La potenza di un’inchiesta che sta mettendo in discussione le istituzioni, nei tanti schizzi prodotti dalle ondate di notizie che quotidianamente affollano testate nazionali di ogni ordine e grado, ha trovato il modo di raggiungere anche Paola, in provincia di Cosenza.

Sebbene a tremare siano i palazzi romani, da quelli urbani a quelli che svettano sulla sommità dei colli capitolini, il riverbero di quelle vibrazioni è stato avvertito anche tra le mura del Sant’Agostino dove, poco meno di due anni fa, uno dei nomi più ricorrenti tra le carte con cui la Procura di Perugia sta ricostruendo la vicenda che ruota attorno a Luca Palamara (ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati e membro togato del Consiglio Superiore della Magistratura), è quello del paolano “onorario” Cosimo Maria Ferri.

Cosimo Maria Ferri

Il politico in questione, deputato in quota PD, è divenuto appartenente alla comunità cittadina su impulso del presidente del consiglio comunale, Graziano Di Natale, che in occasione del VI Centenario della Nascita di San Francesco, lo fece conoscere alla città assegnandogli il premio indetto dalla Provincia di Cosenza per quell’anno.

Dalla consegna di quel riconoscimento fino alla cittadinanza onoraria, e anche qualche tempo oltre, si sono susseguite interessanti cronologie giudiziarie, con Di Natale che ha visto riconosciute le sue tesi, tanto in contesti dove era coinvolto personalmente, quanto in quelli che riguardavano posizioni di persone a lui vicine e che, con lui, condividevano ruoli di amministrazione. Tutti ricorderanno quanto sia stata fina, in punta di diritto, la querelle che lo ha visto trionfare per sedere sulla poltrona più ambita della Provincia, quella da cui amministrò – in qualità di Facente Funzioni – un potere che precedentemente era toccato a Mario Occhiuto. Ma anche altri nodi, tutti nevralgici e tutti convergenti nell’affermazione di principi che hanno necessitato tortuosi percorsi interpretativi per essere ratificati, questioni che hanno implicato coinvolgimenti di una grande quantità di risorse e di pronunciamenti per  essere risolte. Non ultima quella perorata per affermare la genuinità di un’elezione a sindaco, che a Paola era stata messa in discussione dagli avversari usciti sconfitti dalle urne.

Ovviamente Ferri con tutto ciò non c’entra niente, è solo una curiosità cronologica.

Secondo quanto riportano testate nazionali tra le quali “Il Fatto Quotidiano”, “Repubblica”, “Corriere della Sera”, “Messaggero” e “Libero”, per quanto concerne l’inchiesta che vede il magistrato Luca Palamara indagato per corruzione – avrebbe goduto di viaggi e regalie, nonché rapporti da chiarire con Fabrizio Centofanti, ex capo delle relazioni istituzionali di Francesco Bellavista Caltagirone, lobbista arrestato per frode fiscale, vicino agli ambienti del Pd e in affari con Piero Amara, avvocato travolto dall’inchiesta della Procura di Roma per il suo ruolo nelle sentenze “aggiustate” della magistratura amministrativa – il ruolo svolto da Cosimo Maria Ferri sarebbe stato quello dell’uomo “cerniera” tra toghe e politiche.

«Doppio figlio d’arte – si legge in un articolo de “Il Fatto Quotidiano – (il padre fu magistrato e politico col Psdi, ministro del governo De Mita), Ferri – che non è indagato – è ancora oggi il leader de facto di Magistratura Indipendente. Considerata da sempre la corrente di destra delle toghe – ne hanno fatto parte tra gli altri Paolo Borsellino, Marcello Maddalena, Pier Luigi Vigna e Davigo (poi uscito per fondare la sua Autonomia e Indipentenza) – a un certo punto si è trovata a essere la corrente più vicina al centrosinistra. Una giravolta degna dell’ultimo partitino di cambiacasacca, parallela allo sbarco in politica di Ferri. Magistrato acchiappavoti quando fu eletto al Csm e all’Anm, nel 2013 Ferri è passato direttamente dal vertice della sua corrente al governo: nominato sottosegretario alla giustizia dei governi di Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, considerato all’inizio in quota Forza Italia – partito al quale aveva aderito il padre negli anni ’90 – non si dimette dopo che Silvio Berlusconi toglie il sostegno all’esecutivo. Si definiva un “tecnico“, prima di ottenere dal Pd un seggio alla Camera alle elezioni del 2018. È lui l’uomo del Nazareno con la toga. Anche perché nel frattempo Ferri non ha smesso neanche per un secondo di esercitare la sua influenza su Magistratura indipendente. La prova? Alle ultime due elezioni per le elezioni del Csm. Nel 2014 – quand’era già sottosegretario – inviava sms ai colleghi per invitarli a votare i candidati della sua corrente. Quattro anni dopo – quand’era già deputato – non ha perso il vizio, anche se questa volta i suoi messaggi contenevano un solo nome da votare: quello di Antonio Lepre, poi ovviamente eletto. Lepre è uno dei due magistrati di Mi che si è autosospeso dal Csm nelle scorse ore. Insieme al collega Corrado Cartoni ha partecipato all’incontro con Ferri, Palamara, Luigi Spina e Luca Lotti. Oggetto dell’incontro: la nomina del nuovo procuratore di Roma. La stessa procura che accusa Lotti di favoreggiamento nell’inchiesta Consip».

Un compaesano “onorario” del quale i paolani, e soprattutto Graziano Di Natale, avranno ora modo di approfondire la conoscenza.

Ulteriore chicca sempre da “Il Fatto Quotidiano”: «Molto spesso in albergo, qualche volta a casa della sorella di Cosimo Maria Ferri, sottosegretario alla giustizia nei governi Pd. Tanti incontri, almeno tre documentati, specie dal 7 al 16 maggio. Sempre di notte, sempre gli stessi, per decidere a tavolino le nomine dei procuratori capi, spostando voti all’interno del Csm con l’obiettivo di individuare ed eleggere magistrati controllabili politicamente. Il capotavola è Luca Palamara, gli altri commensali sono i consiglieri del Csm Luigi Spina, Corrado Artoni, Antonio Lepre, Gianluca Morlini e Paolo Criscuoli. Il braccio politico della comitiva sono i parlamentari del Pd Luca Lotti e Cosimo Maria Ferri. E c’è un convitato di pietra, una presenza per certi versi inspiegabile: Claudio Lotito, amico di Palamara, presidente della Lazio, elargitore di biglietti in tribuna vip per le partite dei biancocelesti, come la finale di Coppa Italia del 15 maggio scorso, a cui assiste Luigi Spina dalla tribuna autorità. L’ultimo incontro in un hotel, in cui Palamara con gli altri “fa la conta dei voti per il procuratore di Roma”, dopo l’uscita di Pignatone. “Obiettivo: Marcello Viola (procuratore generale di Firenze – ndr) capo dell’ufficio della Capitale”».

Pure un cittadino paolano nelle carte di un’inchiesta dal clamore nazionale ultima modifica: 2019-06-15T21:09:00+02:00 da Giampiero Delpresepe
Giampiero Delpresepe

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Autore "collettivo", nominato caporedattore della Testata on-line Marsili Notizie, mi occupo dello scibile in generale, con particolare attenzione alla Politica.