Ettore Falconieri

Ettore Falconieri (batterista di Peppino di Capri): 1 anno dopo parla la figlia

Il 12 agosto 2019 si spegneva Ettore Falconieri, detto ‘Bebè’, batterista di Peppino di Capri negli anni d’oro del cantante caprese, gli anni ’60 e ’70. Ed è stato proprio con Falconieri, classe 1934 e caprese doc, che il giovanissimo Peppino nel 1954, a soli 15 anni, ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo della musica, suonando al pianoforte e, subito dopo, cantando. Agli inizi si facevano chiamare “Duo Caprese”. Da lì in poi il complesso sarebbe diventato trio, con l’ingresso del chitarrista Mario Cenci sul finire del 1957, per diventare poi quartetto con l’introduzione di Pino Amenta, il contrabbassista, e poi, definitivamente, quintetto, con l’arrivo di Raffaele Arzilli, detto “Lello”, al sassofono. Nell’autunno 1958, i cinque musicisti incidono i loro primi dischi per l’etichetta milanese Carisch, facendosi chiamare “Peppino di Capri e i suoi Rockers”. Nei mesi precedenti alle incisioni dei dischi sopracitati, i ragazzi si facevano chiamare “Capri Boys”. Ma era necessario il nome del cantante, era d’obbligo nelle denominazioni dei complessi musicali italiani. Come sanno tutti, il nome d’arte di Peppino, al secolo Giuseppe Faiella, è stata un’intuizione del chitarrista Cenci.

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Da lì in poi la scalata al successo per il frontman Peppino e per i suoi quattro fidatissimi musicisti. Durante la sua lunga carriera a fianco del cantante, Falconieri è stato un vero e proprio innovatore della strumentazione delle percussioni. Con grande disinvoltura schiacciava piattate nel bel mezzo del cantato suadente e melanconico di Peppino (come in Voce ‘è notte, Il mio incubo e Che delusione amore questa sera), suonava spesso in levare, energizzava a suon di marcia molti brani con rullate molto efficaci, e grazie al delay (l’effetto ‘eco’) contribuiva a rendere enigmatiche e ammalianti le sonorità di molte rivisitazioni della canzone classica napoletana. Basti pensare al colpo di timpano dominante nella prima incisione di I te vurria vasà del 1960.

Al pari dello stesso Di Capri, Falconieri era un musicista navigato, ma anche un vero uomo di mondo, oltre che un arguto amante della vita, e, non per ultimo, un formidabile “tombeur des femmes”. Ma soprattutto un fan dei suoi stessi fans. Amava restare in contatto con chi lo aveva adorato durante gli anni del grande successo. Ma soprattutto nutriva un grande stima per i giovani. Dopo anni di eccezionale attività musicale, sul finire del 1974, Falconieri ha lasciato il complesso del suo Peppino, per dedicarsi all’attività di industriale, insieme ad alcuni soci, contribuendo alla commercializzazione italiana della panna spray per dolciumi. Utilizzava come cavie i suoi amici, facendo assaggiare loro i ‘provini’ della panna, per far sì che la sua ditta trovasse la soluzione giusta da distribuire, cosa poi fortunatamente avvenuta, e che gli ha poi consentito, fino alla pensione, una sicurezza economica al pari di quella da musicista di uno dei più redditizi e geniali innovatori della musica moderna italiana.

Commosso, ad un anno di distanza dalla sua scomparsa, il ricordo dell’amata figlia Paola: “A casa sua si sente terribilmente la sua assenza. Capri era il suo paradiso. Amava il terrazzo sul mare e si sedeva lì per ore soprattutto nei suoi ultimi mesi di vita. Questa casa era la sua gioia, assieme alla sua famiglia”.

About Gianmarco Cilento

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Collaboratore freelance per testate giornalistiche e Scrittore, mi occupo di Critica Cinematografica e Musicale. La mia prima pubblicazione "Peppino di Capri e i suoi Rockers" (Graus, Napoli, 2018) è stata ampiamente apprezzata da pubblico e critica

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