Tre uomini e una gamba

“Tre uomini e una gamba”: curiosità sul film dal Direttore della Fotografia

Non c’è dubbio che la pellicola d’esordio di Aldo, Giovanni e Giacomo Tre uomini e una gamba (1997), sia una delle più amate da noi nati negli anni ’90 o giù di lì. Soprattutto una delle più conosciute. Si potrebbe arrivare a dire che è uno dei film italiani di cui si conoscono più battute in assoluto. Migliaia sono infatti i fan del gruppo che riescono a recitare, spesso da soli o in compagnia, intere scene del film, come se avessero imparato a memoria il copione per recitarlo. Quella del film è quindi una delle sceneggiature più conosciute del cinema italiano.

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E gli esempi per dimostrarlo sono tantissimi: dall’introduzione con i tre gangster Al, John e Jack, alle battute durante in viaggio in autostrada, per passare alla famosa scena di Ajeje Brazorf e del controllore nel film immaginario Biglietto amaro che i protagonisti vedono al cinema, all’esilarante episodio in ospedale (con un formidabile Augusto Zucchi nel ruolo del medico), fino all’ultimo degli “inserti” del film, ovvero quello con il Conte Dracula e i transilvani leghisti (un ovvio riferimento alle demagogie della Lega di Bossi di fine anni ’90).

Il film rimane, a distanza di oltre vent’anni dalla sua uscita, un comedy-road-movie che ancora oggi stupisce e coglie positivamente per la sua spontaneità e leggerezza. Certo, rispecchia perfettamente lo spirito della belle epoque di fine millennio, e le non elevate pretese del trio milanese con il mezzo cinematografico in mano, oltretutto autori della regia e della sceneggiatura insieme a Massimo Venier.

I tre comici, reduci dal successo de I corti (andati in scena nei teatri all’inizio del 1996 e trasmessi in televisione e pubblicati in VHS subito dopo), avevano scelto infatti, come tutti i più autorevoli comici della seconda generazione di mattatori (Troisi, Benigni, Nuti, ecc…), di affrontare la carta della regia, pur di ottenere un maggiore controllo sul film, oltre che una più sicura autonomia sulle loro performances. E il risultato ne è la conferma. Se il trio avesse affidato la regia ad un altro regista, apparentemente navigato ma comunque estraneo ai loro vissuti professionali, probabilmente il risultato artistico di Tre uomini e una gamba sarebbe stato molto deludente.

E dire che il film, girato con un budget ridotto, non lasciava presagire l’ottimo successo di botteghino, né tantomeno la grande popolarità che avrebbe acquisito negli anni successivi. Uscito sugli schermi nel Natale 1997, con campioni d’incasso come Fuochi d’artificio e La vita è bella come rivali, la pellicola ha poco per volta preso piede, arrivando a totalizzare nei mesi successivi (nonostante la gargantuesca irruzione di Titanic a gennaio) un guadagno totale di quaranta miliardi di lire. Una sfida quindi stravinta, a fronte di un budget di circa tre miliardi.

Il film è un viaggio per l’Italia, da Milano alla Puglia, dei tre protagonisti, che ne passano di tutti i colori prima di giungere a destinazione, ma in realtà quasi tutte le riprese sono state svolte tra Roma e le campagne del Lazio, fatta eccezione per alcuni interni in studio, come l’episodio iniziale dei tre gangster, girato a Cinecittà per gli esterni, riutilizzando la scenografia del film Daylight – Trappola nel tunnel, interpretato da Sylvester Stallone, e uscito l’anno prima, e in un capannone adiacente per gli interni. La sequenza del bagno nel lago dei tre protagonisti (quando poco dopo Giovanni perde la gamba nel fiume), è stata girata a Vulci, nella stessa location di un altro film cardine della commedia italiana, Non ci resta che piangere.

E per concludere non penso ci sia occasione migliore di far raccontare il film al direttore della fotografia, Giovanni Fiore Coltellacci, che, per una divertentissima coincidenza, aveva lavorato anche nel film di Troisi e Benigni, anche se come operatore di macchina.

“Conoscevo la produzione del film” racconta Coltellacci “e mi avevano chiesto se gli davo una mano a realizzarlo, era il loro primo lungometraggio. E n’è uscito fuori un film molto gradevole, simpatico, allegro. L’atmosfera che si respirava sul set rispecchia un po’ il risultato del film. Quando si è tutti spensierati intendo. Nessuno immaginava il successo che il film avrebbe raggiunto, all’inizio non ci credevano neanche loro tre, ricordo ancora quando Giacomino, entrando in moviola a Cinecittà durante il montaggio, ha detto “ma chi ci va a vedere questo film?”. E tutti quanti abbiamo pensato “cominciamo bene!”. Ma il destino ha dimostrato tutt’altro. Produrre questo film era stata una scommessa fortunatamente vinta del compianto Paolo Guerra. Era il loro esordio, non c’erano quindi garanzie di successo.

Per quanto riguarda la regia erano tutti e quattro a lavorare, prima di girare si consultavano, scherzavano, ridevano, affiancati da Massimo che faceva loro da “accompagnatore”. Anche per Venier era il primo film. Le riprese non sono durate molto, credo otto settimane, anche perché, ripeto, inizialmente non era un film di grandi aspettative, di grandi mezzi. Io ovviamente davo i suggerimenti che dà, come da prassi, il direttore della fotografia. Il trio mi faceva vedere quello che voleva, quindi mi mettevo all’opera per definire il découpage, i movimenti di macchina, ecc… anche se i registi, sia chiaro, rimangono loro. Non voglio mica essere considerato il quinto regista di questo film! (ride).

Aldo, Giovanni e Giacomo erano molto carini, simpatici, affabili. Con loro ho girato anche Così e la vita, e negli ultimi anni La banda dei Babbi Natale, Il ricco, il povero, il maggiordomo e Fuga da Reuma Park. Qualche volta improvvisavano, anche se si attenevano molto al copione, alla base scritta. Con loro non era sempre “buona la prima”, ci tenevano alla precisione. Ma tutte le commedie alla fine sono così, altrimenti finisci per fare un film drammatico”.

About Gianmarco Cilento

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Collaboratore freelance per testate giornalistiche e Scrittore, mi occupo di Critica Cinematografica e Musicale. La mia prima pubblicazione "Peppino di Capri e i suoi Rockers" (Graus, Napoli, 2018) è stata ampiamente apprezzata da pubblico e critica

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