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Paola – Dopo l’assoluzione, Cristian Filippo scrive alle Istituzioni

Appena ieri assolto dal processo che lo vedeva imputato per coltivazione e detenzione di sostanza stupefacente, il giovane paolano Cristian Filippo – affetto da una fibromialgia che ha provato a curare anche con cannabis terapeutica – si è adesso rivolto alle Istituzioni deputate alla gestione della sanità.

Lo ha fatto con una lettera, spedita a diversi indirizzi: Dipartimento Tutela della Salute, Servizi Sociali e Socio Sanitari (Dott. Giacomino Brancati), Dipartimento Farmaceutico Regionale (Dott. Vincenzo Ferrari), Ministero della Salute (Referente giuridico – amministrativo dell’Ufficio centrale stupefacenti, Dott.ssa Valentina Prosposito), Commissario Straordinario Azienda Ospedaliera di Cosenza (Prof.ssa Isabella Mastrobuono) e, infine, Direttore f.f. U. O. C. Farmacia Ospedaliera di Cosenza (Dott.ssa Carmela Oriolo).

Il ragazzo residente nella città del Santo, ha manifestato il suo biasimo per una serie di questioni che, partendo dalla propria esperienza personale (1200 giorni di “sofferenza giudiziaria”, già gravati da un compromesso stato di salute, cui si è aggiunta l’impossibilità di partecipare a diverse normali prassi del vivere civile, come ad esempio prendere parte a concorsi pubblici), giungono a suffragare un titolo che definire “d’impatto” è un eufemismo: Che vergogna! Il Sistema Sanitario Regionale calabrese mi impedisce l’accesso alla Cannabis Terapeutica.

Di seguito il testo integrale sottoscritto da Cristian Filippo

Egr. Dott. Giacomino Brancati, da due decenni la cannabis terapeutica è un argomento d’attualità e l’uso è supportato da un’evidenza clinica diventata solida nel corso degli anni. Nel 2005 la Regione Calabria è stata la prima a importarla in Italia dai Paesi Bassi e, nonostante ciò, la Dr.ssa Oriolo, Direttore della Farmacia ospedaliera di Cosenza, ancora mi ostacola l’accesso alla cura!

Mi chiamo Cristian Filippo, ho 25 anni, vivo a Paola e da 10 anni soffro di una grave forma di Fibromialgia farmacoresistente alle cure convenzionali (Farmaci Oppioidi, Cortisonici e Psicofarmaci vari). Otto anni fa ho verificato su di me le proprietà curative dei Cannabinoidi in sostituzione degli inefficaci farmaci consueti. Così, per l’impossibilità economica e per non rivolgermi al mercato nero avevo iniziato a coltivare nel mio piccolo box doccia una misera piantina per volta (ciclo di vita). Nel 2019 per una storia disonesta tra parenti sono stato denunciato e arrestato dalle forze dell’ordine con la presunzione del reato (nessuna prova o denuncia schiacciante) per coltivazione e detenzione ai fini di spaccio. Al momento ho fatto appello alla coscienza dei Carabinieri spiegandogli che fosse solo per uso personale a fine Terapeutico. Il quantitativo di infiorescenze rinvenuto era irrisorio e comunque quel che sarei riuscito a produrre in quello spazio angusto (salvo imprevisti come malattia pianta, ermafroditismi, furto, etc.) non sarebbe bastata sicuramente per il mio fabbisogno Medico ma nonostante ciò non sorti ripensamenti nei Carabinieri che cinicamente applicarono la “vecchia” legge sugli stupefacenti.

Sempre nel 2019 dopo gli arresti domiciliari il mio medico di base mi prescrisse il farmaco Bedrocan su carta bianca e la canapa grezza acquistata a 5-6 euro a grammo, importata e commercializzata dal 2015 da alcune ditte farmaceutiche mi fu rivenduta dalla farmacia galenica privata con un rincaro del 3-400%, ovvero a 18 euro al grammo! Il mio medico di base consapevole del fatto che non potessi affrontare questa spesa ha compilato la richiesta d’importazione per ritirare ai sensi del D.M. 11/02/1997 tramite dispensazione diretta a carico del Sistema Sanitario il succitato Farmaco. La presentai alle farmacie ospedaliere dell’ASP di Cosenza (Paola e Amantea) e non ebbero alcun riscontro. L’altro giorno, il 23/09/2021, con il (Protocollo Generale n. 0011429) ho ripresentato una nuova Richiesta d’importazione redatta dal mio medico curante alla farmacia ospedaliera di Cosenza e la Gent.ma Dott.ssa Carmela Oriolo con la sua risposta (Protocollo Generale n. 00 11866 del 29/09/2021) mi ha sbarrato l’accesso per un farmaco off-label che non è sostituibile con altri medicinali registrati in Italia e non ci sono disponibili al momento alternative terapeutiche citando la legge 405/2001! La replica purtroppo non mi sorprende del resto è risaputo che dall’anno 2001-2002 a oggi la Farmacia Ospedaliera di Cosenza non ha mai presentato richieste d’importazioni per farmaci cannabinoidi di sintesi e/o infiorescenze di canapa grezza. Non c’è mai stata una domanda interna o esterna come la mia? Ci sono altre motivazioni?  La responsabile della farmacia mi avrebbe potuto dire che subito dopo la sospensione delle importazioni del farmaco Bedrocan (tra il 2005 e il 2007 in attesa delle informative dal A.I.F.A.) fu modificato il comma 5 del D.M. 11/02/1997 e “in regime ospedaliero” diventò “per l’impiego in ambito ospedaliero”.  Legittimamente si potrebbe pensare questo ritocco fu fatto per arginare sul nascere l’uso dei medicinali cannabinoidi ma l’Ufficio Centrale Stupefacenti che ci legge sa benissimo che nonostante la succitata modifica le Aziende ospedaliere da allora continuano a fare gravare la spesa, per i trattamenti con cannabinoidi, nel proprio bilancio al pari dei farmaci in commercio in Italia e degli altri beni necessari per lo svolgimento delle prestazioni di assistenza Sanitaria per tutti i pazienti, farmaco resistenti e/o intolleranti ai medicinali comuni. Altresì è noto che una buona parte di questi pazienti, in difetto penso almeno il 99%, non ne faccia un uso in stato di ricovero. Anche quando la dispensarono nel 2007 in regime di Day-hospital all’ospedale di San Giovanni in Fiore (CS), con un conseguente aumento di spesa per l’immutato ostruzionismo della Dr.ssa Scalise, non fu dispensata per l’uso in ambito ospedaliero in senso stretto del termine (ricovero o post degenza).

Si sa anche che il Dott. Amato della terapia del dolore di Cosenza prescrive la Cannabis Terapeutica solo su carta bianca a carico del paziente e si vocifera che si accordò con la Dott.ssa Carnevale (ora in pensione) affinché boicottasse qualsiasi richiesta d’importazione. Dai racconti il responsabile della terapia del dolore farebbe ciò perché per questi farmaci attende / preme per un’assurda legge di bilancio regionale con vincoli a preventivo fatti senza alcun bilancio a consuntivo,  come quella per cui il suo collega Ligure Dr. M. Bertolotto fu designato dalla Giunta Ligure, noncurante dei conflitti d’interesse, a definire il piano attuativo del taglio di spesa da lui proposto nei panni di politico al Consiglio. Perché? Perché fare un bilancio a preventivo senza avere un bilancio a consuntivo attenibile (senza dati non è possibile fare una previsione di spesa per gli anni successivi )?

il Dott. Quattrone specialista in Anestesia e Rianimazione presso il Centro di Terapia del Dolore di Reggio Calabria, prescrive pure solo su carta bianca e mi aveva proposto di acquistare il cannabidiolo (CBD) da un suo amico. Da anni insieme all’associazione Siciliana “Comitato pazienti Cannabis Medica” così come espressamente dichiarato dalla stessa nelle interviste rilasciate alla stampa è in procinto ad aprire un tavolo tecnico per far approvare al Consiglio Regionale un taglio di spesa preventivo, come fatto anche in Sicilia, per la Cannabis Terapeutica.

Il Dott. Russo (Terapia del Dolore di Catanzaro) prescrive pure su carta bianca ma dal 2015-16 i suoi pazienti la presentano alle farmacie galeniche private e gli ospedali di Catanzaro o Lamezia pagano le fatture, adesso con un rincaro sulle infiorescenze di canapa medica importata del 3-400 % circa (tra il 2015 e il 2018 con un aumento del 900 %)!  Perché il Dott. Russo (Terapia del Dolore di Catanzaro) per i suoi pazienti segue la via più onerosa? Perché non presenta richieste d’importazione alla sua farmacia ospedaliera che potrebbe in funzione della tassa d’importazione fare cumulo e risparmiare ulteriormente sulla spesa farmaceutica? Forse le terapie del dolore calabresi hanno un’unità d’intenti?

Nota: In provincia di Catanzaro non solo i pazienti del Dott. Russo hanno accesso alla cura con Cannabinoidi a carico del SSR: p.es. Un paziente di Andali, con prescrizione redatta dal Dr. Felice Spaccavento, terapista del dolore di Terlizzi (Puglia), ritira mensilmente il proprio farmaco in una farmacia galenica privata e la farmacia ospedaliera paga.

Anche la farmacia dell’ospedale di Crotone segue la stessa “Incomprensibile” procedura per pochi pazienti esterni (non ricoverati o post ricovero ordinario).

Perché ci sono queste discriminazioni nella stessa regione? Ci sono gruppi di pressione dietro a tutto ciò? Quali sono gli interessi particolari in gioco?

L’ufficio Centrale Stupefacenti, dopo i piani attuativi delle illogiche succitate leggi di bilancio regionali che impongono alle Aziende Sanitarie di acquistare anche le Infiorescenze grezze dalle farmacie galeniche, sa bene che per i pazienti assoldati dai radicali, per proporle ai consigli regionali queste scellerate politiche, continuano a rilasciare autorizzazioni all’importazione perché nonostante le linee guida per le posologie alte le aziende non sono disposte ad acquistarle con i rincari commerciali succitati.

Perché le Giunte regionali hanno messo questi vincoli d’acceso, per patologia e tetto di spesa massimo (a preventivo e senza bilancio a consuntivo)? Perché hanno imposto alle Aziende Sanitarie di acquistare questi farmaci necessari per l’assistenza di alcuni pazienti dalle farmacie galeniche private?

Non ho la disponibilità economica per acquistarla a mio carico (l’ho già acquistata in farmacia galenica e 1,5 grammi a 18 euro, equivalgono a 810 euro mensili!) E voi mi negate il diritto alla salute?

In breve ho tentato di fare un quadro attuale della situazione calabrese (discriminazioni, ingiustizie, pressioni industriali, professionali e la mia problematica in questa situazione senza alcuna certezza) dove nonostante il primato ottenuto per la tenacia di un paziente e a dispetto del dibattito internazionale sull’argomento, ora siamo più indietro rispetto a tanti paesi del terzo mondo.

In questa condizione le possibili soluzioni sono tutte a portata di mano al fine di facilitare a carico del Sistema Sanitario Regionale l’accesso al trattamento ai pazienti con patologie croniche invalidanti:

1) Innanzitutto non si può creare un vincolo di bilancio … lo sa bene l’On. Mimmo Talarico. Nel 2014, da Consigliere Regionale del PD, si era offerto di presentare al consiglio regionale la spending review radicale per la canapa medica ma nel giorno in cui si sarebbe dovuto brindare all’iniziativa, dopo l’intervento del Geom. Gianpiero Tiano (Socio fondatore di ACT) e lo scontro dal pubblico con un rappresentante di un’azienda farmaceutica autorizzata all’ importazione che con l’atto amministrativo regionale intendeva creare il monopolio sui farmaci che commercializzano, abbandonò il convegno per impegni sopraggiunti senza fare più l’intervento per presentare il progetto politico. L’on .Piero Aiello sarebbe dovuto essere il padrino della iniziativa e fini a sostenere te tesi dell’oppositore. Per garantire ai pazienti con patologie croniche invalidanti l’accesso alla cura riporto e ripropongo le affermazioni e proposte che non hanno avuto seguito (comunicato stampa sull’iniziativa dei radicali), di Francesco Crestani medico chirurgo specialista in anestesia e rianimazione servizio di terapia del dolore e cure palliative, ULS 18 (Rovigo-Trecenta) e presidente dell’ Associazione Cannabis Terapeutica e del relatore vice presidente Associazione Cannabis Terapeutica G.T. «L’evento Rappresenta un’ importante occasione per far aumentare la conoscenza sul problema della terapia con la Cannabis. L’Act, nata nel 2001 e formata da medici, ricercatori e pazienti, è stata la prima associazione ad occuparsi della materia e la prima a proporre una legge nazionale che già nel 2003 trovò ampio consenso parlamentare. Per questo plaude a ogni iniziativa legislativa, come quella attuale, in grado di venire incontro ai problemi dei malati. Le leggi regionali, approvate in varie regioni, sono state concepite proprio per questo; purtroppo, però, finora si sono dimostrate inattuabili, in assenza di direttive applicative, e oltretutto creano una situazione difforme da regione a regione. Ma le malattie non conoscono i confini regionali. Una soluzione potrebbe essere quella di far applicare finalmente le leggi e regolamenti nazionali che in questi ultimi anni sono stati redatti (Decreto Turco 2007, Decreto Balduzzi 2012), ma che spesso vengono disattesi. Per mancanza di conoscenze i medici non prescrivono, fuorviati anche spesso da informazioni distorte nelle quali si fa un guazzabuglio fra Cannabinoidi terapeutici e marijuana di strada. Ben venga quindi questa giornata dove potremo fare il punto sulle evidenze mediche. E ben venga anche la chiarificazione sulle questioni legislative, affinché si possano risolvere i problemi che alcuni pazienti calabresi hanno riscontrato con le loro prescrizioni, e che sembrano quasi delle omissioni nell’applicazione delle leggi. Si ha infatti, senza che si violi la normativa nazionale, la possibilità per le Regioni di avviare la distribuzione dei farmaci cannabinoidi vegetali da parte delle farmacie territoriali delle ASL  senza dover ricorrere alle farmacie ospedaliere e al ricovero in Day Hospital, dietro normale richiesta di importazione da parte del medico di medicina generale o medico ospedaliero. In tal modo alla spesa da parte del servizio sanitario non si aggiungerebbero i costi del Day Hospital, si snellirebbe la procedura di approvvigionamento ai pazienti, non si impegnerebbe il medico curante con la distribuzione e non si intaserebbero gli ambulatori per il semplice ritiro dei farmaci. Inoltre ulteriore risparmio si avrebbe in quanto vari malati potrebbero ridurre la quantità di altri farmaci, se non addirittura interromperne l’assunzione, come già adesso succede da quanto ci viene riportato e da quanto è noto dalle ricerche di farmacologia. Nell’ottica di risparmio per il servizio sanitario ci sembra che questo sarebbe il modo più efficiente per affrontare il problema. Di questa possibile soluzione abbiamo investito il  Dott. Roberto Cosentino, Dirigente servizio “Politica del farmaco”, il Dott. Giacomino Brancati, Dirigente Settore Int. “Tutela della Salute”, il Dott. Andrea Urbani, sub commissario per l’attuazione del Piano di Rientro e il Dr. Bruno Zito, Dirigente generale del Dipartimento Tutela della Salute, ma siamo ancora in attesa di una loro risposta»;

2) Attrezzare una farmacia galenica ospedaliera o territoriale in ogni distretto sanitario per l’allestimento di preparazioni medicinali a base di cannabis;

3) Per casse a corto di liquidità come quelle calabresi si potrebbe pensare di istituire una Azienda Farmaceutica Regionale come quella Militare per quei farmaci, come i cannabinoidi, che alle aziende farmaceutiche italiane non interessa produrre e così, magari con la collaborazione dell’UNICAL garantire l’offerta, l’ampliamento delle varietà mediche e lo sviluppo della ricerca scientifica.

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