silvia romano

Paola – Caso Silvia Romano: dietro ogni leone (da tastiera) c’è una gabbia

Scrivo di getto queste riflessioni, dopo aver ascoltato dai TG che la ragazza rapita e rientrata dopo 18 mesi, verrà sorvegliata dalla Polizia per garantire la sua sicurezza, ancor peggio quello che si legge in internet.

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Mi sembra di vivere in un Paese impazzito, ogni giorno su Facebook il peggio di quello che può esprimere un popolo, lo vediamo e leggiamo sui nostri telefonini.

Sono allibito: ma a tutti  questi leoni della tastiera che  scaricano la propria rabbia velenosa, la propria cattiveria, il loro razzismo su di una ragazza che nessuno conosce, che nessuno può immaginare ciò che ha passato, cosa diavolo hanno in testa?

Leggo persone comuni, che scaricano la loro rabbia scrivendo di tutto e di più contro una ragazza , rea di esser andata ad aiutare altri più sfortunati, colpevole di esser rientrata sorridente, senza essere emaciata, con gli occhi persi nel vuoto,  ma in particolare colpevole di aver  cambiato religione.

Allora ripenso allo spettacolo stridente di pochi giorni fa, gli italiani alle finestre a cantare l’inno nazionale, ad affermare andrà tutto bene, già belle immagini, che sono già nel dimenticatoio.

Ecco ricomparire la vera immagine degli italiani,  sempre pronti a scagliare la prima pietra, ha cambiato religione, quindi va punita, siamo tornati al tempo delle streghe del profondo medio evo.

Fortunatamente vi sono vescovi e sacerdoti che hanno ribadito la loro gioia per il rientro della giovane.

Ancora  una colpa dello Stato aver pagato danaro per salvarla, ma una vita umana non ha prezzo, quanti soldi vengono truffati giornalmente allo Stato?

Quanti funzionari corrotti, politici senza scrupoli giornalmente vengono scoperti  mentre  ci derubano?

Un commento ho ascoltato, di una dottoressa che con astio, supponenza, definiva questa ragazza “sciacquettà”; in quanto a suo giudizio non doveva recarsi in Africa non avendo nessuna competenza, mentre lei in quanto medico in quelle zone portava la sua professionalità le sue competenze.

Se potessi incontrare colloquiare con la collega le direi, in quanto medico, in quanto operatore come lei in Africa, che in quelle regioni ho visto l’opera di tanti volontari non medici, portare il sorriso a migliaia di bambini con il loro essere quotidiano al loro fianco, nella scuola, nei giochi, nelle loro difficoltà.

Non hanno portato i bisturi, ma hanno portato il senso del rapporto umano, della solidarietà con cibo, giocattoli e tanto altro materiale.

Forse a quei bambini che avevano perso un arto e ai quali lei, egregia dottoressa, non avrebbe potuto dar niente, loro hanno riportato il sorriso la voglia di continuare a vivere.

Ancora una volta  ripeto “italiani brava gente” solo nei film.

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