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“Fantozzi contro tutti”: i ricordi dell’assistente operatore Maurizio Zampagni

“Fantozzi contro tutti” (1980), è ancora oggi uno dei film più amati della celebre saga con il personaggio creato e interpretato da Paolo Villaggio. E lo dimostra ancora di più Maurizio Zampagni, l’assistente operatore del film, che a quarant’anni di distanza dalla sua uscita, conserva un nitido ricordo di quei divertenti giorni trascorsi sul set con il comico genovese.

Caro Maurizio, la prima cosa che voglio chiederti è, che ricordo hai di Paolo Villaggio da un punto di vista personale?

Era una persona molto discreta e riservata. Non dava una grandissima confidenza alla troupe, nel senso che magari non si fermava a pranzo con noi, a quanto ne so io ci andava solo con i grandi personaggi. Ma era comunque molto gentile, per carità, gli potevi chiedere qualsiasi cosa. Sul set il maggiore rapporto lo aveva con il direttore della fotografia Claudio Cirillo e, naturalmente, con il regista Neri Parenti, che con questo film aveva iniziato la sua carriera cinematografica. La regia è stata firmata da entrambi, unico caso nella carriera di Villaggio. Ma in realtà Paolo non dava indicazioni sulle inquadrature, sulla cinepresa, ecc… al massimo su qualche gag. La regia tecnica era tutta di Neri, credo che Villaggio l’abbia firmata per ragioni produttive, perché era il suo primo film da lui finanziato, aveva da poco aperto la sua casa di produzione, la Maura Film, che aveva a capo lui, sua moglie Maura (dalla quale la società ha preso il nome), Bruno Altissimi e Claudio Saraceni. Per produrre questo film i soldi non mancavano, e poi Villaggio era reduce dai primi due episodi, che avevano avuto un grande successo, quindi immagino che avesse messo da parte un bel gruzzolo…

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Molti appassionati nell’arco di questi anni sono andati spesso a caccia di tutte le location, e se gli esterni e facile individuarli, gli interni un po’ meno. Quelli dove li avete girati?

In vari luoghi, tra posti dal vero e scorci ricostruiti in teatro. Il vagone letto in cui viaggiano Fantozzi e i colleghi era un vero e proprio convoglio fermo all’interno di un capannone delle Ferrovie dello Stato, vicino zona Piramide. La mitica scena delle polpette di Birkermaier (per me la più divertente in assoluto da girare), l’abbiamo girata in uno splendido ufficio di Piazza Cavour. Il forno di Cecco (Diego Abatantuono), si trovava in zona Garbatella, mentre la casa di Fantozzi è stata ricostruita in teatro di posa.

Villaggio improvvisava o seguiva il copione con precisione?

No, spesso improvvisava. Diciamo che il suo metodo di lavoro era questo; preparava le scene con gli altri attori, ma prima di venire sul set, per poi arrivare già pronto per girare. Anche se ogni tanto vedevo Paolo e Neri parlarsi seduti in disparte a qualche tavolino, sicuramente in quei momenti sceglievano il tono da dare al film… Preparava tutto lui, non aveva qualcuno che ideava le gag. Erano scritte in sceneggiatura, e poi venivano recitate con quel tocco di improvvisazione e imprevedibilità che le rendeva eccezionali.

Come mai il film è in buona parte doppiato e non in presa diretta?

Per vari motivi: la macchina da presa rumorosa, Parenti che dava indicazioni durante la ripresa parlando sopra la colonna guida. Ma in quel periodo la presa diretta ancora non si usava molto. Anche Nanni Loy (con il quale ho fatto alcuni film, tra cui Cafè Express), non la usava praticamente mai.

Il famoso filmato dello spogliarello che Fantozzi guarda a notte fonda da quale trasmissione è stato prelevato?

L’abbiamo girato proprio noi, con una telecamera televisiva. Era una tipa un po’ pienotta che un giorno ha fatto al volo questa ripresa, me lo ricordo ancora benissimo. Mentre il prete che appare improvvisamente sul televisore quando Fantozzi per sbaglio cambia canale, è invece lo scenografo del film, Umberto Turco, che per l’occasione si è simpaticamente improvvisato attore!

Un altro episodio molto divertente è quello della Coppa Cobram. Immagino quello sia stato un po’ complesso da girare

Certo, soprattutto perché gli attori in certe inquadrature dovevano pedalare per davvero, non sempre potevamo fare il camera-car, ovvero con la bici trainata dall’auto. Per quella scena, che abbiamo girato a Monte Antenne, abbiamo utilizzato tutta una serie di trucchi formidabili, dallo zucchero per ricreare il ghiaccio sul viso dei personaggi, ai fumogeni per la nebbia durante “la terrificante tempesta”.

La scena del tiro al piattello in barca dove è stata girata?

Al largo di Fiumicino, ad un chilometro dalla costa, non di più… Ricordo che il mare era forte, tutta la troupe stava iniziando a sentirsi malissimo, avevano un mal di mare che non puoi immaginare. Alla fine siamo rimasti a girare sulla barca io, Cirillo e Parenti. Gli altri li abbiamo dovuti riportare a terra con il motoscafo. Non ti credere, è difficile reggere il mare in quelle condizioni. Specialmente quando guardi un punto fisso, maneggiando una cinepresa, non solo mentre giri, ma anche quando devi controllare i fuochi, la luce e le altre cose. Ma ciò nonostante ce l’abbiamo messa tutta, e il risultato come puoi vedere, è, anche in questo caso, una delle scene più divertenti del film.

 

 

About Gianmarco Cilento

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Collaboratore freelance per testate giornalistiche e Scrittore, mi occupo di Critica Cinematografica e Musicale. La mia prima pubblicazione "Peppino di Capri e i suoi Rockers" (Graus, Napoli, 2018) è stata ampiamente apprezzata da pubblico e critica

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