l'altro calcio

L’altro calcio: l’esempio di Serrastretta

calcio socialeIniziato il Campionato, quello per antonomasia, con le solite Juventus, Milan, Inter, Roma, Fiorentina etc. etc., con il solito schifo che può comportare la presenza ancora di giocatori coinvolti nel calcio-scommesse, con un presidente della Federcalcio, come l’ingordo di banane Carlo Tavecchio, che ben rappresenta il mondo calcistico professionistico italiano, è tempo di raccontare un calcio diverso, un calcio consegnato ai legittimi proprietari, quel calcio che nasce nei paesini ed esiste per il paese. Un calcio diverso, anche da quello che si vede sempre più spesso nei paesi, dove i tornei mirano nell’offrire al vincitore una semplice cena e non lasciare nulla al territorio, senza porsi il problema di coinvolgerlo.

L’oggetto di questo articolo, infatti, è la storia di un torneo di calcetto di periferia, qualcosa chiamato “Europaesana”, giunto alla terza edizione e che ogni anno cambia nome: quest’anno il nome è ricaduto sulla figura del bomber mediaticamente più conosciuto dai social, che abbinato ad un po’ di fantasia ha prodotto il Moscardelli Football Championship. Dove si svolge il tutto? In un paesino dell’entroterra lametino, Serrastretta, all’ombra di faggi e sulla comodità di sedie in legno[1] d’altri tempi.

calcio socialeUn torneo di periferia che raccoglie l’attenzione di un bel po’ di persone del paese e consegna, a queste persone, qualcosa che resti a tutta la collettività. In poche parole, il calcio espleta la sua funzione naturale: aggregare e condividere delle regole, penetrando nelle strade di un paese. Il calcio torna al padrone originario. Ebbene, sì. il calcio ha un padrone. Il calcio è di tutti. Sono due frasi che dicono tutto e non dicono nulla nella loro contraddizione se non ritrovare una convergenza nell’uso comune di questo gioco che infiamma tutti, anche chi lo odia e ne resta indifferente (o almeno dice). Il calcio assume così la posizione di ricerca di un senso in questo asse tra “padrone” e “tutti”.

Usiamo l’esempio di Vladimir Dimitrijevic, che scrive “l’individuo povero o smarrito nelle difficoltà sociali che ci minacciano sempre più, o oppresso da un regime poliziesco, colui che non ha nient’altro nella vita, che è sfuggito forse ai debitori, per ritrovarsi in quella parentesi che è una partita di calcio, ha soltanto quest’unico ambito in cui trovare delle leggi. […] L’uomo cerca questo senso, ma in una vita che è diventata economicamente e spiritualmente caotica non lo trova più. Anche il bambino lo cerca, cerca le parole ed è felice quando le trova. […] La gente che va alla partita non trova più senso nel mondo che lo circonda. E più questo mondo è caotico, più la gente si cerca delle leggi severe[2]. È un torneo insolito dalle nostre calcio socialeparti, dove anche se la gente non va alla partita, i paesani seguono le sorti del torneo, conoscendo sempre le ultime del torneo. Quattro ragazzi alle prese con l’organizzazione, che entra nelle loro vite quotidiane tra studio, lavoro e tempo morto. Così troviamo il ragazzino di scuole superiori, Cristian, che ha il compito di gestire il “barretto” del rinfresco, ma non per chi gioca, bensì per i tifosi a cui non basta la fresca aria serrastrettese, e di curare l’angolo musica (che poi rimbomba per tutto il campo); Pier Paolo, organizzatore storico del torneo, tenace giocatore ma tediato da infortuni, che lavora al bar di famiglia in paese; Donato, altro organizzatore storico, menestrello, giornalista e factotum del gruppo, che combina università, conservatorio e gestione della biblioteca del paese, assieme ad altri ragazzi, anch’essi attenti alle sorti dell’Europaesana; Pier Davide, barman tracciatore del campo prima di ogni partita (in caso c’è Donato), arbitro occasionale con grande nonchalance nella gestione dei falli e un po’ in tutto ciò che gli si chiede di fare nell’organizzazione. Loro i principali motori del torneo, accompagnati da altri ragazzi che danno un contributo nell’organizzazione che un torneo comporta.

calcio socialeOgni anno un nome diverso per divertirsi. Quest’anno la scelta è ricaduta su Bomber Moscardelli, ex Bologna, ora in forza al Lecce. Perché? Semplicemente perché stravagante e giocatore che si presta allo scherzo con i tifosi. «Non si nega la volontà di volerlo portare nel piccolo comune di Serrastretta – raccontano gli organizzatori – ma già che ci risponda via Twitter ci fa piacere, “cinguettando” i nostri post che pubblicizzano il torneo». Per carità, non si pensi a pubblicità come locandine o manifesti: qui pubblicità vuol dire risparmio e divertirsi con gli amici che partecipano annualmente al torneo. Infatti la pubblicità sono spot o cortometraggi elaborati in momenti di divertimento e di compagnia, sempre con il fine di portare bomber Moscardelli a Serrastretta… Arriverà?

Così ha avuto inizio a giugno il torneo, per concludersi il 24 luglio con la finale tra Colchoneros e Super Mario, con la vittoria dei primi. Dieci squadre al via, tra cui la squadra ufficiale del torneo, il Collettivo Calciatori Comunisti per Mosca(rdelli), uscita in semifinale, senza giocare mai una partita al completo. Tutta gente impegnata quella del CCCPMoscardelli e nonostante due organizzatori tra le sue file, quali Donato (come giocatore) e Pier Paolo (in veste di allenatore), per spirito di classe e di resistenza, ci dicono, non ha mai voluto favori o clemenza. Gente scherzosa al torneo, tutto qui.

calcio socialeParliamoci chiaro, all’Europaesana le bravate al bar di George Best non farebbero notizia, così come le sigarette di Dario Hubner tra primo e secondo tempo e la passione per la pittura di Gigi Meroni. Più che altro, avrebbero fatto scalpore, sicuramente, le loro doti. Lo scenario è il campo di terra battuta del Serrastretta. Una bandiera della pace è appesa sulla porta degli spogliatoi: appesa per il torneo? No, solitamente resta lì tutto l’anno, quasi ad indicare durante il campionato di seconda categoria, in cui milita il Serrastretta, un luogo di tregua dai calci che possono volare nel corso dei novanta minuti. Nella cesta dei palloni risalta una chitarra, in mezzo alla roba da mangiare che accompagna l’Europaesana. Così gambe, fiato, genio e sregolatezza per poi ritrovarsi a fine partita a mangiare un piatto di pasta e tonno (l’unica cosa che consente di cucinare l’angolo adibito a cucina) tutti assieme. E in quell’istante arriva anche chi delle sorti del torneo poco importa, (principalmente ragazze e mogli di chi gioca).

Ma cos’ha di particolare questo torneo? In tutto ciò non abbiamo riportato lo scopo e la funzione della quota d’iscrizione all’Europaesana. Da tre anni, gli organizzatori del torneo devolvono, senza farne mistero ai partecipanti, gran parte dell’incasso in azioni di solidarietà. Il primo anno coincise con una donazione per i terremotati in Emilia Romagna; il secondo anno la donazione venne diretta ad Emergency; mentre il terzo anno si è deciso di investire sul territorio. Considerato l’impegno nel sociale dei diversi ragazzi che stanno dietro il torneo, l’edizione Moscardelli Football Championship si è posta come un tassello di un progetto più ampio, rendendo il calcio un veicolo per migliorare i servizi a Serrastretta. Infatti, parte del ricavato, quello risparmiato dall’acquisto di coppe e medaglie, viene investito per la costruzione di un centro sociale nel paese lametino. Mentre il Comune ha concesso una sala da dedicare alle attività sociali, i ragazzi hanno la necessità di riempire con dei contenuti questo spazio, così, il centro sociale rientra in un’ottica di occupazione degli spazi dediti alla cultura e allo svago. Qualcosa di insolito da queste parti, soprattutto quando si parla di calcio. Tornei amatoriali e società sportive che non investono sul territorio e non nascono con lo scopo di intervenire aldilà del terreno di gioco, preoccupandosi appena di pulire gli spogliatoi a volte, o dove si osservano minuti di silenzio per la morte di un boss mafioso, o dove gli scontri e la violenza dilaga nei campi di calcio e di calcetto, accompagnati da una buona dose di razzismo. Troppo spesso siamo abituati a questi copioni e raramente il calcio si interessa del territorio in cui partecipa, in quanto chi lo gestisce non ha cognizione di questa partecipazione, anche quando l’investimento è (soprattutto) comunale. Invece, come in un’isola felice, a Serrastretta il calcio non è altro che una scusa per vivere maggiormente il proprio paese, con amici e conoscenti, e il senso di partecipare tutti alla vita di una comunità.

 

Le reazioni e le domande conclusive al torneo.

D. Ma chi ha vinto?

R. I Colchoneros.

D. E quelli con la maglia rossa che entrano con la bandiera rossa, che sono tanto simpatici, con il forestiero? R. Sono usciti in semifinale, ma tifavamo tutti per loro.

Inutile dire che la squadra di cruccalcio socialechi comunisti, anche se confusero Moscardelli con Marx, abbia conquistato il pubblico per le sue entrate in campo e la vivacità con cui ha animato il torneo via social network.

E infine: ma Moscardelli è mai giunto a Serrastretta? Purtroppo l’Europaesana non ha fatto i conti con i Mondiali in Brasile, seppur li proiettava; ma bomber Moscardelli era tra il pubblico brasiliano a tifare Italia; ma seppure osservava il mainstream calcistico, quello del buisiness, quello che segna la divisione tra padrone e tutti, con l’uso di twitter seguiva il calcio di periferia, quel calcio impegnato a far ridere e a lasciare qualcosa ad una comunità, piccola, come quella di un paese.

 

 

Note

[1] Serrastretta è considerato il paese delle sedie, per via di un’antica produzione e arte.

[2] In “Il re calcio”, tratto da “La partita di pallone. Storie di calcio”, pp.34-35 edizione Sellerio.

 

di Fabrizio Di Buono

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