The Dead The Light See

Disco da avere: The Dead The Light See (Dave Gahan & Soulsavers)

Capita di rado di avere la sensazione di toccare con mano l’animo di un artista, e questo principio vale in assoluto. Trattandosi di un cantante, questa sensazione assume contorni indefiniti eppure presenti in maniera tangibile, in quanto la musica trasmette concretamente la sensazione del vissuto dell’interprete. Un disco che ci pone di fronte a qualcosa che viaggia sottotraccia: fuoco sacro di una musicalità epica che chiosa una più profonda ricerca volta non al consenso implicito previsto da motivetti orecchiabili, ma alla condivisione di stati d’animo che si librano in maniera diversa. La malattia affrontata da Dave Gahan, ha probabilmente influenzato un palpabile attaccamento alla vita, descritto con grande intensità, a tratti prorompente. The light the dead see (lavoro che precede “Delta Machine” dei Depeche Mode) inciso con il gruppo dei SOULSAVERS, non offre particolari spunti di innovazione musicale, ma… sembra che l’artista decida scientemente di mostrare e mostrarsi nella parte più profonda delle proprie doti non solo canore ed interpretative, mostrandosi “nudo” e dicendo : «ecco,in questo momento IO SONO questo». La musica, priva di qualsiasi richiamo elettronico – scarna ed essenziale in molti passaggi pur conservando una certa complessità armonica – mette in risalto in maniera clamorosa la voce di Gahan, che davvero sembra voler affermare la limitazione concreta del proprio corpo rispetto alla leggiadra condizione dello spirito, requisito che rimane tale anche nella sofferenza mentre si avvinghia ad una vita di colpo divenuta difficile da difendere più che da conquistare: corpo umano considerato alla stregua di un involucro che trattiene a stento tanto la prorompente vitale densità, quanto l’intensità di emozioni impresse a tinte forti in atmosfere rarefatte ma su uno sfondo vivido. Risulterebbe riduttivo tentare di mettersi ad analizzare una sorta di “lista” dei brani che compongono il disco: in realtà, ci troviamo dentro ad un’unica lunga suite musicale, un percorso che regala continuità emotiva ad ogni passaggio. Passando per tutti gli anelli di una catena invisibile eppur solidissima, si avverte l’epica di una storia che travalica la condizione mortale dell’umano essere. C’è una frase degli U2 che recita “prenderemo a calci il buio fino a far sanguinare la luce” e che mi ha rimandato ed inchiodato a questo disco: resterà, probabilmente, una pagina nella quale soltanto chi ha nelle proprie corde alcune decisive e profonde radici, potrà leggere.

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