Passavano i giorni, languidi e pigri come una canzone estiva degli anni ’60, mentre la Città con il Nome di Donna s’abbronzava e, col suo nuovo asfalto, diventava «nera, nera, nera come il carbon».

Nella quiete della brezza leggera, la Città meditava, assorta nell’immagine di un tramonto “lungo”, figlio di una meravigliosa ora legale. Un momento nel quale il sindaco Baracca del Rampante Cavallino continuava a strimpellare la cetra, deliziando il suo palato con grappoli succulenti, un periodo in cui persino Fieramosca Scanu, accigliato vice in giunta, dava prova di talento nello svago esteso ai confini internazionali, il tempo che sarebbe stato ricordato come quello del gioco a “mosca muta” (variazione “diversamente disabilitante” rispetto al più celebre “mosca cieca”).

La Città si pavoneggiava sotto le innovazioni tecniche emanate da Eusebio Cialtrone, un professionista del diletto che stilava grandi imprese, talmente clamorose da dover essere discusse anche fuori dai confini cittadini. Era multicolor a quel tempo la Città, si rifletteva in stroboscopiche proiezioni che, alla luce dei confronti territoriali, non sembravano averle dato quello smalto necessario a reggere i paragoni. Tant’è che da Sontulusciu, paese meno popolato a due passi, era stata addirittura “copiata” l’iniziativa della Vespa Biga, una pratica per movimentare turisti che – però – non riuscivano a sopportare l’isolamento egoistico in cui Città con il Nome di Donna sembrava essere piombata.

«Che ci vengono a fare le famiglie se il paese alterna momenti di adolescenza pura, con atteggiamenti capricciosi e insopportabili, a periodi buoni solo per la terza età, con quella fiacca calma serale che non s’addice a chi vuol fare la “reginetta”».

A pronunciare questa sentenza era stato il dott. Fulgido Zaino, noto antropologo all’Università, che discutendo con un villeggiante stava esponendo il suo punto di vista.

«Caro lei – incalzava – ma che ne sa? Questa una volta era la “Città con il Nome di Donna”, un esempio di meridionalismo che non ha mai sfigurato nel confronto con realtà territoriali moderne. Era il paese del Cinema, della Stazione, dell’Ospedale, del Tribunale, della Balera, della Movida, della vita pulsante per tutto il comprensorio costiero. Ma che ne sa? Sta tranquillo lei, a godersi una veranda con gazzosa e carte in mano. Ma i ragazzi, quelli che fanno davvero girare l’economia turistica dell’estate, dove sono? Dov’è la gioventù che di per sé è bellezza? Vaporizzata, liquidata, sparsa per ridicoli viaggi continentali col rischio di saltare per aria. Cosa abbiamo fatto per i giovani? Cosa abbiamo predisposto? Na beata minchia!».

Quel raro e spaurito villeggiante strabuzzava gli occhi, tanto che persino le lenti degli occhiali s’erano appannate nonostante facesse 35° all’ombra. «Caro lei – continuava imperterrito Fulgido Zaino – la verità è questo posto è costantemente in balia dello squilibrio, dove al primo scroscio d’urina, pisciano tutti capovolgendo ogni fronte. Sembra la maledizione di quell’antica storia del “Re Mida alla rovescia”, se non la conosce gliela racconto!».

Il villeggiante, ormai sudato finanche nelle viscere, si limitava a barcollare dando l’impressione di annuire. «Caro lei, allora sappia che è la storia parallela al mito che voleva un uomo capace di tramutare in oro tutto quello che toccava, solo che nel caso in questione anziché il pregiato e prezioso metallo, al nostro eroe venivano fuori solo cose di merda. Un Re Mida alla rovescia insomma – s’avviava a raccontare Zaino – che laddove aveva promesso di mettere le mani, e lo ha fatto, ha tramutato in sterco ogni cosa. Un aneddoto narra di quando pensò di svecchiare un gabinetto innestandovi un giovane rampollo. A quel tempo una gentile influenza aveva ammalato il popolo, aumentandone il grado di ossequiosità nei confronti del nostro Re Mida alla rovescia. Quello stato “patologico” era comunque indicativo del fatto che fosse una situazione destinata a “passare”. Infatti, appena gli acciacchi dei primi tempi vennero assorbiti dalla realtà dei fatti, la gentile influenza allentò la sua presa e il risultato dell’innesto venne a galla.

A quanto pare, Re Mida alla rovescia venne contattato da un mago di Stupefendo Truzzo, un paesino a poche leghe dal suo Reame, tale Eolo Inzaccherato che si dilettava in operazioni al limite della magia nera. Questo mago suggerì al monarca di fare l’esperimento, dandogli finanche la formula da recitare allorquando innestava il rampollo nel gabinetto. Tuttavia, trattandosi del nostro Re Mida alla rovescia, quando impose le mani e recitò quel “sim sala bim”, venne fuori un prodigio da baraccone, consistente in uno stronzo con la coda di un volatile. Inutile ai fini del miglioramento di quel gabinetto che sarebbe servito non solo alla popolazione ma anche agli amici.

Ecco – aveva finalmente vuotato il sacco il dott. Zaino – questa è la storia del Re Mida alla rovescia, un tiranno che sembra continuare a governare anche oggi, qui, nella Città con il Nome di Donna. Ha capito, questo è il fatto, la saluto».

E mentre Fulgido Zaino s’allontanava, mentre Baracca del Rampante Cavallino suggeva l’ennesimo grappolo, mentre Fieramosca Scanu impennava su una moto d’acqua, nella Città con il Nome di Donna un villeggiante se l’era “quagliata”.

(continua…)

Quello che avete appena letto è il decimo capitolo del romanzo a puntate “Città con il nome di Donna”. Fatti, cose o persone, sono puramente immaginari. Ogni riferimento è puramente casuale.

Per riprendere il filo dai primi capitoli:

  1. Cap. I: Via della Capitale eruttava merda (clicca e leggi)
  2. Cap. II: ORRORE E SACRILEGIO. Catena recluse parcheggio in centro (clicca e leggi)
  3. Cap. III: Parcheggio in centro: PERICOLO MORTALE! (clicca e leggi)
  4. Cap. IV: Una lacrima in una stretta di mano (clicca e leggi)
  5. Cap. V: La fiducia manda Paradiso (clicca e leggi)
  6. Cap. VI: «Non riconoscerò mai quel figlio» (clicca e leggi)
  7. Cap. VII: «La faccia (almeno) si salva?» (clicca e leggi)
  8. Cap. VIII: «Neuro, Supertossico Batterio» (clicca e leggi)
  9. Cap. IX: «Il Pescespada, il Totano e il Toro» (clicca e leggi)
Città con il Nome di Donna – Storia di un Re Mida alla rovescia ultima modifica: 2016-07-22T13:29:58+02:00 da Giampiero Delpresepe
Giampiero Delpresepe

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Autore "collettivo", nominato caporedattore della Testata on-line Marsili Notizie, mi occupo dello scibile in generale, con particolare attenzione alla Politica.