidono sul livello produttività di una economia.Tra questi spiccano il grado di efficienza dei governi,la qualità dei servizi pubblicie l’indipendenza dalle degli stessi dalle pressioni politiche.

Altro fattore discriminante è rappresentato dalle tasse, soprattutto quelle sulle imprese che, come sostenuto dallo studio «possono ridurre l’imprenditorialità e la attività di ricerca e sviluppo, sfociando in un impatto negativo sul Tfp». La tassazione media molto alta dell’Italia, ad esempio, le ha impedito nel periodo pre-crisi di fare crescere il suo livello di produttività.

Sotto questo profilo Trend positivisono stati registrati da nazioni che, come la Germania, avendo meno vincoli burocratici e fiscali sulla propria imprenditoria, hanno visto un maggiore contributo di capitale originale dalle industrie ad alta tecnologia e più decisi investimenti dedicati alla ricerca e allo sviluppo.

Questa ultima considerazione ha portato la Commissione a ritenere che chei Paesi più attenti all’Hi-Tech sono gli unici ad avere un tasso di crescita produttiva tendendo ad esibire più alti tassi di crescita nel loro Tfp.

L’Italia, in base a tali parametri, indossa una maglia nera cucita su misura:oltre ad avere un apparato burocratico lento e macchinoso, il nostro Paese è tra quelli che storicamente hanno dedicato una parte minore del proprio PIL all’avanzamento tecnologico. La ricetta per lo sviluppo indicata dalla UE ancora una volta starebbe nella capacità di svincolare l’attività economica delle imprese dalla pressione fiscale e dal peso di una politica da troppo tempo ferma al palo.

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