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Paola – Sanitari aggrediti nel Pronto Soccorso: interviene lo Smi

La storia è già parte dell’archivio della settimana appena conclusa, e parla di un medico e un infermiere presi a pugni nel Pronto Soccorso dell’Ospedale San Francesco di Paola, dove gli animi di alcuni utenti si sono surriscaldati al punto da richiedere l’intervento della Polizia.

Sebbene le indagini abbiano già consentito di identificare gli aggressori, pare provenienti dal vicino paese di Fuscaldo, l’accaduto ha sollevato una volta di più la questione relativa alla sicurezza del personale sanitario sul luogo di lavoro, motivo per cui è sceso in campo – senza tentennamenti – il Sindacato dei Medici Italiani (Smi), che con una dura nota ha stigmatizzato la situazione, soprattutto quella vissuta sul tirreno cosentino, dove ormai la sanità manifesta problemi da ogni parte da cui la si guardi.

Queste le parole del Sindacato:

«Esprimiamo una dura protesta per l ennesima aggressione ad un medico sul posto di lavoro. Ormai non si contano più tali gravi episodi, fatti di cronaca hanno evidenziato persino aggressioni con armi da fuoco, sembra di essere nel far west. Oggi ci chiediamo perché non si riesce a coprire i posti dei medici pensionati, sia negli ospedali che sul territorio, questa professione in Italia non è più ambita. Gli stipendi sono tra i più bassi in Europa, oltre le aggressioni, leggiamo tutti una campagna di studi legali che invitano i pazienti a denunciare, per presunti casi di malasanità, anche dopo dieci anni, le polizze professionali sono notevolmente aumentate. Sul tirreno i medici del 118 sono in fase di estinzione: immaginate con quale stato d animo il personale di una ambulanza si reca sul luogo di una emergenza, sapendo di potersi trovare anche di fronte a persone disperate. A tutto ciò fa riscontro la totale incapacità, ormai cronica, di piani sanitari fatti solo per fare notizie per la stampa, sul tirreno tra Paola e Cetraro da una parte si protesta dall’altra si festeggia. Ma questo è il gioco delle tre carte. Sul Tirreno al momento vi sono solo in attività cinque chirurghi e tre anestesisti, significa che a prescindere dalla loro ubicazione ,non sono in grado di fare fronte alle reali necessità del territorio, è un semplice calcolo matematico , ventiquattro ore, sette giorni su sette è assolutamente impossibile. Anche questo porta all’aggressione, ai disservizi, al ricorso al privato. Forse questo è il punto dolente: come mai non entra in funzione l’emodinamica, essendo in questo momento l’unica, realtà con personale e strumentazioni complete? Il governatore che ha approvato, per motivi politici, la proposta Calderoli, sa benissimo che così come previsto il sud sarà notevolmente penalizzato».

 

N.B. L’immagine di copertina è puramente esplicativa ed è stata tratta dal sito: https://www.assocarenews.it/

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