la carezza della memoria carlo verdone

La carezza della memoria. Carlo Verdone si racconta (nuova autobiografia)

Pubblicato da Bompiani, La carezza della memoria (a cura di Fabio Maiello), è un viaggio autobiografico in cui l’attore e regista Carlo Verdone si racconta, tra aneddoti, esperienze di vita e confessioni personali, concepito per caso, come più volte precisato dall’autore, durante la quarantena della scorsa primavera, cosa spiegata abbondantemente nell’introduzione, in cui l’attore manifesta il suo sgomento per le immagini notturne di una Roma deserta, confinata a casa per via della pandemia di Covid-19. “Immagini malate”, le definisce Verdone.

La copertina del Libro

Della sua vita Verdone ha parlato spessissimo, a cominciare dal suo precedente libro di memorie La casa sopra i portici, uscito sempre per Bompiani nel 2012. Entrambi i volumi sono stati supervisionati dal critico Fabio Maiello, e nell’ultimo alcuni aneddoti sono davvero avvincenti, come quello del suo viaggio a Praga nel novembre 1971, o dell’incontro con la prostituta Maria F, che valgono la pena di essere riportati per intero.

Il padre dell’attore e regista romano, il professore di cinema Mario Verdone, parte alla volta della Cecoslovacchia comunista per alcune conferenze sulla settima arte, in compagnia del figlio. “Da quel viaggio nacque la mia passione per la fotografia, essendomi fatto prestare da mio zio Corrado una Rolleiflex con la quale immortalai Praga”, racconta Verdone. Una sera i due sono invitati a cena da un regista cecoslovacco. Durante il tragitto in tram si imbattono prima in un gruppo di giovani ubriachi che iniziano a insultarli parlando in italiano, e poi con la polizia che li blocca per mille controlli, arrivando ad esaminare persino il rullino della macchina fotografica del giovane Carlo, creando una situazione a dir poco costernante.

Il ventunenne Carlo Verdone durante il suo viaggio a Praga

Toltisi d’impiccio grazie all’aiuto di un ambasciatore giunto in loro soccorso, Verdone e suo padre giungono in ritardo alla cena, dove faranno comunque altri incontri stimolanti, come quello con l’attrice teatrale Antonina Bogdanova, oppure con il drammaturgo Zdenek Digrin, grande appassionato di cinema italiano, che entra velocemente in sintonia con il giovane Carlo. A quella cena Mario Verdone avrebbe voluto conoscere il fotografo Karel Plicka, ma l’incontro non avviene. “Devi sempre camminare sulla strada principale, sempre. Se provi per curiosità a esplorare una piccola strada laterale, non avrai più la possibilità di camminare per nessun’altra strada…”, confessa Digrin a Carlo, a proposito del clima politico del regime cecoslovacco di quegli anni. Scorci di vita divertenti quelli del viaggio praghese, raccontati da Verdone con altrettanta ironia.

Con altrettanto pathos, l’attore romano narra della sua storia con Maria F. incantevole prostituta di un bordello romano. “Sembrava la ragazza della porta accanto, non aveva le sembianze da donna di casa di appuntamenti”. Con una palpebra più chiusa dell’altra per via del morso di un cane, la donna trasmette a Verdone una sorta di fascino orientale, che lo cattura profondamente. Fino a quando Maria si fidanzerà con un carabiniere, lasciando all’attore romano i suoi orecchini come ultimo ricordo. Verdone non la rivedrà mai più. “Chissà se avrà tra le mani il mio libro” si è chiesto l’attore, durante una delle presentazioni streaming di queste settimane.

 

About Gianmarco Cilento

Collaboratore freelance per testate giornalistiche e Scrittore, mi occupo di Critica Cinematografica e Musicale. La mia prima pubblicazione "Peppino di Capri e i suoi Rockers" (Graus, Napoli, 2018) è stata ampiamente apprezzata da pubblico e critica

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