Sono trascorsi appena 10 giorni dall’incontro con il quale l’Associazione (di Associazioni) “Libera” – fondata da Don Luigi Ciotti – ha inteso ravvivare la memoria di chi ha resistito, ed intende continuare a resistere, ai fenomeni che nelle loro varie nature condividono l’aspetto prevaricante nei confronti di chi intende condurre la propria esistenza nel segno del rispetto e della democrazia.

Fenomeni criminali che annientano la tensione alla vita di ognuno e che necessitano d’essere annientati a loro volta. Fenomeni come la mafia (o le mafie) sempre più aggressivi e risoluti, accattivanti e letali per tutti quelli che non hanno il potere di arginarli. Fenomeni che si subiscono anche quando si ritiene d’esserne parte “attiva”.

Non a caso il Magistrato Eugenio Facciolla, intervistato nel video a margine di questa cronaca, ha parlato di «pezzenti» e «straccioni». Non a caso.

Perché a volte pezzenti e straccioni sono gli innocenti, coloro i quali non hanno mai agito per arricchirsi alle spalle dei propri simili. Quante volte le vittime dei mafiosi sono persone comuni, «pezzenti» e «straccioni» così come il sistema che ci governa continua a far essere la stragrande maggioranza dei propri amministrati? Quante volte «pezzenti» e «straccioni» si sentono i parenti delle vittime, ostacolati in processi lunghi e contraddittori, costosi e – troppo spesso – infiniti? Pezzente e stracciona – quasi sempre – è la vittima dei mafiosi, nel senso della tutela riservatagli da istituzioni troppo impegnate a “inaugurare” parcheggi, statuette e fiere di bestiame. «Pezzenti» e «straccioni» i morti, in una società che non funziona e che lascia al solo aspetto emotivo quella “grande ricchezza” a cui tutti attingono quando è il momento di una passerella o di una predica dal pulpito.

Per non far più sentire «pezzenti» e «straccioni» le vittime delle mafie, allora è necessario ribaltare il concetto. Perché se è pur vero che siamo tutti «pezzenti» e «straccioni» laddove non riusciamo ad evitare la morte di un innocente, è altrettanto vero che chi uccide materialmente un uomo per 2.000 euro non può che essere definito «pezzente» e «straccione». Solo che, per quest’ultimo, tale è destinata a restare la condizione.

Contro costoro, e contro tutta la trafila istituzionale che ne garantisce la genesi, si è scagliato Eugenio Facciolla. Il Magistrato, senza peli sulla lingua, ha additato una parte del sistema come correa del fenomeno mafioso, laddove esistono amministratori che, accettando di una mazzetta, mettono in conto il rischio che la ditta dalla quale la si è ricevuta sarà un’impresa opaca che condannerà i suoi stessi lavoratori a stenti e sacrifici degni dei «pezzenti» e degli «straccioni». Ed allora si creano sacche di disperati che “per poco” vanno ad alimentare le fila della malavita, e “per poco” uccidono, muoiono e vanno in galera. Senza che nessuna ambizione vitale possa essere soddisfatta. La mafia è un crimine che, ai livelli più bassi, paga malamente.

Se da un lato ci sono i «pezzenti» e gli «straccioni» obbligati, istituzionalizzati, creati attraverso politiche che – come accade per la legge elettorale attualmente in discussione a Roma – ne determinano il progressivo allontanamento dal diritto; dall’altro ci sono i «pezzenti» e gli «straccioni» del pensiero. Coloro che credono, una volta entrati “nell’organizzazione“, d’aver risolto ogni problema che allo Stato sfugge. Coloro che anziché impegnarsi per fare di ogni giorno un giorno migliore del precedente, s’affidano alle raccomandazioni di un Boss, di un capostanza o di un politico, per dare un senso alla propria esistenza.

Se si è contro tutto questo e se si vuol smettere di sentire addosso la cappa opprimente della “pezzentìa” e dello “straccionismo“, allora è necessario reagire e partecipare ad incontri come quello dello scorso 21 Luglio. Per essere presenti a sé stessi e dire «NO», un altro modo di vivere e di morire è possibile.

10 giorni si sono frapposti fra la pubblicazione di questa cronaca e l’evento che l’ha determinata, ovvero i 10 anni dalla tragica scomparsa di Tonino Maiorano e di chi – come lui – a Paola è stato strappato insensatamente alla vita, agli affetti ed alla Terra. «Pezzenti» e «straccioni» tali perché la Società non ha saputo tutelarne le esistenze oneste, uomini ricchi di vita e di famiglie che intendono arrestare questa spirale nell’abisso con il desiderio della rivalsa ma non quello della vendetta. Persone evolute che i veri «pezzenti» e «straccioni» invidiano e temono.

I mafiosi sono e resteranno «pezzenti» e «straccioni», chiunque non volesse fare parte di questo raggruppamento è pregato di alimentare il proprio senso civico ed il proprio potere elettorale.

Basta poco per generare una ricchezza di cui tutti possano giovarsi.

Nel video che segue è condensata l’opinione del Magistrato Eugenio Facciolla, autore della definizione che ha caratterizzato questa cronaca, disponibile al microfono dopo l’appassionato intervento che ha entusiasmato la platea.

Buona Visione

A 10 anni dall’omicidio Maiorano i mafiosi restano «pezzenti» e «straccioni» [VIDEO INTERVISTA AD EUGENIO FACCIOLLA] ultima modifica: 2014-07-31T13:34:16+00:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista Pubblicista dall'agosto del 2013, mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.