Odelay, è il risultato di un concentrato della musica di 30 anni precedenti riproposta in nuova forma, che mai come in questo caso diventa sostanza . Un disco omnicomprensivo e sorprendentemente omogeneo, che esplode nelle mani di un autore prolifico come forse soltanto Zappa e Prince hanno saputo essere nel tempo. Nuovi ed apparentemente incompatibili linguaggi si intrecciano in una compulsiva creatività, confermando l’adeguata naturalezza della musica quando prende forma attraverso la composizione di un genio appassionato, che riesce ad inserire su elementi consolidati e preesistenti una miriade di soluzioni nuove. Per tentare un paragone, potremmo prendere spunto dal genio di David Byrne, il primo (insieme a Cope e Gabriel) ad aver tentato la via della “World Music”. Si apre con”Devil’s Haircut”: strepitoso mix tra influenze blues, lounge, tastiere analogiche, campionamenti e ammiccamenti jazz. I seguenti “Hotwax”e “Lord Only Knows”, marcatamente blues, giustificano la curiosità di Bowie, sempre attento a fiutare talento e novità, al punto da concretizzare una sorta di collaborazione-studio da cui trarre linfa vitale. “The New Pollution”, ricorda molto da vicino il David Byrne di cui si parlava prima (da Naked con i Talking Heads fino a Rei Momo da solista): ritmica brasiliana legata a doppio filo alla sezione ritmica tipica dell’hip hop con sezione di fiati molto vicina al jazz. Attraverso il lento “Derelict” ed il folk di “Jack-Ass” e “Ramshackle”, arriviamo a pezzi mosaico, nei quali si spazia in tutti i generi musicali, finendo nel folk mai banale dove spira un evidente alone lisergico di fondo. “Novacane”, hip hop che si fonde nell’elettronica, e “Where Is At” , rap incalzante e caldissimo, ci riportano all’aggressiva creatività dei Beastie Boys, con quell’aggiunta di ritmica brasiliana che si fonde con l’elettronica ed un certo noise tipicamente britannico. C’è spazio per la disco di “High 5” e riverberi di punk in “Minus. Omogeneità sorprendente: nell’alta qualità di un mix così vasto ed elegante, pur vestendo i panni di un disco pop, Odelay lo fa in maniera non convenzionale ed anzi rischiosa, essendo un disco inciso da un musicista che, nutritosi per anni di buona musica, trasmette un’anima multicolore ad un quadro dove le variazioni di tema non sono mai forzate a fronte di una straordinaria spontaneità compositiva. Raramente una esplosione commerciale di massa corrisponde a cotanta qualità come nel caso di questo disco, rivoluzionario in ogni parte che lo compone.

1000 Dischi da avere: (-992) “ Odelay ” [Beck] ultima modifica: 2014-06-17T12:41:46+02:00 da Redazione
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