Una constatazione di dolore: questo disco è una ferita aperta, che brucia. Emozione viva e non distruttiva, dolore che inizia, finisce, ricomincia, ma ti fornisce la voglia, forse la rabbia, per continuare a vivere: Strange Times è la massima espressione di un gruppo ingiustamente sottovalutato. “Mad Jack”, l’energica apertura, è l’evoluzione musicale di un grezzo piovoso notturno del cuore d’Inghilterra, di una regione che sembra non svegliarsi mai dal tentativo di scrollarsi di dosso il cupo incedere di un battito stanco seppur accelerato. Manchester, ovvero la malinconica strada bagnata sulla quale è scivolato Ian Curtis, con uno sguardo alla vicina Irlanda degli Stiff Little Fingers. La seconda traccia, ”Caution”, è un pugno allo stomaco, groviglio e sedimentazione di strette al cuore inferte da droghe che ghiacciano le vene, di distanza ed ulteriore alienazione in una realtà che è alienata di suo, e si insinua fino all’esplosione finale che sfocia nella placida rada di “Tears”, mirabile sintesi di arpeggi lievi ed atmosfere sognanti che precedono una ritmica sicura e sincopata in grado di svegliare dal piacevole quanto intenso torpore avvolgente, per scaraventarci dentro “Soul in isolation”, tesissima espressione di anime che non smettono di cercare pur chiedendosi se davvero ci sia qualcosa o qualcuno da cercare, rincorrere, brandire. Le chitarre disegnano scorci di incessante tensione in questa pietra miliare della musica britannica. Arrembante e crepuscolare, l’inizio di “Swamp Thing” si attenua in stop&go insistentemente melodici, e riprende una corsa veloce in “Time, the end of time”, la fine di un tempo che sfugge, un tempo da non perdere proprio mentre lo si sta perdendo irrimediabilmente. La malinconica vena che caratterizza questo disco, si sposa perfettamente con l’energia di un rock immediato e viscerale : in “Seriocity” si nota l’impronta beatlesiana che ne conferma l’ispirazione nel subcosciente di chiunque faccia musica in Inghilterra… un pezzo delicato nell’approccio , con atmosfere lievi, che sfociano nell’energia improvvisa di “ In Answer”, brano che riprende a correre senza affanni, rallentando per ricominciare , risalire, tornare ad una ritrovata vitale energia. “Childhood”, è una ballata d’uscita, sospesa a metà tra una soffice e leggera voglia di disimpegno e l’energia ritmica comunque viva in un viaggio che si conclude con “ I’ll remember”, timbro di un gruppo riconoscibilissimo. Un pezzo di vita custodito, una emozione da condividere con lo sguardo e l’ascolto.

1000 Dischi da avere: (-995) ” Strange Times ” – The Chameleons ultima modifica: 2014-05-26T12:54:43+02:00 da Redazione
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